
Aldo Mossina, fine anni '30
Mossina Aldo, figlio di Attilio, era il fratello maggiore di Arnando (vedi sezione a lui dedicata). Nacque a Guastalla il 6 Aprile 1887 e fu un personaggio molto importante nella storia guastallese (fu sindaco e promotore culturale). Di professione avvocato, trascrisse numerosi documenti storici inerenti alla storia guastallese, ed oggi conservati presso la Biblioteca Maldotti di Guastalla. Partecipò, come il fratello, alla Grande Guerra, come aspirante ufficiale, nel 158° Reggimento Fanteria, Brigata Liguria. Fu decorato con la Medaglia d’Argento, con la seguente motivazione:
“Instancabile e sprezzante del pericolo, alla testa del proprio plotone, riconquistava per primo un tratto di linea caduto in mano al nemico, ricuperando una sezione mitragliatrice e adoperandosi anche per raccogliere uomini di altri reparti. Curava poi il rafforzamento della linea e il collegamento con i reparti laterali. Monte Zomo, 5 Dicembre 1917 “.
(Fonte : Istoreco Reggio Emilia, Albo Decorati di tutte le Guerre)
Aldo Mossina, soldato di leva di 1° categoria, classe 1887:
- Ammesso al volontariato di un anno nel 43° Reggimento Fanteria, lì 15 Ottobre 1908
- Giunto alle armi, tale nel 43° Reggimento Fanteria, lì 15 Ottobre 1908
- Caporale in detto, lì 15 Aprile 1909
- Tale nel 61° Reggimento Fanteria 19 Settembre 1909
- Chiamato alle armi e non giunto perchè dispensato per istruzione per il tiro a segno, lì 14 Agosto 1911
- Chiamato alle armi e giunto al 61° Reggimento Fanteria, lì 31 Luglio 1915
- Tale nel 25° Reggimento Fanteria (Ordine comando Divisione di Piacenza), lì 12 Agosto 1915
- Tale nel 207° Reggimento Fanteria, lì 30 Novembre 1915
- Caporale Maggiore in detto, lì 31 Agosto 1916
- Sergente in detto, lì 31 Marzo 1917
- Aspirante ufficiale, lì 15 Agosto 1917
- Promosso Sottonenente, lì 3 Dicembre 1917
Al termine della Guerra, addolorato dalla morte del fratello Arnando, Aldo scrisse una lettera ad un commilitone che aveva combattuto nella stessa zona del fratello (ad Asiago nel giugno del 1916), per chiedere notizie sulla sua morte. Il soldato, tal Tosi Antonio, rispose immediatamente a tale lettera, raccontando nel dettaglio la morte del sottotentente Arnando Mossina:
“Milano, 23 Maggio 1920
Egregio avvocato,
ricevo la pregiatissima sua lettera e benchè spiacente di dovere con ricordi dolorosi riaprire ferite in animi dolenti, dirò quel poco che so del povero Tenente Mossina. Gli fui infatti compagno d’armi al 205° Fanteria: noi però di battaglioni diversi. Io ebbi l’occasione di fare la sua conoscenza quando l’intero Reggimento fu per qualche giorno riunito a Marostica, nell’aprile del 1916, ci conoscemmo e ci intrattenemmo a conversare sovente anche perchè tra corregionali era spontanea una certa confidenza reciproca…. Anzi fu così che seppi che egli era ammogliato. Lui stesso mi mostrò la fotografia della Signora e della bambina che custodiva religiosamente nel portafoglio. Dopo il breve soggiorno a Marostica il reggimento si trasferì sull’Altopiano di Asiago e da allora più non ci vedemmo per un buon numero di giorni. Il 15 Maggio il reggimento fu chiamato al suo battesimo di fuoco perchè gli avvenimenti incalzavano e l’offensiva austriaca appariva imminente. Anche in quella occasione i battaglioni non ebbero la sorte di trovarsi riuniti. Io ero sotto il forte di Luserna, il povero Arnando al Costesin. Scatenatisi furosa l’offensiva, il 18 il mio battaglione ebbe ardire di ripiegare e di posizione in posizione trascorremmo un paio di settimane. Fu a Boscan (Boscon) presso Maguaboschi (Magnaboschi) dove il colonnello del reggimento riunii i pochi ufficiali superstiti per esporre la tragicità della situazione e per dirci che su quelle posizioni dovevamo morire tutti sino all’ultimo uomo pur di non cedere di un passo giacchè eravamo senza artiglieria, senza rincalzi, e solo il nostro sacrificio ne avrebbe potuto permettere l’arrivo. In tale occasione ci siamo rivisti, ma per soli pochi istanti, giacchè subito si divisero in reparti i pochi soldati superstiti e prendemmo posizione. Il povero Arnando era stato assegnato alla 6° compagnia, io ero col reparto Zappatori ed ero in linea alla sua sinistra. Non ci si poteva vedere benchè vicini perchè di giorno ci era interdetto ogni più piccolo movimento, dietro gli scarsi ripari e di notte dovevamo lavorare in comune coi nostri uomini per migliorare i nostri appostamenti. Si venne così alle terribili giornate del 5, 6, 7 Giugno. Gli austriaci avevano concentrato nuovamente le loro forze per tentare di spezzare le linee e discendere dall’altipiano. Il giorno 5 il nemico iniziò verso mezzodì un bombardamento intenso alle nostre posizioni e dopo 3 ore di fuoco venne all’attacco, ma venne respinto. Subimmo perdite ma alla sera appresi che anche il povero Arnando era rimasto illeso…. Si lavorò tutta la notte a sgombrare i feriti e riattare le trincee. Il giorno seguente alle ore 10 le artiglierie nemiche ricominciano il fuoco con maggiore accanimento battendo con tiri bene aggiustati le trincee: fu la giornata più terribile, veramente infernale. Le perdite erano spaventose: i portaordini mandati a destra e a sinistra per riferire circa le perdite e le condizioni della linea, portavano spaventati notizie impressionanti. Verso le ore 14 giunse un porta ordini col triste annuncio: “ Anche il tenente Mossina è morto!”. Può bene immaginare che colpo abbia prodotto tale notizia, anche tra i soldati che lo conoscevano e gli volevano bene per la grande bontà sua. Per quel momento non mi fu possibile sapere di più. Quando il giorno 8 ebbimo il cambio sulla linea e riuniti i pochi superstiti ci scambiammo le impressioni su quelle tragiche giornate, potei trovare un soldato della 6° compagnia che mi narrò le vicende di quel reparto e come avvenne la morte del povero Arnando. Quel soldato era poco lontano da lui; mentre perdurava intenso il bombardamento dei grossi calibri, giunse una granata che scoppiò 4 o 5 metri sul davanti della trincea. L’esplosione fu così violenta che il povero Arnando fu sbattuto contro la scarpata posteriore della trincea; portò le mani al capo, emise un debole lamento e cadde ginocchioni sul fondo della trincea. Passato il primo istante di argasmo i soldati furono da lui per soccorrerlo, ma trovavano che non dava più segno di vita. Non presentava alcuna ferita benchè minima: l’esplosione, come ebbe a dire il medico, aveva provocato un travaso di sangue al cervello che lo aveva fulminato. Questo è quanto posso riferire del povero tenente la cui perdita ha addolorato tutti perchè note erano le sue ottime doti di animo. A Lei egregio avvocato, questi pochi cenni. Alla famiglia e alla memoria del Defunto un pensiero riverente da chi gli fu collega e amico.
Antonio Tosi”.
(Fonte: Biblioteca Maldotti di Guastalla, Fondo Mossina n.83, copia dattiloscritta)
Aldo Mossina e il mio bis-nonno Pietri Amedeo si conoscevano…entrambi guastallesi, entrambi reduci, perseguitati politici ed entrambi appassionati di cultura e storia guastallese. Ma ebbero anche un’altra passione in comune: la fotografia. Difatti Aldo Mossina, subito dopo la Guerra, probabilmente in onore del fratello appena mancato, donò al Museo della Guerra di Rovereto, circa una settantina di lastre fotografiche (negativi) riguardanti il Monte Zugna, la Vallagarina e il Pasubio, il cui curatore è Tiziano Bertè.
Aldo Mossina, morì a Guastalla nel 1941.
Mio nonno, Carosso Luigi, mori nel 1917 sul monte Zomo. Era nato nel 1888 e quando morì aveva il grado di cap.magg.
Occupandomi del riordino della fototeca del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto posso informarvi che Aldo Mossina donò al museo un consistente numero di lastre fotografiche interessanti la sua permanenza, con il 207° regg. fant. brigata Taro, nelle prime linee del Monte Zugna, fra le quali alcune riguardanti l’interno del “Trincerone”, utilizzate per il suo recupero e per i pannelli illustrativi.
Il fratello di mia nonna, classe 1896, fu un caporale del 207° regg. fant. Taro con il quale combattè sul Monte Zugna, in Val Lagarina, fino al15 Maggio 1916. Proprio il 15 Maggio, primo giorno della Strafexpedition, fu fatto prigioniero dagli austriaci e internato in qualche campo di prigionia fino all’armistizio (il luogo di prigionia è ancora in fase di ricerca). Una volta rimpatriato, partì subito volontario per la Libia nel 241° regg. fant. Teramo.
Le lastre fotografiche in Suo possesso ritraggono i fanti della Taro? Sarebbero visionabili anche online?
Gentile Signor Stefano, le lastre fotografiche sono di proprietà del Museo di Rovereto…Non mi è ancora stato possibile consultarle, (per mancanza di tempo!!), quindi non conosco ancora bene il soggetto di tali lastre.
A questo indirizzo può consultarne alcune on-line, ma non saprei “isolarle” quelle fatte dal Mossina:
http://www.trentinocultura.net/catalogo/beni_cult/fotografia/foto_ind.asp
(nello spazio “ricerca libera” scriva “zugna”)
In futuro sicuramente avrò maggiori informazioni….
A disposizione
Silvia