Altre Storie e Testimonianze

21 Marzo 2012
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In questa stanza, invece di raccontare la storia di un singolo soldato, ho raccolto testimonianze, documenti, lettere, foto, cartoline, ecc…trovate nelle mie ricerche storiche sulla Grande Guerra. Ritengo che per capire un fatto storico, per comprenderlo a 360°, si debba certo documentarsi leggendo e studiando, ma anche trarre informazioni, impressioni ed emozioni dalle TESTIMONIANZE dirette…Per questo reputo così importanti questi scritti, perchè sono racconti di vita vissuta…

Chiarini Luigi e Faustino

di Giovanni Chiarini

Ecco la storia/testimonianza dei fratelli Chiarini, resa possibile dal nipote Giovanni che ha condiviso la sua ricerca:

Chiarini Faustino e Luigi

Ciavattone Gaetano

Gaetano Ciavattone nacque a Sulmona in Abruzzo il 25 ottobre 1893. Fu chiamato alle armi come fante nel 73°/10 reggimento (determinazione del Comando della Seconda Armata) e il 22-05-1915 lasciò la famiglia, il lavoro nei campi e la sua valle. Pare fosse stato  addestrato come  tiratore scelto. Ferito alla spalla sinistra da una scheggia di Shrapnel presso Oslavia il 3 novembre 1915, presumibilmente nella IIIa  Battaglia dell’Isonzo, fu poi inviato nel campo di prigionia di Mathausen.  Venne impiegato nei lavori stradali in Serbia dove ebbe un incidente a causa del quale riportò la frattura “della coscia e del femore”,  e perciò fu trasferito e ricoverato nell’Ospedale Militare S. Giuseppe di Monza. Salvò la vita ma la sua gamba rimase gravemente offesa.  Nessuna ombra velò la sua condotta, come spesso successe ai feriti o ai soldati catturati dal nemico, poichè servì il suo Paese con fedeltà ed onore. Fu dichiarato inabile il 1 gennaio 1920. Così, sfuggito alla guerra e al campo di prigionia, nella speranza di migliorare le condizioni della propria famiglia, emigrò in America (Ohio), dove fu investito da un treno e morì a 30 anni il 24 novembre 1923. Probabilmente la sua invalidità non gli permise di uscire prontamente dall’auto con la quale, insieme ad altre quattro persone, si accingeva al ritorno. Fu tumulato in un piccolo cimitero di Winesburg.

Mia madre perse il padre a 3 anni e non lo conobbe, perché s’imbarcò qualche giorno prima della sua nascita; sicuramente non comprese mai completamente quali esperienze quest’uomo avesse vissuto, legò la sua immagine al pianto silenzioso di nonna Mattia, a parole appena sussurrate e a qualche foto. Dopo averla persa, la narrazione dei pochi e confusi ricordi, alcuni documenti gelosamente custoditi, e quel frammento di malinconia cristallizzato nel profondo dei suoi occhi mi hanno indotto a recuperare la memoria, una spina nel petto mi ha spinto a cercare e a sperare di trovare altre informazioni su questo nonno sfortunato le cui vicende dolorose si sovrappongono a quelle di tanti altri uomini.

La Grande Guerra è conosciuta, dalla maggior parte delle persone, solo per i grandi avvenimenti, ma in realtà fu una sciagura immensa nella quale vennero coinvolti milioni di ragazzi solo parzialmente consapevoli e motivati. In quel conflitto, in una minuta tessitura umana di eroismo, coraggio, spirito di sacrificio, codardia, disorientamento, sofferenza, dolore e gioventù fu travolta e segnata un’intera generazione : figli, fratelli, padri, madri…Le vicende umane quando sono così tragiche producono un’eco che come una grande onda percorre il tempo, in parte condiziona e permea il futuro di ognuno di noi, non solo nei grandi eventi della storia, ma nei sentimenti e nel vissuto. Mia nonna rimase presto vedova, dovette dedicarsi da sola al lavoro nei campi e a crescere due bambine. Morì a 43 anni.

Ringrazio Silvia      

Maria Grazia

Ringrazio Maria Grazia, nipote di Gaetano, per aver raccontato e condiviso la storia di suo nonno: per non dimenticare. Altri documenti potrete visionarli in questo file, in cui Maria Grazia ha gelosamente raccolto i pochi documenti riguardanti suo nonno:

Ciavattone Gaetano

Pietri Ciro

classe 1884, bersagliere

Pietri Ciro nacque il 5 Maggio del 1884 a Correggio (RE), figlio di Licinio e Susanna. Fu chiamato alle armi nel 1916, nel 3° Reggimento Bersaglieri; fu fatto prigioniero nel 1917 e da allora non fece più ritorno a casa. La storia di questo soldato è ancora, purtroppo, piena di lacune, una tra tutte il luogo di sepoltura. I suoi nipoti stanno facendo di tutto per cercare di ricostruire le vicissitudini di Ciro, per ricostruire il suo ultimo anno di vita e, non da ultimo, per riuscire a trovare il luogo in cui posare un fiore sulla sua tomba.

Dal Foglio Matricolare:

Pietri Ciro, classe 1884, numero di matricola 9438. Soldato di leva di 3° categoria.

  • Lasciato in congedo illimitato, lì 23 Giugno 1904
  • Chiamato alle armi per mobilitazione e giunto, lì Febbraio 1916
  • Tale nel deposito 3° Reggimento Bersaglieri, lì 12 Marzo 1916
  • Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra presso il suddetto Reggimento, lì 7 Giugno 1916
  • Prigioniero di guerra sul fatto d’armi di Monte Fiore, lì 6 Dicembre 1917
  • Da ritenersi scomparso durante la prigionia non avendo fatto ritorno sul Regno posteriormente alla data dell’Armistizio, nè essendosi più avute notizie sulla sua sorte, lì Dicembre 1921

Pietri Ciro faceva quindi parte del 3° Reggimento Bersaglieri che, alla chiamata alle armi del 1916, si trovava sul fronte del Col di Lana-Cordevole-Sief, poi, sino alla battaglia di Caporetto (Ottobre 1917), rimase sul fronte Dolomitico, tra Monte Colbricon, Fedaja, Cima Bocche e Marmolada. Dal Foglio matricolare risulta catturato dopo il fatto d’armi sul Monte Fiore; esiste qualche dubbio che tale Monte corrisponda al Monte Fior dell’Altopiano dei 7 Comuni, dato che il 3° Reggimento all’inizio di Dicembre (1917) risulta stanziato a Pederobba (TV) e tra il 5 e 6 Dicembre si spostò a S.Anna e Scalchi, presso Bassano del Grappa.

Il 31 Luglio 1929 Il Ministero della Guerra, Direzione Generale Leva sottufficiali e truppa, spedì un documento al Comando del Distretto Militare di Reggio Emilia, in cui viene dato esito della ricerca del soldato Pietri Ciro:

“Non essendo in possesso del relativo atto di morte ed essendo riuscite infruttuose le ricerche fatte eseguire da questo Ministero a mezzo dell’Addetto Militare presso la R. Legazione Italiana a Vienna, per avere notizie sulla sorte toccata al già prigioniero Pietri Ciro di fu Licinio, nato a Correggio nel 1884, già nel 3°Reggimento Bersaglieri, catturato il 6 Dicembre 1917 a M.Fiore ed internato nel campo di Milowitz….(…)”

Il campo di Milowitz (Milovice) è stato un campo di prigionia durante la Prima Guerra Mondiale (anche se risulta già sede di prigionia in epoche precedenti), a circa 30 Km. da Praga, nella provincia di Nymburk. Dopo la rotta di Caporetto questo campo di prigionia cominciò purtroppo a popolarsi, con prigionieri provenienti da tutti i fronti. Come spesso accade i dati sui prigionieri italiani non sono completi, ma si calcola circa un numero di 7.000 italiani morti per cause varie, tra stenti, malattie e ferite di guerra, tra cui solo 5.169 caduti italiani riconosciuti. Oggi, in quel campo, esiste un cimitero di guerra con lapidi e alcune fosse comuni. Quasi ogni anno Associazioni varie e Delegazioni, celebrano cerimonie commemorative in onore di tutti i caduti in prigionia. Forse Pietri Ciro era uno di questi…Le ricerche continuano, con la speranza, un giorno, di riuscire a dare la giusta pace del caduto.

Lettera al sindaco di Correggio (RE) Gustavo Cattania,

in merito ad un caduto correggese, scritta dal Capitano Carlo Gotti:

16 Aprile 1916

Carissimo Gustavo,
è una ben triste fatalità – questa mia – che mi fa ritrovare un vecchio amico per comunicargli una triste notizia. Il bersagliere Catalani Michele (Catellani Michele n.d.t.) il giorno 7 corrente mese ha dato la sua bella vita per la Patria mentre compiva – in trincea – il suo dovere di soldato, una granata nemica lo ha colpito in pieno. Da poco tempo ho assunto il comando di una compagnia e questo battaglione ne aveva già ben conosciuto e tanto apprezzato il Catalani che citavo spesso, come esempio, ai suoi compagni per il suo carattere sereno e calmo per la buona volontà e per l’ardire col quale adempiva ad ogni momento ai faticosi doveri della guerra. Ne è viva la memoria presso noi tutti superiori e compagni e forte il rimpianto. Possano queste mie addolorate e sincere parole essere di conforto alla sua povera famiglia. Gli è stata data onorata sepoltura, qui fra queste terre redente ed i suoi compagni sopra una rozza croce di legno ne vollero ricordate le belle virtù di soldato e di camerate. Ed ora a te – mio caro e bravo Cattania – il mio augurio sincero ed affettuoso ed una forte stretta di mano.
Capitano Carlo Gotti”.

Il soldato correggese Catellani Michele, classe 1885, 18° Reggimento Bersaglieri, morì il 7 Aprile 1916 sul medio Isonzo. Il Capitano Carlo Gotti divenne poi Maggiore al comando del IX Battaglione – 1° Reggimento Bersaglieri, dal 1° Novembre 1917 sino al termine della guerra.

Cartoline dal fronte

disegnate a mano dal soldato De Angelis Filippo (14 Luglio 1917):

Da queste vette ove fronteggiamo lodiato nemico, esultante per le stranbiliandosi (?) notizie che ci giungono da ove i nostri Fratelli spose e Fidanzate scrivono pagine che rimarranno immortali, fiduciosi nell’imminente sconfitta di coloro che furono ragione di tante pene…Orgogliosi d’aver preso parte alle recente furtune azione trovantori a gavere il merito riposo, tra i boschi di pittoresche montagne in un momento di tregua, invio i miei più affetti saluti e baci più saluti ai tuoi genitori, sono tuo F. De Angelis. Mio Tesoro, ti ò mandata anche unaltra in cotesto modo lai ricevuta e nello stesso scritto e unaltra con diferente scritto. Oltre ti sono mandate tante di queste fiorate da me stesso e non sò se hai ricevute sulla risposta che mi fai melo fai sapere. Ricevi i più cari affetti saluti e baci sono tuo amante che sempre a te pensa, De Angelis Filippo. Saluti tanti al tuo Fratello, Addio, addio Angelo mio. ”.

Alla signorina Panichi Loreta, Colli del Tronto, Ascoli Piceno (Marche). Da: De Angelis Filippo, Caporale Maggiore 338° Compagnia Mitragliatrici, 1° Sezione, Brigata Roma, zona di Guerra. “Ricevi tanti cari affetti saluti e baci ardenti di chi sempre a te pensa, sono tuo amante, De Angelis Filippo, 14- 7- 1917”.

Una cartolina particolare…

scritta da un ufficiale italiano (tenente Guido Guidi, 5° Reggimento Genio) al figlio Valerio il 1° Luglio 1915; la cartolina però è austriaca, “ceduta” da un prigioniero austriaco:

 1° Luglio 1915.

Mio caro Valerio,
ti scrivo questa cartolina cedutami da un prigioniero austriaco. In questi giorni c’è stato qui un felicissimo combattimento nel quale i nostri alpini hanno fatto meraviglie. Con pochissim perdite nostre, hanno portato giù più di un centinaio di prigionieri; gente molto in gamba, ma intontiti per la violenza subita. Però si rimettono subito dal loro accasciamento, perchè noi italiani li trattiamo colla massima umanità. Sono in gran parte padri di famiglia, che hanno le loro famiglie lontane, e che fanno vedere i ritratti dei loro cari; quando si vedono trattati bene non fanno che ridere o piangere: forse dopo i momenti terribili passati in combattimento, intravedono la possibilità di rivedere le famiglie loro e gridano: viva l’Italia con entusiasmo. Noi stiamo bene; la salute qui è sempre ottima e lo spirito dei soldati meraviglioso. Bacia tanto i fratellini, mammma, nonni e tutti di casa.
Tuo papà.

 

Lettera del soldato Guido alla famiglia,

15 Maggio 1917 (con foto annessa):

Dal fronte.
Carissimi, grazie del buon pensiero che avete per me. Ho ricevuto oggi gli asciugamani e lo specchio e le fotografie. La tua lettera è un po’ sgrammaticata, Pierina, ma affettuosa. Vuoi sposarti?E allora rivolgiti alla quarta pagina dei giornali e non a me! Ecco la baracca in cui alloggia il mio plotone. Con un po’ di buona volontà si può vedere su la porta il chitarrista. Canta ogni sera, il brav’uomo, accompagnandosi col suo strumento, una canzona napoletana tristissima e tormentosa, dolce ma inguaribile, come un dolore che non abbia fine, come un amore che non dia pace.
Grazie del dono floreale (?), mammma. Siete una ragione di vita, per me, papà, mamma, sorella, l’unica ragione della mia vita d’uomo che non ha mai voluto o saputo adoperare quel poco di intelligenza che la natura gli ha dato. Ti bacio, Pierina, o tu che dormi col capo sul tuo cuscino di capelli biondi inquieti come un’anima. Mi sovviene spesso di sentirmi penetrare dalla tua voce, mamma, fino a soffrirne un poco. Questo a punto io voglio darvi, miei cari: l’intera mia vita. Le montagne, buie di foreste e ancora scintillanti di nevi, drizzano al cielo la loro violenta barriera insormontabile….
Affettuosamente, Guido, 15 Maggio 1917

 

Messaggio delle Madri Italiane ai figli combattenti,

opuscolo di adesione, Roma 30 Ottobre 1917:

Le Madri Italiane ai figli combattenti. Nella difficile ora che volge, incessante il nostro pensiero corre lassù dove si combatte. E, prima che ai figli, guarda all’Italia. Alla Patria nostra che i nostri figli tenacemente difendono. E se, MADRI, fremiamo di angoscia per questa strenua difesa che i figli sono chiamati a sostenere, italiane esultiamo, sicure che il compito glorioso verrà eroicamente assolto. E vogliamo corra, voli questa parola di fede assoluta delle madri italiane ai combattenti figli. E sia ad essi conforto nell’ora amara che passa; augurio di pronta rivincita; premessa nostra di concorde; indefesso lavoro per la salda unione del fronte interno; prima squilla della finale Vittoria che non può mancare a chi difende i sacri confini della Patria. Roma, 30 Ottobre 1917. Alcune adesioni al Messaggio:

  • Roma, Gilda De Gaetani Pellas che ha perduto, in tre mesi, due figli in guerra, e altri due ne ha in zona di guerra, manda con entusiasmo il suo nome per l’appello che sarà fatto circolare fra i nostri gloriosi soldati.
  • Roma, Maria Luisa Santoro Pacca. Ho perduto un figlio al fronte; ne ho un altro lassù, ma col cuore d’italiana firmo il Messaggio delle Madri Italiane ai difensori della Patria.
  • Firenze, Anna Kennedy Laurie. Madre desolata di un diciassettenne eroe, caduto sulle zolle insanguinate del Carso, aderisce al Messaggio delle Madri Italiane, ai combattenti.
  • Pordenone, Maria Camillotti Rovighi. Offrendo alla Patria due adorati figli, che in questo momento combattono il nemico per la difesa del sacro suolo, mi associo con entusiasmo al Messaggio delle Madri Italiane.
  • Milano, Pia Nicolodi Bagnara. Con fede rinnovata, nell’ora del cimento, la madre e le sorelle di due ufficiali, l’uno cieco in guerra, l’altro combattente, si associano al virile Messaggio delle donne italiane.
  • Genova, Maria Giulia Tassinari Veneziani. Anch’io ho mio figlio al fronte ove si combatte e si muore. Da tempo la sua voce non mi arriva, né la mia forse arriva a lui. La unisco a quella delle altre madri italiane, perchè unite vincano la distanza e i nostri cari la sentano.
  • Fucecchio, Gemma Guerrieri vedova Benvenuti, freme di angoscia, ma orgogliosa di avere tre figli per la difesa della patria, si associa al Messaggio delle Madri Italiane.
  • Genova, Maddalena Fabre Repetto. Ho un figlio alla fronte dall’inizio della guerra; un altro vi fu per 14 mesi. Entrambi sempre si mostrarono volenterosi e forti, e io sono fiera di loro. Vada dunque il mio nome, con quello di tante altre madri italiane, ai cari soldati nostri, e dica loro che nel mentre essi combattono, noi li seguiamo col cuore e con la preghiera. L’olocausto dell’amore materno, messo a tanto doloroso cimento, implori da Dio vittoria alle armi nostre, pace onorata e sicura alla diletta Italia”.

Archivio di Stato Reggio Emilia, Comitato Assistenza Civile, 1917-1918

Due cartoline (una dalla prigionia)

scritte da due fratelli alla sorella:

Alla Distinta Signora Martinelli Maria in Stampanoni Gaiba (Rovigo) dall’Aspirante 15° Bersaglieri Martinelli Giuseppe Garnisonsarrest Linz Donau. “Linz, 21-9-1918. Carissima Maria, Ieri finalmente, dopo due mesi di attesa, ho ricevuto tue nuove. Prima di tutto ti faccio le mie congratulazioni per il figliolino che hai avuto, e che bacerai per me, poi ti faccio gli auguri più sinceri per il tuo compleanno. Sento con piacere che tanto tu quanto Toto state bene, cosa che posso pure assicurarvi di me, che solo non vedo l’ora di potervi riabbracciare. La lontananza della famiglia mi tormenta alquanto, ma non è riuscita ad abbattermi. Ti bacio affettuosamente con Toto. Saluti cordiali alla tua nuova famiglia. Giuseppe”.

Dal Tenente Martinelli Alfredo, 1° Gruppo 12° Artiglieria. “Lì, 5-6-1918. Affettuosissimi saluti a te e tutta la famiglia Stampanoni un bacio da tuo fratello Alfredo”.

Circolare del 1° Reggimento Genio,

comando del deposito, al Sindaco di Correggio (RE), in merito ad un caduto:

(Archivio Storico Comunale di Correggio, Categoria VIII, 1916)

1° Reggimento Genio (zappatori), comando del deposito, Pavia 24 Ottobre 1916. Unitamente alla presente a mezzo piego raccomandato, si trasmette quanto segue:

  • Corrispondenza e carte varie
  • 1 Portafoglio in pelle nera
  • 1 Catena in metallo bianco
  • 1 Catena di metallo giallo
  • 1 Orologio
  • 1 Accendisigaro
  • 1 Temperino
  • 3 pezzi di matita
  • 1 Borzellino contenente una moneta estera
  • 1 Notes
  • 1 Calendario
  • Alcune fotografie
  • 1 Certificato di idoneità per condurre automobili
  • Alcune cartoline in franchigia

Il tutto trovato in possesso del defunto Caporale Beltrami Evangelista. In pari data rimetto alla S.V. Un plico raccomandato contenente…. Tutti i detti oggetti furono rinvenuti sul cadavere del soldato. Prego di consegnarli al più prossimo erede di lui, facendosi rilasciare dettagliata ricevuta che trasmetterà in questo Comando. La ricevuta in parola dovrà essere sottoscritta dall’interessato o, se questi è analfabeta e dopo il segno della croce, da due testimoni e la S.V sarà compiacente di apporre il suo “Visto” per attestare l’autenticità di tali firme. Il Tenente Colonnello, Comandante del Deposito”. Il Caporale Beltrami Evangelista era nato a Correggio (RE) nel 1886 e morì ad Arsiero il 29 Luglio 1916, per ferite riportate in combattimento:

GRAZZI ERNESTO, classe 1883, Soldato di Fanteria

Uniforme mod. 1909 armi a piedi (in fustagno. L’uniforme e il fregio da mobilitazione sono da attribuirsi al periodo 1916 circa), con scarponi mod. 1912, sul berretto il fregio da mobilitazione dell’8° Reggimento Fanteria ( brigata Cuneo), le mostrine al bavero sono interamente di colore amaranto. Al fianco una sciabola baionetta per fucile Vetterli mod. 70/87. Appuntata al petto sembrerebbe esserci una classica medaglietta votiva, molto usata tra i soldati al fronte.

Grazzi Ernesto nacque a Dosolo (Mantova), il 21 Ottobre 1883. Era bracciante presso dei piccoli proprietari terrieri a Luzzara (Reggio Emilia); lì conobbe Dorinda, la donna che sarebbe divenuta sua moglie. Ernesto, dopo un breve periodo di quello che oggi noi chiameremmo “fidanzamento”,  portò con sè la Dorinda a vivere nel suo piccolo paese, Villastrada di Dosolo. Questa piccola “fuga” d’amore, a quel tempo (1914 circa), venne definita dai conoscenti e familiari della Dorinda con una frase dialettale:“L’à fatt scapàr la Dorìnda cun al barcaröl” . Guastalla e Dosolo erano due Comuni confinanti (Guastalla era l’ultimo della provincia reggiana e Dosolo il primo della provincia mantovana), ma avevano il fiume Po che faceva da “linea di confine” tra le due province. L’unico modo per passare da un paese all’altro era l’attraversamento del fiume (prima della costruzione del ponte in chiatte del 1928), per mezzo del “barcarolo”, una barca che aveva la funzione di trasportare persone, animali e materiale. Ernesto, oltre al lavoro e la famiglia, adorava suonare la tromba, che custodiva gelosamente, tant’è che, si racconta, la portò con sè al fronte.

Dopo il matrimonio e il primo figlio (1915), Ernesto venne chiamato alle armi:

Foglio Matricolare, soldato di leva di 3° categoria, distretto di Mantova:

  • Arruolato con la classe 1885 quale mandato rivedibile per debole costituzione
  • Chiamato alle armi per mobilitazione e giunto, lì 15 Luglio 1916
  • Tale nel deposito 8° Fanteria, lì 24 Luglio 1916
  • Tale nel territorio dichiarato in stato di guerra, lì 23 Ottobre 1916
  • Morto in combattimento in Vertoiba, lì 15 Dicembre 1916

Ernesto non fece in tempo, prima di partire per il fronte, a veder nascere la seconda figlia ma, ancor peggio, non vide mai crescere i suoi figli, poichè morì appena dopo 2 mesi essere arrivato in zona di guerra. Il riassunto della Brigata Cuneo conferma la presenza in linea dell’8° dal 19 Novembre al 31 Dicembre in zona Sober-Vertoiba. Purtroppo il luogo di sepoltura risulta ancora sconosciuto (sto facendo ricerche in merito). Nell’Archivio anagrafico del Comune di Dosolo, è conservato il seguente atto di morte: Il sottoscritto Farris Alfredo Tenente d’Amministrazione incaricato della tenuta dei registri di Stato Civile presso l’8 Reggimento Fanteria dichiara: l’anno 1916 ed alli 15 del mese di Dicembre nella località Vertoiba mancava ai vivi alle ore sei, di età anni 31, il soldato Grazzi Ernesto della 7° Compagnia dell’8° Reggimento Fanteria al n. 12089 di matricola, nativo di Dosolo, provincia di Mantova, morto in seguito a ferite d’arma da fuoco per fatto di guerra, sepolto a Vertoiba, come risulta dall’attenzione delle persone a piè del presente sottoscritte. Cappellano Don Luigi Cavagni e Caporal Maggiore Fermo Marelli”.

Il Cimitero di Vertoiba, o meglio i tanti piccoli Cimiteri della zona, nel dopoguerra vennero chiusi e le salme esumate e traslate nei nuovi Sacrari come Redipuglia o Oslavia. In questi “passaggi” capitò, purtroppo, che salme di soldati con nome e cognome, dopo l’esumazione diventassero ignoti….Non sono ancora ben chiare le cause di questo, ma è probabile che il soldato Grazzi, con lapide nominativa al Cimitero di Vertoiba, si trovi a Redipuglia o Oslavia tra gli ignoti. Nel Cimitero di Villastrada di Dosolo esiste un ceppo commemorativo dei caduti della Grande Guerra, tra cui la foto di Ernesto.

Il nipote Ernesto (suo omonimo), a ricordo del nonno, possiede solo 3 oggetti, che conserva come reliquie: la foto, la tromba e una particolarissima spilla-bottone:

Mi ha fatto vedere questi oggetti con una devozione che mi ha colpito, e mi ha raccontato, con le lacrime agli occhi, il suo ricordo di quando era piccolo: sua nonna Dorinda (la moglie di Ernesto), ogni Natale accendeva un cero sotto la foto-ritratto di suo marito, recitando una preghiera. Dopo aver condiviso con me la storia di suo nonno, mi ha chiesto di scrivere un pensiero a Lui dedicato, in questa pagina; è anziano, non conosce internet, quindi mi faccio volentieri portatrice del suo messaggio:

Il mio più grande desiderio è conoscere il Tuo luogo di sepoltura, vedere il Tuo Nome scritto su una lapide e portarTi un fiore. Ti immagino sul campo di battaglia, con il tuo carattere forte e coraggioso nonostante la tua salute precaria, davanti a tutti, con la Tua fedele tromba che suoni la carica… Porterò per sempre nel mio cuore la tua foto e l’orgoglio di essere Tuo nipote.
Grazzi Ernesto”.

Domenico Pollarolo

La storia di questo soldato, Domenico Pollarolo, è stata ricostruita grazie al suo piastrino militare. Tale piastrino probabilmente fu regalato o ceduto, poichè Domenico fortunatamente tornò a casa dopo la Guerra (anche se morì molto giovane). Domenico Pollarolo nacque a Germignaga (Varese) il 17 Novembre 1898, di professione meccanico:

Grazie al Foglio Matricolare è stato possibile ricostruire la sua storia militare:

Numero di Matricola 10287, Domenico Pollarolo, classe 1898, soldato di leva di prima categoria, distretto di Novara:

  • Chiamato alle armi e giunto, lì 4 Marzo 1917
  • Tale nel deposito del 38° Reggimento Fanteria, lì 11 Marzo 1917
  • Giunto in territorio dichiarato in stato di Guerra, lì 30 Maggio 1917
  • Tale nel 268° Reggimento Fanteria, lì 5 Gennaio 1918
  • Tale nel 247° Reggimento Fanteria, lì 1 Aprile 1918
  • Tale nel 5° Reggimento Fanteria, lì 20 Settembre 1918
  • Tale nel Deposito Mitraglieri Brescia, lì 1 Novembre 1918
  • Tale nel 25° Reggimento Fanteria, lì 29 Novembre 1918
  • Partito per la Cirenaica ed imbarcatosi a Siracusa, lì 25 Febbraio 1919
  • Tale nel deposito del 25° Reggimento Fanteria
  • Rientrato in Italia e sbarcato a Siracusa, lì 15 Febbraio 1920
  • Inviato in congedo illimitato, lì 5 Maggio 1920

Di Domenico non ho altre notizie. Morì a Crevola d’Ossola il 30 Giugno 1932, a soli 34 anni.

Agenda del soldato

di Sabellico Igino, 1917

Tra le numerose testimonianze dirette della Guerra, questo diario rappresenta una cronaca a tratti drammatica della vita di un soldato al fronte. Il suo nome era Sabellico Igino, classe 1896, nato ad Alatri, in provincia di Frosinone. Igino racconta fatti di vita quotidiana in trincea e non, il suo dolore, la sua nostalgia di casa ed il suo “essere umano” in una vita difficile da comprendere; abituato a vivere in paese, circondato dai tanti affetti famigliari ed improvvisamente “catapultato” in un mondo chiamato Guerra. Questo diario è anche una testimonianza dei compiti quotidiani di un soldato di artiglieria, impegnato nel trasporto obici, a costruire baracche, camminamenti, ecc…Sabellico Igino morì ad Alatri nel 1971. La sua grafia è piuttosto difficile da decifrare, anche perchè probabilmente scrisse in posti disagiati. Col tempo, spero di riuscire ad “interpretarla” e trascrivere interamente il diario:

Appartenente al 39° Reggimento Artiglieria da Fortezza,  562° Batteria d’ assedio, 34° Raggruppamento. 1896 è l’anno di nascita, 962 è il suo numero di matricola, 85 è il numero del distretto militare di appartenenza (Frosinone). L’anno in cui il milite scrive questo diario è il 1917. Nella trascrizione non “opererò” alcun cambiamento o correzione, manterrò anche eventuali errori…File da scaricare in formato pdf. (in aggiornamento)…

Agenda del soldato-Gennaio-Aprile

 


5 thoughts on “Altre Storie e Testimonianze

  1. MARIA SCERRATO says:

    Buongiorno e grazie per l’incredibile opera documentale che state realizzando! Abitando ad Alatri mi ha incuriosita la storia del soldato Igino Sabellico e non ho tardato a raccogliere alcune testimonianze in proposito. A mio zio di 83 anni son venute le lacrime agli occhi quando gliene ho parlato: era il suo maestro della scuola elementare!. Un uomo retto e onesto ma soprattutto di una bontà infinita. Mio zio ricorda con tenerezza che il maestro comprava dalle contadine locali qualche frutto per la sua scolaresca affamata in tempo di guerra e che, in tempi di punizioni corporali, mai in cinque anni il maestro aveva picchiato uno solo dei 42 monelli della sua classe. Ma soprattutto Igino Sabellico fu un antifascista storico, più volte picchiato ed umiliato dagli squadristi, seppe sempre mantenere la propria dignità e la fermezza dei valori. Tenne anche i contatti con i partigiani locali, nei momenti più bui del conflitto civile. Infine ho contatto i nipoti a cui ha fatto molto piacere leggere le pagine del diario del nonno e spero quanto prima di aggiungere utili notizie al riguardo. Intanto anch’io attendo la decifrazione dell’altra parte del diario. Cordiali saluti

  2. beltrami luca says:

    Non che possa fare differenza. ma la foto c’e lho a caso a io. mandata da mio bis nonno. beltrami evangelista alla moglie ermelida serra.

  3. Camillo Pietri says:

    Stavo anch’io cercando notizie sul nonno e ho trovato la tua mail!
    Mi unisco a te nel ringraziare Silvia; sono capitato su questo sito per puro caso, e confesso che trovare questa pagina mi ha fatto pensare che… una Pietri si distingue comunque :°-)
    So che anche Riccardo, il figlio di Giorgio, stava cercando
    notizie e informazioni, ma sembra tutto molto difficile…
    Riesci a risalire al cognome della bisnonna Susanna??
    ciao.
    c.

  4. Paolo says:

    Silvia, ti ringrazio per questa pagina dedicata a mio nonno,veramente un ottimo lavoro!!!
    Sono sicuro che se potesse vederla ne sarebbe contento.
    Di nuovo grazie per la tua disponibilità Pietri Paolo.

  5. Alberico Sabellico says:

    sono di Alatri Città dove è sepolto il Signor IGINO SABELLICO dopo essere stato contattato dalla Signora SILVIA ho trovato i suoi familiari,
    storia bellissima e a lieto fine…………grazie

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