
Fonti: foto di sinistra: Istoreco di Reggio Emilia. A destra: scuola media Statale di Guastalla. Nella foto di sinistra, come didascalia, compare "Arnando Mossina, sottotenente 205° Reggimento Fanteria". Sul foglio matricolare non risulta che abbia militato in tale reggimento, inoltre sul cappello di Arnando (foto di destra) si legge il numero 62, quindi 62° Reggimento Fanteria, Brigata Sicilia.
Mossina Arnando figlio di Attilio e della Dalzini Alice, sottotenente, nacque a Guastalla il 17 Maggio 1888. Ci sono alcune discrepanze sul suo nome di battesimo; in alcuni documenti (foglio matricolare) compare Armando, in famiglia (e sulla trascrizione del diario) veniva chiamato Nando, diminutivo di Arnando. Nei registri battesimali di Guastalla, è stato registrato come Arnaldo. Utilizzerò Arnando, poichè così lo chiamava suo fratello, poichè così mi sembrerà di essere più vicina alla sua storia, ma, soprattutto, poichè è così che continuano a chiamarlo i parenti. Di professione negoziante, combattè nella prima Guerra Mondiale, da cui, purtroppo, non fece ritorno. Di lui però venne conservato un preziosissimo diario, scritto durante la Campagna della guerra Italo-Turca e al fronte nella Grande Guerra. Il diario venne ritrascritto da suo fratello Aldo (avvocato e anche lui soldato), poi donato alla nipote Alicina (unica figlia di Armando, nata nel 1914). Il diario venne accompagnato da una toccante lettera, scritta dagli zii di Alicina, Aldo e sua sorella Amelia:
“Cara Alicina, oggi tu compi dieci anni. Soltanto ora ti consegniamo questi brevi appunti del tuo buon Papà Nando, stillati fra il fragore della battaglia, in ore terribili, nei brevi momenti di tregua, coll’animo teso verso la Patria in pericolo e la famiglia, perchè soltanto ora sei in grado di comprenderli. Leggili con attenzione, religiosamente e conservali per ispirarti sempre a quelli che furono i nobili sentimenti del tuo buon Papà Nando: Dio-Patria e Famiglia ed esserne sempre e ovunque degna.
I tuoi zii.
Guastalla, 26 Settembre 1924 “.
Attraverso questa pagina ed i suoi scritti la sua memoria verrà onorata.
Dal Foglio Matricolare:
- Soldato di leva di 1°categoria, ammesso al volontariato di un anno nel 43° Reggimento Fanteria, con l’obbligo di presentarsi alle armi il 15 Ottobre 1908, lì 14 Ottobre 1908
- Finito alle armi per riprendere l’anno di servizio, lì 15 Ottobre 1908
- Caporale in detto, lì 15 Aprile 1909
- Tale nel 61° Reggimento Fanteria, lì 19 Settembre 1909
- Sergente di squadra in detto, lì 15 Ottobre 1909
- Tale nel deposito di Reggio Emilia e mandato in congedo illimitato, lì 15 Ottobre 1909
- Chiamato alle armi, tale nel 66° Reggimento Fanteria, lì 26 Settembre 1911
- Partito per la Tripolitania e Cirenaica ed imbarcatosi a Napoli, lì 26 Novembre 1911
- Rientrato in Italia per essere rinviato in congedo, sbarcato a Napoli, lì 30 Aprile 1912
- Tale nel 66°Reggimento Fanteria, lì 3 Maggio 1912
- Mandato in congedo illimitato, lì 4 Maggio 1912
- Chiamato alle armi per mobilitazione e giunto, lì 15 Marzo 1915
- Zappatore in detto, lì 30 Aprile 1917
- Morto in combattimento, 8 Giugno 1917
(Foglio Matricolare gentilmente concesso dall’Istoreco Reggio Emilia)
Anche sulla data di morte di Mossina Arnando, c’è una discrepanza; dagli Albi della Memoria dell’Istoreco, dall’elenco dei guastallesi morti in combattimento e dall’elenco dei soldati e sottufficiali della Brigata Lambro (a cui Arnando apparteneva), il nostro soldato risulta morto per ferite riportate in combattimento, l’8 Giugno 1916. Il foglio matricolare invece riporta l’8 Giugno 1917. Probabilmente un errore di trascrizione del compilatore di quest’ultimo documento. Sul documento non è nemmeno menzionato l’ultimo reggimento in cui ha militato Arnando, cioè il 205°, Brigata Lambro.
Diario di Mossina Arnando (in famiglia Nando), sottotentente del 205° Reggimento Fanteria, Brigata Lambro:
(Fonte: Biblioteca Maldotti di Guastalla, Fondo Mossina n.83, copia dattiloscritta)
“12 Maggio 1916
Anche da Asiago ci siamo allontanati. Abituati alle comodità “relative” sia pel dormire che pel servizio che non era troppo pesante, ce la passavamo abbastanza bene. Quasi quasi l’idea della guerra stava per essere per noi un sogno. Si doveva fare una tattica notturna ma fu sospesa pel tempo pessimo e rimandata di giorno in giorno si decise di farla di giorno con orario notturno. E avvenne Mercoledì ore sei giunti al posto designato, la finta azione ebbe inizio alle ore 8 figurando le due di notte e continuò sino a mezzogiorno. Si consumò il rancio, per soldati, noi la mensa poi discorso del Colonnello. Alle 5 fummo di ritorno. Ero stanco e mi proponevo, per rimettermi, di fare il giorno dopo, riposo assoluto, ma feci i conti molto male. Alle 9 ½ come il solito siamo di già a letto. Dirò siamo, perchè causa la scarsità dei locali dormivamo in due in un lettone alla montanara. Il sonno quella sera non tardò a venire avevamo le gambe che più non si reggevano, assai erano state provate…..Ma alle 2 un chiacchierio confuso ci desta. Era l’ordine. Domattina alle sei trovarsi al Comando, alle 5 ½ le casette ufficiale e furerie devono essere caricate per la partenza alla volta di Cima Mardiele (Malga Mandrielle). Addio riposo! Sveglia alle 4 e preparazione per S.Martino, per la partenza. Alle sette sotto l’acqua si lascia Asiago. Sono stanco, ma si cammina lo stesso. Alla località ove prima era una casetta vi è una infinità di villette sorte come incanto coi giardinetti, tutte abitate e fatte da soldati e sembra una allegra cittadina. Alle 12 breve sosta per consumare la mensa e poi via di nuovo. Ci avviciniamo al fronte. Artiglieria baracche ecco i segni del carnevale. Piove e v’è nebbia, ciò però e bene così gli austriaci ci lasciano in pace. Alle 5 finalmente, siamo al Pianoro Cortesina (Piana della Marcesina) dietro front e dopo 20 minuti eccoci alla…………… attendati. La prima compagnia deve andare nei BlockHaus così in parte va subito in servizio. Si dorme a terra vestiti e di nuovo la vita terribile per rischio di buscarsi la……Cavalleria. L’artiglieria amica e nemica non ci lascia dormire e così passa la notte e il giorno, cioè venerdì.
13 Maggio 1916
Al sabato mattina vado nel BlockHaus n.8. Bombardamento continuo, diminuito per la nebbia verso il tramonto.
14 Maggio 1916
Domenica relativa calma. I Garibaldini, così chiamate le artiglierie di vecchio tipo, fanno sentire la loro voce, tutta la notte, ma l’alba inverte le parti. E’ il nemico che ci tempesta con proiettili di ogni calibro. Dal 75 al 305 che in parte non scoppiano. Il forte Luserna è avanti a noi smantellato, diroccato, attorno la terra smossa dai colpi nostri. Vi scrivo dalla mia cabina alla luce di una misera candela sebbene giorno, una cabina stretta, una branda il mio letto, una stufa spenta, la mia casetta, dei chiodi per attaccapanni, una tavola appesa sopra il letto ov’è distese le mie fotografie che mi seguono ovunque, ecco il mobilio della nuova dimora. Mi rincresce che ora la posta subirà un altro ritardo, data la lontananza. Pazienza. La salute è buona, l’appetito diminuisce. Il freddo è sensibile, ma ciò che più m’urta e che “non vorrei”, dovrò ospitare amici forzati che qui veramente abbondano. Prima di entrare mi sono munito di una bottiglia di creolina e spero di tenerli lontani il più possibile. Mentre scrivo, fuori, la musica strepita e la cabina trema dallo spostamento d’aria.
15 Maggio 1916
E’ l’alba. Alba limpida, chiara, avversa alle intenzioni nemiche. Forse fidenti delle giornate antecedenti, nebbiose, danno inizio alla grancassa. Una sinfonia melodiosa, i piccoli calibri aprono la seduta. Vorrebbero provare i nuovi soldati Italiani, appena giunti. Aeroplani nemici sono fatti segno a scariche d’artiglieria antiaeree, ecco arriva il nostro e tra loro si scambian fuoco di mitraglia. La musica continua rabbiosa, ai piccoli calibri s’uniscono i medi e i grossi e passano rabbiosamente scuotendo ogni casale, detonazioni si susseguono e i mille echi ne aumenta il rumore. Sono le 5 di mattino e sembra vogliano assaggiare il terreno. Cadono or da una parte or dall’altra scoppiando e lasciando in alto ogni cosa riscoppiando ancora più avanti creando danni. Sono terribili questi proiettili a doppio effetto. Sono presi di mira i BlockHaus e qualche d’uno è colpito sconvolto e capovolto, trasportato lontano. Ecco le prime vittime son trasportate al sicuro. Son feriti di schegge, son soldati travolti dalla furia esploditrice che copre e sotterra fra le macerie. Sono alberi di grosso fusto rotti, gettati lontano e sradicati completamente. E la furia sempre aumenta non solo i 305 avvivano, ma anche i 420. Sono bolidi fenomenali e se scoppiano è un danno enorme. Ma non più a decine arrivano ma direi a centinaia. E’ una tempesta non comune e né tanto graziosa. Tutta la zona è battuta. Il soldato Italiano, nuovo giovane; non curante delle lievi perdite è fermo saldo. Dai BlockHaus fatti segno da questo inferno micidiale, non si muove, attende ordini e disciplinato si ritira nelle gallerie sotterranee al sicuro, mentre la vedetta se ne rimane ferma al proprio posto rispettante la consegna. Cresce, cresce sempre più l’inferno, sembra il finimondo. Buche enormi sono scavate dai 420. Tanto per darvi un’idea sono larghe come il laghetto che abbiamo per andare a Po e il proiettile è alto m. 1,80, diametro cm. 42 e pesa quintali. Uno è caduto senza esplodere a 30 m. da noi e tutti lo vanno a vedere. E’ mezzogiorno, l’appetito austriaco pare sazio e riposa. Ogni movimento di truppa è sospeso e così si va a mensa. Tutto il terreno è sconvolto, arato di mano ignota, grossi sassi ridotti a ghiaia lanciati a distanze enormi, BlockHaus feriti gravemente, altri leggermente, i camminamenti coperti sono atterrati, è impossibile il passaggio, i camminamenti scoperti ricolmi di terra. E occorre molto tempo per ripararli. Squadre del Genio arrivano per cercare di togliere e salvare i sepolti. Sono le 2 e la sosta nemica ha fine. L’ira austriaca aumenta, ha bisogno di far fracasso per mascherare le sue intenzioni. E il bombardamento continua. Il tempo è lungo, mai ha fine il giorno poiché a sera diminuisce l’ira per il timore di svelarsi. Ma se tace l’una, comincia l’altra. E sono i Garibaldini che danno la sveglia il silenzio quel che volete. Si teme l’attacco e si sta in guardia. Ben vengano, ma lo sanno chi viene quatto non ritorna certamente e già l’anno provato. E’ notte breve, causa breve riposo. Le nostre orecchie ne risentono ancora dell’incessante rumore e sibili. La notte si fa sempre più nera e il servizio è triplicato. Un prigioniero fatto la notte prima, avverte che è prossimo l’attacco e seguito prima da un bombardamento mai sentito che può durare anche 6 giorni. Difatti questo è il preludio poco gradito e che però pochi danni cagiona. I Garibaldini petulanti, non taciono un istante. E’ uno sparar continuo, sempre pronti benchè fatti bersaglio da pezzi di grosso calibro nemico. Le loro tane sono sicure e ciò fa crescere l’ira nemica che vorrebbe scovarli, distruggerli. Tra un colpo e l’altro spariscono, fanno appena capolino per lanciare il gingillo, ed un colpo così secco che ogni volta fa sussultare. Si teme l’attacco e non si dorme, qualche scarica rabbiosa di fucileria e mitragliatrici interrompe il regolare scoppio dei Garibaldini.
16 Maggio 1916
E’ l’alba. I Garibaldini riposano, riprende la musica nemica la sinfonia interrotta. Dopo di aver assaggiato minutamente il terreno prende di mira il BlockHaus. E regolato bene i tiri, ecco che il n. 4 ne è colpito. Prende poveretto un 420 in pieno che lo sconvolge completamente. Disgrazia che 4 dei nostri siano presi tra le macerie – 2 del 205 e 2 del 262 . Furono colti nel sonno e schiacciati, la morte fu certa, istantanea. Uno potè essere salvato. Il BlockHaus n. 2 ha ricevuto esso pure il dono ed anche qui morti e feriti. Il n. 1 accusa 20 feriti gravemente. Si resiste ed anche il nuovo soldatino del 96 rimane impavido al suo posto senza dar segni di scoraggiamento. Il BlockHaus n. 6, 5 feriti leggeri. Un 420 cade di nuovo a 20 m. dal n. 4 senza esplodere. L’ira nemica sempre più infuria e allunga i tiri per impedire i rinforzi e i trasporti dei feriti. Anche questa notte il servizio è aumentato per la tema dell’attacco.
19 Maggio 1916
Sgombrata la posizione ieri, viene subito oggi un contr’ordine di ritornare alle prime linee. Alle 9 di mattino bombardamento ancor più feroce. Il terreno è arato ancor più profondo. Sono in maggioranza i 305 e i 420 che arrivano. Il danno aumenta sempre più. Ogni posto chiamato angolo morto è battuto e insostenibile, solo nelle caverne si può ancora, ma sono poche e piene di feriti. Le baracche del comando son trasformate in infermeria e vi vengono deposti i morti e feriti che più non si contano, non v’è più posto e ancor più non si possono trasportare essendo battute le retrovie. E’ sera. L’ordine portato dal Maggior Giamperini è “resistere ad ogni costo” e come sempre la nostra artiglieria infuria la notte, mentre l’altra tace. Resistere ecco l’ordine, e siamo contenti, poiché l’ira nostra era al colmo. Asiago da giorni è bombardata, preso bersaglio i punti più incendiabili, vi lanciarono bombe incendiarie in modo che l’aiuto dei pompieri fu vano e l’incendio ancora dilaga devastando una meravigliosa ed industre cittadina. Un BlockHaus n.2 è preso da nemico, così il fortino, ma prima di sera vi è cacciato. I nostri fuori combattimento son molti, ma i loro molti, molto più numerosi. Varie linee di reticolati son posti fra noi. Il nemico scende da Millegrale (Millegrobbe). Arrivati al primo reticolato. Li vediamo scendere con lo zaino in spalla contenti perchè il primo ostacolo è superato senza fatica, ma quale delusione fra loro! Avanzano ed ecco un reticolato più fitto si para ai loro sguardi.
“E’ pervenuto al Sig. Attilio Mossina la notizia che il suo figlio Sottotenente Arnando, è caduto combattendo. Egli aveva fatto anche la campagna di Libia ed era animato notoriamente dal vivo amore di Patria e coraggio. 17 Giugno 1916”.
Fonte: “Il Popolo – corriere guastallese -. Biblioteca Maldotti Guastalla.

Uniformi del 206° Reggimento Fanteria, Brigata Lambro, periodo antecedente il conflitto
Per maggiori informazioni sul 205° e 206° Reggimento Fanteria, ecco il link:

Ciao!
sono 44°sul Lemerle nel forum di cimeetrincee
complimenti veramente un BELLISSIMO LAVORO!! .. e non Ti dico l’emozione nel vedere stampato nel sito la data del 08 giugno 1916, e ti spiego perchè: vicino a Boscon, mt 200 circa, c’è il m.te Lèmerle dove è morto il fratello di mia nonna in una data che orbita tra il 6 e l’8 giugno 1916 appunto. Da diverso tempo io e mia cugina stiamo cercando di ricostruire quelle giornate, anche in questo caso ci sono discrepanze su quanto scritto in certi documenti e quanto riportato in altri; per effettuare tale ricostruzione non escludiamo nulla e quindi anche la Tua segnalazione ci ha fatto “saltare dalla sedia” (considera sempre che stiamo operando su un fronte lungo 600 Km e con 4 milioni di soldati arruolati circa)… pensa inoltre che noi abitiamo a circa 30 km da Guastalla.. siamo di Carpi infatti.
Se Ti dovesse servire altro materiale della zona Boscon – Lèmerle io non ho assolutamente alcun problema a girartelo (sono testimonianze sgrammaticate di soldati-contadini che in quei giorni hanno combattuto in quei luoghi) e diverse immagini dei luoghi stessi.
… hai contattato Amos Conti per Istoreco?.. mi pregio di conoscerlo ed è un gande!..
ancora complimenti .. e scrivimi se Ti va.. ciao!!