Epidemia di Spagnola nel Reggiano

Epidemia Spagnola nel reggiano
8 Marzo 2012

L’epidemia spagnola, un terribile morbo che, diffusosi in Italia ed Europa nel 1918-1919, fece milioni di vittime, presentandosi come semplice influenza. Si dice che la diffusione, oltre alla mancanza di igiene e di norme precauzionali, sia stata notevolemente agevolata dalla Prima Guerra Mondiale; lo spostamento dei soldati, la forzata vicinanza tra gli stessi e la popolazione, crebbe a dismisura i contagi…

Per capire maggiormente la situazione, trascrivo qui di seguito piccoli paragrafi da un libro molto interessante che spiega in modo esaustivo la situazione di questa “poco conosciuta” epidemia; gli autori hanno compiuto dettagliate e importanti ricerche su questo fenomeno mondiale, analizzando, nello specifico, la situazione in Emilia. Il libro e i paragrafi trascritti aiuteranno a capire e tracciare quelle che, con ogni probabilità, furono le storie, o meglio, le vicissitudini di questi soldati che, dopo aver combattuto per la Patria ed essere sopravvisuti, morirono per un morbo sconosciuto ed implacabile.

“UNA REGIONE OSPEDALE. Medicina e sanità in Emilia-Romagna durante la Prima Guerra Mondiale. A cura di Fabio Montella, Francesco Paolella e Felicita Ratti. Edizione 2010 by CLUEB -Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna”:

di Felicita Ratti
Qui sono diventati «spagnoli in molti». Storia sociale comparata della pandemìa influenzale 1918-1919 nella provincia di Modena e nel land Salisburgo

“Definizione e presa di coscienza. Guerra, neutralità pandemìa e rispettive relazioni.
[…] Quando quella che oggi conosciamo come «pandemìa 1918-1920» o «influenza spagnola» cominciò, poco si sapeva su quello che sarebbe successo: non solo nel senso che sarebbe stato difficile prevedere una simile diffusione e mortalità, ma mancavano anche alcune conoscenze specifiche che, probabilmente, avrebbero potuto almeno in parte fare la differenza. La virologia non esisteva ancora, mentre la batteriologia era decisamente avanzata, ma gli antibiotici sarebbero arrivati più tardi […]. L’influenza cominciò ad apparire in modo del tutto blando nella primavera del 1918, in maniera talvolta isolata, per poi riapparire a partire da fine luglio e manifestarsi in tutta la sua brutalità dall’autunno, e in alcuni casi già a fine agosto […]. La provenienza geografica iniziale del virus è ancora dibattuta: Nord America, Cina, costa settentrionale della Spagna […]”.

di Michele Bellelli
Dalla pace alla guerra. Strutture e personale sanitario a Reggio Emilia

“La Vigilia.
[…] Il 24 Maggio 1915 il Governo italiano onorò il Patto di Londra dichiarando guerra all’Impero Asburgico (anche se non alla Germania, per il momento) e l’esercito, mobilitato, partì per il fronte […] La dichiarazione di guerra diede il via non soltanto alla mobilitazione generale dell’esercito e della marina, ma anche a tutta una serie di iniziative volte a prestare il maggior aiuto possibile, tanto ai militari quanto ai civili […]. Dal punto di vista della sanità militare uno dei primi provvedimenti adottati fu la trasformazione della caserma Cialdini in ospedale. Si trattava della principale caserma della città (insieme a quella di artiglieria), e avrebbe potuto contenere fino a 1.200 posti letto. La sua scelta fu di natura logistica, poiché l’edificio sorgeva accanto all’ospedale Santa Maria Nuova in via dell’Ospedale (oggi via Dante Alighieri) […]. In pochi mesi vennero allestiti in tutta la provincia numerosi ospedali militari, affidati alla direzione del tenente colonnello medico Francesco Astengo. Burocraticamente essi erano noti come ospedale militare di riserva di Reggio Emilia, dipendenti dall’ospedale militare principale di Piacenza. Oltre quelli nel capoluogo, anche nei comuni di Correggio, Cavriago (500 posti letto), Boretto, Guastalla, Luzzara e Montecchio Emilia furono impiantati ospedali militari […]. A Guastalla i primi 40 feriti giunsero il 24 Ottobre (1915): il Comune mise a disposizione 260 posti letto ricavati dal Seminario e dall’ospedale civile e il suo responsabile sarebbe stato il capitano medico Barbieri, proveniente dalla vicina Novellara […]”.

Astengo Francesco Colonnello sito

di Michele Bellelli
Aspetti e problemi dell’epidemia di spagnola a Reggio Emilia

La prima fase.
[…] Il 7 Ottobre (1918) morì a Roma il ragioniere Alberto P.; si trattava del primo reggiano per il quale venne espressamente indicata la spagnola come causa del decesso, ma i casi mortali erano iniziati già da tempo. Per quasi tutto il mese di ottobre fu un continuo succedersi di notizie come questa; nelle pagine dei necrologi i morti per l’influenza si affiancarono ai nomi dei soldati caduti al fronte. Chi volesse scorrere i quotidiani di quei mesi difficilmente tuttavia troverebbe indicata la spagnola come causa del decesso. Pudicamente essa era solitamente indicata come «crudele morbo» o «breve e violenta malattia» oppure con il nome francese di «grippe», quasi a voler nascondere che la causa di tanti lutti era proprio l’influenza […].
La storia di questa pandemìa così poco conosciuta sembra, almeno da un punto di vista di una piccola città, quasi una cronaca giornaliera, un diario macabro scritto con norme, regolamenti, divieti e inviti alla collaborazione che dovevano servire a stroncarla […]. Veniva presentato un vero e proprio decalogo che i cittadini dovevano tenere alla presenza di altre persone, come prima difesa contro un possibile contagio:

  1. non starnutire e non tossire senza essersi coperta la bocca con un fazzoletto; non sputare in terra.
  2. non baciare, non dare la mano
  3. non frequentare caffè, ristoranti e osterie affollati
  4. salire in carrozza meno che si può
  5. tenere aperte le finestre con qualunque tempo e in ogni luogo. Vivere più che si può all’aria libera
  6. non fare visite né riceverne. Evitare soprattutto di recarsi negli Ospedali e in quei luoghi ove sono, o sono stati, dei malati
  7. non viaggiare
  8. respirare possibilmente attraverso il naso ed evitare di volgere la bocca a chi vi parla
  9. disinfettarsi le amni prima di mangiare; fare mattina e sera sciacqui alla bocca e gargarismi con acqua e tintura di iodio. Pulirsi regolarmente i denti
  10. non sollevare polvere nelle case. Lavare il pavimento con disinfettanti”.

Ringrazio vivamente Michele Bellelli e Felicita Ratti, per avermi dato la possibilità di trascrivere questi piccoli paragrafi della loro opera, e per avermi fatto conoscere questo fenomeno, fino ad oggi, poco conosciuto e trattato…

Nonostante l’imperversare dell’epidemia di Spagnola, molti Comuni non riconobbero inizialmente la gravità della situazione, tant’è che, nei primi casi di decessi, come causa di morte veniva trascritto “morte improvvisa” o altre diciture. Questo ha creato varie difficoltà nel cercare di ricostruire lo sviluppo di questa epidemia…A Guastalla tuttavia, questo non avvenne e, nei registri Parrocchiali dei defunti, come causa di morte è ben specificata l’influenza Spagnola…

Nel periodo di fine 1918 era talmente alta la possibilità di contagio che si dovettero adottare misure estreme di “contenimento e comportamento” al fine di evitare una ulteriore diffusione. Il prefetto di Reggio Emilia Boniburini, tra le varie iniziative, scrisse ai vari Sindaci dei Comuni della provincia:

A completamento delle misure profilattiche suggerite da questo ufficio con le precedenti circolari, comunicasi che per maggiormente salvaguardare l’incolumità delle persone ed impedire la diffusione dell’influenza, ha disposto quanto segue:

  1. Da oggi e sino a nuovo avviso sono proibiti tutti i cortei funebri
  2. Tutti i feretri, di qualunque categoria, dovranno essere trasportati direttamente dalla casa del defunto al Cimitero e sarà in permanenza un sacerdote per le assoluzioni di rito
  3. Potranno seguire il feretro soltanto un sacerdote e i rappresentanti della famiglia dell’estinto
  4. Tutti i Cimiteri resteranno chiusi al pubblico dal 27 Ottobre corrente all’11 Novembre inclusi, rimanendo così oppresse tutte le funzioni e le onoranze alle tombe, solite a farsi nei primi di Novembre per la commemorazione dei defunti

Il Prefetto Boniburini, Reggio Emilia 22 Ottobre 1918”.

 

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