PROTEZIONI individuali e da trincea

Durante la prima guerra mondiale, vennero utilizzate alcune protezioni individuali, le quali ricordavano le antiche corazze medioevali, ma nel contesto di una guerra “moderna” il loro utilizzo si rilevò praticamente inutile e in alcuni casi assurdo. Il fante spesso doveva correre verso le trincee nemiche o cercarsi un rifugio, il peso e l’ingombro, lo rallentavano e pertanto alcune di esse furono usate solo a livello sperimentale, o usate nelle trincee dalle vedette, o messe come primo riparo sui parapetti. Gli elmi o le varie protezioni a livello della testa, erano leggermente più comodi, ma sempre pesanti e a volte praticamente inutili. Difatti, mentre nel medioevo il pericolo fu la spada o la freccia, durante la Grande Guerra il pericolo fu ben diverso e ben più pericoloso: micidiali mitragliatrici e proiettili in grado di perforare corazze e protezioni. Anche se furono fatte varie prove a livello balistico, spesso a distanze non troppo lontane, il loro scopo risultò praticamente nullo.

Foto 1

Italia. Elmo e Corazza FARINA

Foto 1: Questo tipo di protezione in dotazione all’esercito italiano era la protezione dei membri della “compagnia della morte”, ovvero coloro che erano incaricati di aprire i varchi nei reticolati, tramite pinze o tubi esplosivi. Il peso della corazza era di circa 9,2 kg. Era composta da 5 strati di lamiera d’acciaio al nichel-cromo per uno spessore totale di 6 mm. La ditta costruttrice dichiarò che la corazza poteva resistere a un proiettile cal.6,5 mm del fucile mod.91 sparato da non meno di 125 metri circa. I paraspalle erano fissati al corpo principale tramite due linguette metalliche, e due bretelle fissavano tramite incrocio la corazza al corpo del soldato.

Foto 2

Foto 2: l’elmo in dotazione era il modello Farina modello alto o basso a seconda dell’altezza del frontale dell’elmo ( 8-12 cm). A seconda del modello il peso poteva variare da 1,6 kg per il modello basso ai 2,8 kg per il modello alto. Ne esistevano per entrambi i modelli tre taglie. (il peso variava a seconda anche della taglia). Questo elmo riportato in fotografia e’ il modello basso. Il soldato lo indossava a volte sopra il berretto, ma il più delle volte venne indossato con una speciale cuffia trapuntata. Un soggolo di cuoio in grigio-verde faceva sì che l’elmo non cadesse dal capo.

Foto 3

Foto 3: l’elmo era formato da una calotta di acciaio spessa 1,1 mm fissata a un frontale formato da 5 lamine d’acciaio al nichel-cromo e inchiodato a freddo alla calotta. Lo spessore del frontale era di 5mm.

Foto 4

Foto 4: questo modello in particolare e’ il modello dotato di areazione, tra la calotta e la fascia frontale. L’aerazione permetteva che girasse più aria e quindi il soldato lo poteva indossare anche più’ a lungo. La tenuta balistica era la medesima della corazza. Era utile specialmente per le piccole schegge e per le palle di shrapnel.

Foto 5

Foto 6

Paraguance LIPPMANN

Foto 5 e 6: Dotazione Adrian (mod.16), Italia-Francia. Realizzate per assicurare la protezione laterale del volto, furono prodotte in pochissi esemplari. Le piastre, provviste di una imbottitura interna, venivano fissate all’elmo tramite ganci metallici sospesi ad una cinghia di cuoio, sull’elmo. L’elmetto e’ munito da un paio di occhialini paraschegge e antiriflesso. Furono distribuito alle truppe italiane nel tardo 1916. Furono utili per riparare il soldato dalle piccole schegge metalliche o di pietra. Le piastre erano due, ma essendo di scavo ne e’ stata trovata solamente una. Questo tipo di protezione fu usata pochissimo, e sono giunte a noi pochissime foto, solamente a livello propagandistico.

Foto 7

Corazza CORSI

Foto 7: prodotta sempre dalla ditta “Farina”, questa corazza era costituita da lamine d’acciaio ( 5 piastre) al nichel-cromo tenute assieme da due cinghie di canapa. Molto snodata e più “comoda” del modello “Farina” classico, queste corazze vennero acquistate anche a livello personale dai soldati. Il peso a seconda del modello era di 3,3 kg fino a 6,5 kg. Erano molto più resistenti e potevano essere portate sotto le giubbe.

Foto 8

Foto 9 e 10

Corazza SAPPENPANZER

Foto 8: Germania-Austria. Corazza in dotazione alle truppe tedesche, fu utilizzata anche dall’esercito austriaco. Chiamata anche “corazza a coda di gambero” era formata da 4 piastre in acciaio (foto 9 a sinistra). La piastra più grande chiamata ”pettorale” e i due grandi “spallacci in acciaio”( foto 10 a destra), servivano per indossarla; tramite cinghie veniva fissata al corpo del soldato. Venivano indossate specialmente dalle sentinelle, abbinate alla corazza frontale “Stirnpanzer”. La corazza era molto robusta, pertanto fu spesso preda bellica e utilizzata dall’esercito inglese o americano o francese.Una curiosità: spesso la corazza veniva indossata anche per proteggere la schiena durante i bombardamenti aerei o di shrapnel. Il modello qui riportato e’ stato ritrovato sui campi di battaglia delle Somme. Purtroppo uno dei due spallacci manca, probabilmente centrato da un colpo di artiglieria.

Foto 11

Foto 12

STIRNPANZER

Foto 11 e 12: corazza antiproiettile da applicare all’emo M.16 tedesco. La corazza veniva applicata tramite due asole che si agganciavano agli sfiatatoi d’areazione e tramite una cinghia in cuoio fissata in sicurezza all’elmo. Spesso abbinata alla corazza Sapperpanzer, era utilizzata dalle vedette o da “cecchini” (foto 12). Era realizzata in acciaio, con uno spessore di circa 5 mm. e il peso variava dai 2 ai 2,4 kg. Ne estistavano di tre modelli, differenziati per la sporgenza del frontale. Il modello con sporgenza più bassa fu data in dotazione all’esercito Austriaco. Forniva una buona protezione al soldato. Ne furono prodotte circa 45.000/50.000 . Questa corazza e’ stata ritrovata vicino ad ARRAS zona Somme. Furono utilizzate anche sul fronte italiano.

 

Ringraziamenti per il materiale gentilmente concesso dal Sig. Pini F.

 

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