MUSEO VIRTUALE: Maschere Gas e Lanciagranate

Le “stanze” del Museo Virtuale NON sono una vetrina commerciale, ma solo un luogo virtuale per conoscere meglio la storia…Gli oggetti appartengono a vari collezionisti privati: desidero ringraziarli per avermi permesso di inserire le foto dei loro oggetti…

Vietata la riproduzione delle foto

Durante la Grande Guerra furono utilizzate armi devastanti, tra cui il gas…

Foto 1

Foto 1: Maschera antigas tedesca Mod. 1917 “Lederschutzmaske”. Simile al modello austriaco, la maschera era in cuoio impermeabilizzato, con filtro di ricambio e custodita anch’essa in un contenitore metallico. La maschera aveva le stesse caratteristiche del modello 1915-1916 austriaca, ma in più aveva la possibilità’ di cambiare, in caso di rottura, le lenti. Il paio di scorta veniva portato in una tasca metallica all’interno del contenitore.

Foto 2

Foto 3

Foto 2 e 3: Maschera antigas austriaca modello 1915-1916 ”Gummimaske”. Era costituita da un facciale in tela gommata con lenti di celluloide terminante in un filtro (cartuccia), composto da strati di polvere di pomice, poi imbevuta di carbonato di potassio e da carbone assorbente. La maschera all’inizio del conflitto era contenuta in un astuccio di tela, poi sostituito da contenitori in latta portati a tracolla. Il soldato aveva la possibilità di portarsi più filtri che venivano portati dentro appositi contenitori in tela o in metallo o nella custodia della maschera stessa. La cartuccia infatti (foto 3) era facilmente sostituibile e permetteva al soldato di avere sempre una buona dose di aria respirabile all’interno del facciale. La maschera proteggeva da tutti i tipi di gas conosciuti all’epoca.

Foto 4

Foto 4: La maschera antigas “Ciamician-Pesci” fu la prima maschera antigas consegnata all’esercito italiano nell’ aprile del 1915. Era costituita da un tampone a forma conica imbevuto da soluzioni alcaline, carbonato di potassio e carbonato di sodio. Gli occhiali erano staccati dal corpo della maschera, era efficace solamente contro, purchè esposti a lungo. Non fu di nessun aiuto contro i gas lanciati (fosgene) sul San Michele nel giungo del 1916, pertanto venne sostituita con il modello Polivalente Z.

Foto 5

Foto 6

Foto 5 e 6: Maschera antigas italiana Polivalente Z. Distribuita alle Forze Armate italiane a partire dal gennaio 1917, era costituita da un facciale in tela cerata con i fori per gli occhi e sotto un sistema di garze (32 strati) imbevuti di soda. Era contenuta in una scatola di latta o di legno ed era portata a tracolla; ne esistevano di tre taglie. La maschera non proteggeva da tutti gas tant’è che nella Conca di Plezzo nell’ottobre del 1917 non garantì l’incolumità ai nostri fanti. Venne pertanto sostituita tra la fine del 1917 e l’inizio del 1918 dal respiratore inglese S.B.R.

Foto 7

Foto 7: Maschera antigas M2 in dotazione alle truppe francesi a partire dal 1917. Questa maschera, simile alla Polivalente Z, venne usata anche dalle truppe italiane. Era di poco superiore (in termini di efficienza) alla stessa Polivalente Z, tant’è che anch’essa venne abbandonata alla fine del 1917 per essere sostituita con il modello ARS, molto simile ai modelli tedeschi-austriaci. Era contenuta in un astuccio di tela con tracolla o in una custodia di metallo.

Foto 8

Foto 9

Foto 8 e 9: Maschera Antigas Americana S.B.R. 1917-1918. Molto simile al modello inglese, la maschera S.B.R (Smail box respirator) fu senza dubbio la maschera migliore in dotazione agli alleati. La maschera prodotta dal 1917, era formata da un facciale in tela cerata comprendente oculari, un boccaglio e una pinza stringi-naso.

Foto 10

Foto 10: un tubo flessibile collegava la maschera alla scatola-filtro che rimaneva nella sacca-custodia. La maschera veniva portata nelle retrovie a tracolla, in prima linea appesa al collo, sul petto.

Foto 11

Foto 12

Foto 11 e 12: il filtro era composto da uno strato di garza trattata e uno di carbone attivo.

Foto 13

Foto 13: all’interno della custodia vi era un contenitore cilindrico che conteneva una pasta antiappanante e legato tramite una cordicella al tubo il libretto di istruzioni e un foglio da compilare con le varie prove di collaudo della maschera. La maschera si differenziava dal modello inglese dal “beccuccio” del tubo di metallo a cui era attaccato il tubo e il palloncino per la respirazione. Nel modello americano infatti, il tubo era piegato a “gomito”, in quella inglese era dritto e di circa 3 cm di lunghezza.

Foto 14

Foto 15

Foto 16

Foto 14: maschera antigas Inglese S.B.R. 1917. La maschera inglese (Small Box Respirator) fu distribuita anche all’esercito italiano a partire dal 1918. Questa fu la maschera migliore usata dagli italiani e senza dubbio anche dall’esercito inglese. Simile al modello americano, (differenza beccuccio – tubo) la maschera protesse gli eserciti alleati dall’uso delle “Arsine”, ( gas altamente tossico composto da arsenico ed idrogeno) impiegato dall’esercito tedesco a partire dal 1917. La scatola del filtro poteva essere di colore giallo o verde ed il facciale di tela gommata portava stampato la taglia, da 1 a 4 (foto 15). Legato tramite una cordicella alla custodia di tela, vi era il libretto per notare le prove di collaudo della maschera (Foto 16).

ALTRE INFORMAZIONI

Foto 17

Foto 17: A sinistra: bottiglia di vetro tedesca contenente gas tossico da utilizzare per la guerra chimica nel 1917. Questa bottiglia di vetro verde conteneva un liquido di colore variabile da albume d’uovo al marrone / giallo e un odore simile al lucido da scarpe, era noto ai tedeschi come ‘Clark’ il nome in codice che sta per DA-gas. Il prodotto è stato destinato specificamente per penetrare attraverso le misure di sicurezza, quali maschere antigas, panni trattati. Era inserito nei proiettili d’artiglieria modello 1896 e modello 1915. Erano identificati da una croce blu sul corpo della granata. Quando la granata espolodeva, il vetro si frantumava e il liquido si vaporizzava; decine di queste granate formavano una vasta nube di gas tossico. A destra: sapone tedesco contro i gas vescicatori.

Foto 18

Foto 18: respiratore Draeger 1914-1915. Particolare del respiratore tedesco, Draeger. Fu utilizzato per soccorrere le vittime di asfissia a Ypres. Era costituito da una sacca respiratoria in tela, una cartuccia che purificava l’aria dal gas e una bottiglia di ossigeno compresso(S). Per l’immagine di destra non mi è stato possibile risalire alla fonte proprietaria della foto e quindi alla relativa citazione. Me ne scuso.

 

Lancia granate italiane, francesi, tedesche….

 

 

 

 

Foto4

 

Foto 1-2-3-4: LANCIA GRANATE DA FUCILE. V.B. (Vivien-Bessiere) Francia-Italia
Questa tipo di bomba da fucile di produzione francese, fu usata anche dall’esercito italiano.
Era formata da un corpo di ghisa cilindrica a frattura interna prestabilita, un tubetto laterale per il donatore e un foro centrale per il passaggio del proiettile per l’attivazione del detonatore.
La bomba una volta inserita nel tubo di lancio (applicato alla parte finale della canna del fucile) grazie dai gas prodotti dalla sparo veniva proiettata circa a 180 metri e il passaggio del proiettile schiacciava il percussore contro la capsula che accendeva la miccia a tempo e quindi l’esplosione della bomba.
Essendo il tubo di lancio studiato per il fucile francese Lebel, per essere adattato al 91 italiano, furono studiate due guancette di legno, ma il problema del calibro più’ piccolo (l’italiano era più’ piccolo del francese) faceva si, che la gittata risultava minore e capitava a volte che la pressione del percussore non fosse abbastanza potente da innescare la bomba.

 

 

 

Foto 5-6: LANCIA GRANATE DA FUCILE TEDESCO.
Simile al modello francese, il lancia granate da fucile tedesco si applicava al fucile Mauser Gewehr 98, e funzionava con lo stesso principio.
La bomba costituita da un corpo di ghisa a frattura interna prestabilita, aveva un foro centrale che l’attraversava per tutta la sua lunghezza, e il passaggio della pallottola accendeva l’innesco per l’esposizione di essa.
Nella parte superiore (foto 6) vi era un coperchio conico filettato per l’inserimento della carica esplosiva, il detonatore, e l’innesco della miccia a tempo.
Anch’essa raggiungeva la distanza di circa 180 metri e le schegge coprivano un raggio di circa 50 metri.

 

 

 

Foto 7-8: LANCIA GRANATE DA FUCILE AMERICANO.
Molto simile al modello francese, il modello in dotazione all’esercito americano, veniva montato sul fucile Springfield 1903. Il tubo montato sulla canna, tramite una modifica, lanciava le bombe francesi Vivien Bessier.


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