Grandi VALANGHE: le vittime

19 Febbraio 2013
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di Musi Silvia

Durante la Prima Guerra Mondiale ci furono innumerevoli valanghe che coinvolsero tutti i fronti. La causa di un così alto numero di vittime è da attribuire a vari fattori: il primo, ad esempio, è climatico: l’inverno 1916-1917 fu uno dei più abbondanti in fatto di precipitazioni nevose di tutto il primo ‘900. Il secondo è umano: a discapito della sicurezza le Autorità Militari comandavano di costruire baraccamenti militari in zone a rischio valanghe, nonostante gli avvertimenti degli abitanti del luogo o esperte guide alpine. Il terzo è dovuto alla guerra stessa: l’esplosione di mine o di artiglieria in alta quota provocarono la caduta di valanghe.

Questa ricerca è mirata ad approfondire l’argomento valanghe in ogni suo aspetto, a partire da quello più importante: ricostruire i caduti che morirono in ogni singola valanga durante la guerra.

La ricerca è, ovviamente, piuttosto difficoltosa e molto ambiziosa per vari aspetti: in primis per la vastità dell’argomento. Poi ci sono le inesattezze dell’Albo ufficiale dei Caduti e alcuni testi storici, che spesso riportano errori di luoghi di morte ed errori di date o nomi dei militari. Questi errori saranno, ove possibile, corretti con la ricerca di documenti ufficiali quali l’atto di morte o il foglio matricolare di ogni singolo caduto. Infine, ma non meno importante, le valanghe saranno studiate anche da un punto di vista storico e geografico, con la ricerca di testimonianze e con la collaborazione di esperti locali.

Questi elenchi sono in continuo aggiornamento e se qualcuno volesse contribuire con la segnalazione di nomi o foto d’epoca o altro lo segnali, grazie. In questa pagina troverete invece le valanghe con un minor numero di vittime:

Piccole valanghe: le vittime

*con maggiore numero di vittime si intende circa più di 30 (in un’unica valanga)


Di seguito un piccolo elenco riassuntivo delle grandi valanghe trattate in questa sezione:

  • Valanga a Malga Caldea, 8 Marzo 1916
  • Valanga a Fuchiade, 9 Marzo 1916
  • Valanghe Tabià Palazze-Malga Ciapela, 9 Marzo 1916
  • Valanga a Val Male, 9 Marzo 1916
  • Valanga Monte Verena, 11-12 Marzo 1916 (prossimamente)
  • Valanga a Caserma Campellio, 3 Aprile 1916
  • Valanga a Passo della Sentinella, 9 Novembre 1916
  • Valanga a Forcella Plumbs, 21 Novembre 1916 
  • Valanga a Val Chiese-Daone, 13 Dicembre 1916
  • Valanghe del 53° e 54° Fanteria, 1915, 1916 e 1917
  • Valanga a Vallon Tofana-Costeana, 13 Dicembre 1916
  • Valanga a Padeon-Valgrande, 13 Dicembre 1916
  • Valanga a Pieve di Livinallongo, 13 Dicembre 1916
  • Valanga a Uomo Basso, 30 Dicembre 1916
  • Valanghe Monte Cukla-Rombon, Dicembre 1916-Gennaio 1917
  • Valanga a Canalone Lagoscuro, 25 Maggio 1918

Valanga a Malga Caldea (Val d’Avio)

di Walter Belotti

Dalla scorsa estate hanno trovato finalmente un’identità e saranno ricordati in perpetuo i 39 operai militarizzati deceduti sotto la valanga di Malga Caldea dell’8 Marzo 1916. Il Museo della Guerra Bianca in Adamello, di cui sono il Presidente, ha infatti realizzato e posto in opera un cippo in granito sul luogo dove avvenne la sciagura in occasione del Centenario di tale tragico evento. Sulla strada che sale al Rifugio Garibaldi e all’Adamello, ai luoghi simbolo delle epiche battaglie della Guerra Bianca, è ora possibile fermarsi e recitare una preghiera per far memoria di questi “dimenticati” dalla storia della Grande Guerra. Nell’inverno del 1916, la notte di mercoledì otto marzo, alle ore ventidue, una enorme valanga scesa dalle scoscese pareti delle Valli Incavate seppellì le baracche dove erano alloggiati gli operai addetti alla costruzione delle opere  militari in Val d’Avio

continua nel file sottostante con l’elenco dei caduti:

Valanga di Malga Caldea 08-03-1916


Valanghe a Fuchiade (Val San Pellegrino-TN)

Una terribile immagine degli effetti della valanga di Fuchiade. Foto privata, vietata qualsiasi riproduzione

In data 9 Marzo 1916 a Fuchiade (Fuciade in ladino) ci fu una valanga che fece circa una sessantina di vittime. I militari appartenevano al 7° Regg.Alpini Battaglione Val Cordevole e al 49° Regg.Fanteria. Per anni si è sempre pensato che la valanga avesse coinvolto solo gli alpini del 7°, mentre in realtà molte vittime furono militari del 49° Fanteria, in appoggio agli alpini per lo sgombero dalla neve delle strade e mulattiere.

In loro memoria:

Caduti valanga Fuchiade 09-03-1916

Fuchiade-Ufficiali 7 Alpini Val Cordevole- 1916Una bellissima immagine di ufficiali alpini del Val Cordevole a Fuchiade. Foto Archivio: Danilo Morell – Associazione Storica Cimeetrincee


Valanghe zona Tabià Palazze e zona Malga Ciapela (Marmolada)

Per la prima volta, dopo 103 anni, posso pubblicare un lavoro di ricerca particolarmente elaborato ed al contempo difficoltoso. Un lavoro di ricerca che senza l’aiuto di Danilo Morell non sarebbe stato possibile; anche Santo de Dorigo ha dato un contributo fondamentale alla ricerca. Di queste valanghe se n’è parlato per tanti anni, ma in modo errato, pensando che la valanga fosse solo una, o al massimo due. Questa ricerca analizza in modo dettagliato questi avvenimenti, portando alla luce non una valanga, bensì nove valanghe cadute nel raggio di circa 3 Km e nel giro di soli tre giorni, e se ci si sposta di pochi chilometri se ne aggiungono altre due, altrettanto devastanti, Malga Ciapela e Livinal, tanto da far vantare a questa zona un triste primato: la più alta concentrazione di valanghe in una zona limitata al cospetto del ghiacciaio della Marmolada.

Non c’è da dimenticare che 11 è il numero di valanghe conosciute (dato che ci perviene dalle vittime), ma sicuramente il numero di valanghe di piccole o grandi dimensioni e senza vittime fu ben più alto! La ricerca è stata difficoltosa anche per l’utilizzo, da parte dei militari, di toponimi diversi da quelli utilizzati dai locali: un esempio su tutti è il nome Ciamp d’Arei (esempio che ancora oggi, comporta dubbi). Nei documenti storici infatti si nomina la località Ciamp d’Arei, e la logica indicherebbe un luogo sotto Tabià Palazze (dove scorre il Rio d’Arei). Ciò nonostante, dopo attenti studi, sopralluoghi in quelle località e analisi della valanga, abbiamo ipotizzato che Ciamp d’Arei in realtà sia la località Ciampei (direzione Davedino).

Questa immane ricerca durata anni ha finalmente portato alla luce TUTTI i nomi dei caduti e per ognuno di essi in quale circostanza morì: un numero che fa paura e che fa venire i brividi:

153 morti per le nove valanghe in zona Tabià Palazze, 92 per le due della zona di Malga Ciapela, per un totale di 245 morti!

Anche se permangono alcuni dubbi e non si conoscono ancora alcune sfaccettature di questi eventi, questa lunga e difficoltosa ricerca è stata un doveroso tributo alle 245 vittime di quella che si può definire

la tragedia bianca della Marmolada*”:

Caduti valanghe Tabia Palazze 09-03-1916

Caduti valanghe Malga Ciapela e Livinal 09-03-1916

Di seguito una piccola raccolta delle foto dei caduti di quelle terribili giornate. Il numero di foto purtroppo è ancora basso: se qualcuno avesse foto di questi caduti (o in generale del 51° Fanteria), lo segnali!Grazie!

Foto caduti valanghe Tabia Palazze, Malga Ciapela e…

*(ricordo nella stessa zona della Marmolada una tragedia ancora più grave, quella del 13 Dicembre 1916: alle 6 del mattino una immensa massa di neve si stacca da Punta Rocca e precipita sul villaggio di baracche del Gran Poz. Morirono circa 300 soldati austriaci)

Valanga-9Marzo-2Una immagine storica della valanga di Sottoguda: la strada per i Serrai si trovava alle spalle del fotografo, mentre a destra si intravedono le case degli abitanti. Foto Archivio: Danilo Morell – Associazione Storica Cimeetrincee

Ecco la preziosa testimonianza di un caduto in questa valanga, Mearelli Angelo di Perugia, che scrisse cartoline alla famiglia sino a poco tempo prima della sua terribile morte (prossimamente):

Le cartoline e la ricerca appartengono all’Archivio Danilo Morell, che ringrazio della collaborazione…

Ringrazio anche Alessandro Vanni per la preziosa collaborazione in queste ricerche!


Valanga a Val Male (Col dei Cistri-Belvedere)

La valanga scese dalle pendici occidentali del Cimerlo ( Pale di San Martino) lungo l’impluvio della Val Male travolgendo i baraccamenti che vi erano stati posti e dove trovavano aloggiamento i bersaglieri del 4° btg del 2° bersaglieri impegnati nella costruzione di una strada di avvicinamento a San Martino di Castrozza lungo il versante occidentale delle Pale e nel presidio dei posti avanzati sul costone occidentale della Val della Vecchia, molto più a nord del luogo. Sia il riassunto storico del 2° bers. che altre fonti citano erroneamente come luogo della sciagura la Val della Vecchia. Va detto che un valligiano di Siror aveva messo in guardia dal posizionare le baracche in quel luogo soggetto a valanghe, ma non era stato credutoi e anzi accusato di essere una spia austriaca.

Le vittime furono 80 e oltre ai bersaglieri vi furono anche sventurati fanti di una sezione mitragliatrici del 31° fanteria, distaccati in linea mentre il resto del reggimento era a riposo a Feltre. Le salme furono sepolte in località Poline a sud ovest del Col dei Cistri, alcuni con il nome e la maggioranza in fossa comune. Il luogo è tuttora detto Poline dei Morti, vi era un monumento con lapide , lapide che ora si trova presso la cappella dell’ex cimitero militare di Fiera di Primiero dove furono spostati verso il 1920 (testo di Santo De Dorigo che ringrazio!)

Caduti valanga Val Male 09-03-1916


Valanga a Caserma Campellio (Valsaviore)

Foto valanga campellio Andrea Bianchi1Il momento successivo alla valanga di Caserma Campellio. Foto di Andrea Bianchi che ringrazio per la concessione. Vietata la riproduzione

Tra l’una e mezza e le due e mezza del pomeriggio del 3 aprile 1916 una terribile valanga travolse in pieno la Caserma Campellio (staccatasi dall’omonimo Monte), poco sopra il Lago d’Arno in Valsaviore. I militari coinvolti appartenevano per la maggioranza al 39° Reggimento Fanteria (10ª Compagnia) e nella restante parte al 5° Reggimento alpini, Battaglione Edolo (51ª Compagnia) e al 6° Regg.Artiglieria da Montagna. Furono 86 le vittime che furono trasportate, tramite teleferica, al cimitero, creato appositamente, di Isola, una frazione di Cevo. Successivamente le vittime furono traslate al Cimitero Vantiniano di Brescia. Si racconta che i soldati, al momento della valanga, si trovassero all’interno della Caserma poichè era il momento della consegna della posta.

L’albo d’Oro ufficiale dei caduti della Prima Guerra Mondiale, in merito a questi caduti, ha spesso dato informazioni errate sul luogo della valanga: per alcuni caduti infatti il luogo di morte riportato è l’Altopiano di Asiago. Il motivo di questo errore è probabilmente da attribuire ad un fattore geografico: difatti vicino a Treschè Conca, paese dell’Altopiano di Asiago, esiste una località chiamata Campiello. Da qui probabilmente la confusione con Campellio. Nel caso estremo di 4 soldati morti in questa valanga, l’Albo d’Oro riporta addirittura “morto per ferite riportate in combattimento”, sbagliando completamente la causa di morte. Per i restanti caduti, come luogo di morte, viene riportato un generico “Monte Tonale”:

Caduti valanga Caserma Campellio 03-04-1916

Per vedere la commemorazine del centenario avvenuta il 03/04/2016 a Cevo, andare nella pagina dedicata: “Pubblicazioni-Articoli-Manifestazioni

Grazie al Colonnello Stevano Carlo, ufficiale nella Grande Guerra, posso inserire una straordinaria testimonianza visiva di quel terribile giorno, di quella terribile valanga…

Foto valanga Caserma Campellio di Carlo Stevano

questo file e tutta la documentazione al suo interno è coperta da copyright. Vietata la riproduzione

“Del Colonnello Carlo Stevano, nostro prozio, abbiamo poche notizie. E’ nato a Torino il 3 giugno 1861, ha  abbracciato la carriera militare raggiungendo…”

continua a leggere nel file seguente:

Il Colonnello Carlo Stevano

Ringrazio infinitamente Luisa e suo padre Alberto Stevano per aver condiviso il materiale del loro avo Carlo Stevano e per avermi permesso di pubblicarlo proprio in questa sezione


Valanga a Passo della Sentinella-Sasso Fuoco (Val Popera)

Foto tratta dal libro di Antonio Berti “Guerra in Cadore” del 1936, edito dal 10° Regg.Alpini, Magnifica Comunità Cadorina

La Morte Bianca, 9 Novembre 1916. L’inverno precoce sorprende le truppe ancora sistemate su tutte le posizioni in baracchette leggiere, talune di solo cartone catramato, parecchie per necessità collocate in luoghi molto esposti alle valanghe, con pochi viveri di riserva. La teleferica Creston Popera-Sasso Fuoco-Passo della Sentinella, che alimenta le posizioni al sommo del Vallon Popera, è predestinata ad essere distrutta alle prime grandi nevicate. Paurosamente tragico il 9 novembre!La giornata della Morte Bianca!…

Così descrive quel terribile giorno Antonio Berti, nel libro “Guerra in Cadore” (1936). Non è stato semplice ricostruire i fatti poichè, come conferma il Berti, fu una terribile giornata, con una caduta di valanghe impressionante. E lo spirito di cameratismo ed il valore umanitario fu una delle cause di morte maggiore, poichè molte vittime furono gli stessi soccorritori che volevano aiutare compagni che chiedevano aiuto…

Caduti valanghe Passo Sentinella-Sasso Fuoco 09-11-1916


Valanga a Forcella Plumbs (Val Degano)

Foto di un pezzo da 149G a Plumbs, sullo sfondo la Forcella omonima. Foto di Domenico Grazioli tratta dal libro “La Grande Guerra in Alta Val Degano” di Pierluigi Giampaoli

Articolo di Giacomo Pinna

Nel Luglio 1916 si ha notizia della presenza della 479ª Batteria del 2° Art. da Fortezza con pezzi da 95 che batteva oltre al Passo Volaia, Passo Giramondo, Pal Piccolo e Passo Monte Croce Carnico. Proprio il raperto della 479 Batteria era il reparto degli artiglieri che alloggiavano in baracche costruite sul versante sud del Monte Gola, sui pascoli alti della malga. Una di queste fu edificata anche con l’apporto della manodopera locale, che avrebbe sconsigliato di costruire in quella posizione per il pericolo valanghe. Ma gli ufficiali non tennero in considerazione i pareri discordanti ritenendo primaria la necessità di avere gli uomini vicino ai pezzi che sarebbero prontamente intervenuti in caso di necessità. I primi giorni di novembre del 1916 iniziò ad impervesare il maltempo: si alternavano nevicate intense a tormente che duravano più giorni. Il 21 l’altezza media della neve superava abbondantemente il metro e in molti punti gli accumuli causati dal vento diventavano sempre più pericolosi. Quel giorno si staccarono moltissime valanghe: una di esse precipitò sulle baracche seppellendola con i suoi 31 occupanti che rimasero soffocati. Il destino colpì anche un barbiere, un commilitone che era salito da Collina per il suo servizio. Il trasporto delle salme venne fatto con le slitte dei paesi resisi disponibili. I corpi furono portati nella Chiesa di San Michele e stesi sul nudo pavimento senza bare. Furono in seguito, dopo la mesta cerimonia, inumati nel sagrato della chiesa e disposti su 4 file dove ancora oggi troneggia la grandiosa lapide che li ricorda…

Successivamente i militari fuono poi traslati al Sacrario di Udine…in loro memoria:

Caduti valanga Forcella Plumbs 21-11-1916

Cippo in memoria dei 31 travolti dalla valanga a quota 1850 con lo sfondo di forcella Plumbs. Inaugurato l’11\09\2016 e posizionato dove avvenne la tragedia a poca distanza dagli accantonament. Grazie a Giacomo Pinna per le foto e per l’articolo


Valanga in Val Chiese-Val Daone

Nel periodo che va dall’11 al 18 Dicembre 1916 nella Val Chiese, caddero sei valanghe, provocando tantissime vittime tra i militari (120 morti accertati, 5 in verifica): contando il totale delle vittime, si può affermare che fu una delle tragedie più grandi nella storiografia della “guerra bianca”. Grazie al fondamentale aiuto dell’alpino Armani Antonio, che ha curato la parte storica e geografica, e la mia ricerca nel trovare i nomi delle vittime, oggi, a distanza di 100 anni, si può far luce su questa triste pagina di storia.

Articolo di Armani Antonio

(segretario Gruppo Alpini e Avis di Pieve di Bono e soccorritore del Soccorso Alpino Val Chiese):

La brigata Modena del 41° Fanteria giunse in Val del Chiese, estremo lembo ovest meridionale del Trentino, allora Tirolo Austria, il giorno 11 novembre del 1916, proveniente da Brentonico, monte Baldo, ma aveva già alle spalle i combattimenti sul monte Nero, ed ai sette Comuni di Asiago. La Val del Chiese, settore Giudicarie, era un fronte giudicato tranquillo, difatti vi venivano inviate le truppe per “riposare”, ma non si era tenuto conto dell’inverno, delle valli strette circondate da alte montagne sopra i duemila metri, dove le valanghe se cadde troppa neve sono un nemico sempre in agguato. Le prime avvisaglie si erano già avute nel mese di febbraio ed a farne le spese erano stati una quindicina di fanti della 77° brigata Toscana, poi i giorni 11 e 12 marzo era toccato a cinque o sei fanti della 33° brigata Livorno. Ma il giorno di Santa Lucia, 13 dicembre 1916 è una giornata nera per quella zona, infatti caddero ben 4 valanghe: a Bruffione di Mezzo, a Porta di Bosco, al lago di Casinei ed a Clef-Ribor, che travolsero baracche e insediamenti della brigata.

di Musi Silvia:

I militari appartenevano al 41° Regg.Fanteria. Le vittime furono sepolte inizialmente nel cimitero di Malga Clef e Pianoro Tre Malghe (oggi Malga Nuova), poi al Cimitero di Condino, infine traslati al Sacrario Casteldante di Rovereto:

Caduti valanga Val Chiese 13-12-1916

L’ex cimitero di Malga Clef, con il pannello che ricorda i nomi dei militari che vi furono sepolti: vi sono molti errori di dati in questo elenco, probabilmente dovuti alla mancanza di informazioni nel periodo della guerra. Questo ex cimitero è costantemente ben tenuto dal Gruppo Alpini di Pieve di Bono


Valanghe del 53° e 54° Regg. Fanteria

La Brigata Umbria fu pesantemente colpita dalle valanghe durante la guerra. E si trovano poche testimonianze soprattutto a riguardo della valanga più terribile, quella avvenuta il 29/02/1916 in Val Rimbianco e che fece circa 30 vittime. In loro memoria:

Caduti valanghe 53° e 54° Fanteria

Ringrazio Danilo Morell per l’aiuto e per le foto


Valanga a Vallon Tofana-Val Costeana

cianzope-inverno-1916Cianzopè, inverno 1916. Archivio Loris Lancedelli, Museo Tre Sassi Valparola Cortina

Alle 18 circa del 13 Dicembre 1916, in zona Vallon Tofana, si staccò una enorme valanga che, a quota 1808, colpì in pieno una colonna di soldati della 3ª Batteria del 1° Regg. Artiglieria da Montagna. Morirono quasi 100 militari. Quei pochi corpi che furono subito trovati, furono sepolti in un prato a Cianzopè: la neve, in quei luoghi, raggiunse anche i nove metri di altezza. Le altre vittime furono seppellite nella primavera successiva, sempre in zona Cianzopè, allo sciogliersi della neve; furono poi traslati, negli anni ’30-’40, al Sacrario Pocol:

Caduti valanga Vallon Tofana-Costeana 13-12-1916

luogo-ex-cimitero-cianzopeCianzopè oggi. Foto di Carlo Magistrali-ANA Piacenza. Il prato oggi dove, nel 1916-1917, furono sepolti i militari morti in questa valanga

cianzope-primavera-1917Cianzopè, primavera 1917. Archivio Loris Lancedelli, Museo Tre Sassi Valparola Cortina

Il lavoro di seppellimento delle vittime della valanga allo scioglimento delle nevi nella primavera del 1917.

Ringrazio infinitamente Carlo Magistrali e Loris Lancedelli per l’aiuto ed il contributo nella ricerca e studio di questa valanga


Valanga a Pieve di Livinallongo

Livinè Basso, 17 Marzo 1916. Grazie a Danilo Morell per la foto!

Durante la notte del 13-14 Dicembre 1916 una grossa valanga investì in pieno le baracche militari dove erano alloggiati i soldati della 694ª Centuria, addetti allo sgombero strade. Ci sono ancora solo ipotesi del luogo di caduta della valanga, cioè o il Col di Lana o il Sief, come è ancora ipotesi il luogo preciso dove erano ubicati i baraccamenti, anche se è probabile fossero posizionati sulla strada che da Pieve di Livinallongo porta alla frazione di Livinè:

Caduti valanga Pieve di Livinallongo 13-12-1916


Valanga a Padeon-Valgrande


Valanghe Monte Cukla-Rombon

articolo di Massimo Peloia

Il tratto di fronte del Sottosettore Rombon fu teatro di aspri combattimenti, soprattutto nei primi due anni di guerra. Il monte Rombon (q. 2208), sovrastante l’abitato di Plezzo, costituiva uno dei baluardi della difesa austriaca dell’Alto Isonzo; malgrado i numerosi attacchi, non venne mai conquistato dagli alpini italiani. La sottostante cima del Cukla (q. 1766), presidiata dall’inizio guerra da reparti di fanteria austriaca, venne invece occupata una prima volta il 23 agosto 1915 da due plotoni delle compagnie 1ª e 4ª del Battaglione Ceva, inquadrate nel Battaglione Speciale Bes e successivamente ripresa dagli austriaci con un’azione di sorpresa in pieno inverno, il 12 febbraio 1916.  Inutili furono i tentativi italiani di riconquista del 14 febbraio e 20 marzo. Nel mese di maggio, all’attacco del giorno 4 da parte dei soldati Bosniaci del 4° Reggimento, seguì il contrattacco del giorno 10 che portò gli alpini dei Battaglioni Bassano, Saluzzo e Ceva a riprendere la cima e la colletta Cukla. Il Rombon, dopo i vani tentativi di agosto e settembre 1915, fu nuovamente attaccato il 16 settembre 1916 dagli alpini di sei diversi Battaglioni, ma l’azione si concluse con un sanguinoso insuccesso. Si trattò dell’ultimo evento di guerra; già i giorni successivi cominciò a cadere la prima neve e l’inverno portò copiose nevicate, seppellendo sotto diversi metri di coltre bianca i ricoveri delle truppe. Presto ebbe inizio l’incubo delle valanghe: nella notte del 13 dicembre rimasero sepolte le baracche ai Roccioni Cukla, causando la morte di otto soldati della 4ª compagnia del Battaglione Ceva (*). Le sciagure più gravi si verificarono il 16 gennaio 1917: alle ore 6,30 una valanga si rovesciò sui baraccamenti occupati dalla 14ª compagnia del Battaglione Borgo San Dalmazzo, presso i rovesci del Cukla, seppellendo quaranta militari. Le operazioni di soccorso, malgrado l’imperversare della tormenta, consentirono di salvare la maggior parte dei sepolti, tuttavia 15* alpini persero la vita e 20 rimasero feriti. Nello stesso giorno anche il Battaglione Saluzzo, alla sottostante quota 900 subì la medesima sventura, perdendo 10* soldati e altri 17 risultarono dispersi.

*anche questi soldati sono elencati e ricordati nel file

*i dati sono estrapolati dal diario storico dei vari Battaglioni: in realtà il numero delle vittime è maggiore

Ho cercato di ricostruire, con la costante consulenza storica di Massimo Peloia, il numero dei caduti in queste valanghe, verificando i dati e cercando gli atti di morte di ogni militare; per alcuni non è stato possibile recuperarlo, ma l’elenco è quasi completo:

Caduti valanghe Monte Cukla e Rombon


Valanga a Canalone Lagoscuro (Adamello)

Foto e riscostruzione geografica a cura di Gabriele Molo che ringrazio per la collaborazione

Schizzo tratto dal libro:”Guerra alpina sull’Adamello, 1917-1918″ di Vittorio Martinelli, Edizioni Povinelli”

Ho inserito questo schizzo per confrontare i due diversi luoghi in cui ipoteticamente cadde la valanga. Nella prima foto il luogo è stato tracciato in base ai dati degli atti di morte che indicano Canalone Lagoscuro, mentre questo schizzo indica che la valanga avvenne in prossimità della Bocchetta Gendarme (come indicato anche nel Diario Storico del Pallanza). Come si può notare dalla didascalia, anche se il disegno fu fatto da un testimone, non è privo di errori…

Di seguito inserisco una seconda foto, riguardante una seconda ipotesi di collocazione del Canalone Lagoscuro e di conseguenza della caduta della valanga. La seconda ipotesi dà credito ai diari storici del Battaglione che colloca la valanga sotto la Bocchetta Gendarme e dà credito alla testimonianza di un sopravvissuto del Battaglione Edolo, che in quei giorni si trovana in quella zona:

Per salire in quota, dopo una mulattiera, abbiamo preso un canalone che arrivava fino a Prà dell’Or, per poi portarci al Pisganna. Noi ci tenevamo sulla destra del canalone, addossati alle pareti rocciose, stavamo assieme alla 50ª compagnia. Nel punto dove il Canalone saliva a zig zag abbiamo cominciato a sentire un rumore spaventevole, mescolato a scoppi e tuoni: «la valanga, la valanga» abbiamo gridato a quelli che stavano sotto perché si mettessero sui fianchi, protetti dalle rocce. […] Poi sono incominciati i versi dei feriti, le grida di aiuto…Senza aspettare nessun ordine ci siamo messi a correre verso il in basso, per prestare soccorso ai nostri compagni della 50ª che era stata investita in pieno (nessun morto risulta fortunatamente in questa valanga, n.d.t.).

[…] Mentre tiravamo fuori i feriti, sentiamo da lontano un altro rumore molto forte, che ci ha spaventati tutti: «Attenti è facile che se ne distacchi ancora di neve». Infatti veniva giù dalla Punta del Lagoscuro e dal Paradiso, prendeva velocità nella discesa e rotolava giù come una furia, una montagna di neve che sarà stata larga da qui alla stazione del treno, cioè più di mezzo chilometro e si infilava sotto i roccioni e sbatteva per aria tutto quello che trovava…

Testimonianza del soldato Bernardo Romelli di Sonico, dal libro “Mondo popolare in Lombardia – 9 La Grande Guerra – Operai e contadini lombardi nel primo conflitto mondiale” – Silvana Editoriale – a cura di Sandro Fontana e Maurizio Pieretti

Caduti del battaglione alpini “Pallanza” nel Canalone Lagoscuro – gruppo dell’Adamello – Cresta Castellaccio – Payer – Lagoscuro

di Amerigo Pedrotti

L’episodio s’inquadra nella grande battaglia di fine maggio 1918, che si concluse con la conquista della Conca di Presena e gran parte della cresta dei Monticelli a sud del Passo del Tonale. L’operazione venne preparata con molta attenzione e dovizia di mezzi, facendo tesoro degli errori commessi nel 1915, prima con l’abbandono del Passo Paradiso alla dichiarazione di guerra e poi con il tentativo di riconquista del giugno successivo, vano come gli altri successivi verso la cresta dei Monticelli nella seconda metà dello stesso anno.

Nel 1918 tre anni di guerra avevano insegnato molto, per cui fu approntato un piano dettagliato e minuzioso, che prevedeva la conquista della Conca di Presena con i rilievi soprastanti a sud (Cresta Maroccaro, Cima Presena) e della catena dei Monticelli a nord della stessa e soprastante il Passo del Tonale. Un grande schieramento di artigliere avrebbe dovuto supportare l’attacco a tenaglia di reparti alpini provenienti dalla conca del Mandrone attraverso i Passi Maroccaro e Presena, dal Passo Tonale attraverso il Passo Paradiso (o del Monticello), dalla cresta Lagoscuro-Castellaccio. Gli attaccanti erano alpini dei battaglioni M.Mandrone, M.Cavento, Edolo ,M.Granero, Pallanza, Val Brenta, Tolmezzo, M.Rosa, a cui si aggiunse il III Reparto d’assalto.

Le cose andarono per il meglio, ed i combattimenti dal 25 al 28 maggio 1918 su creste e vette innevate, su ghiacciai, anche intorno a quote oltre i 3.000 m. (che per questo assunsero anche la denominazione di “battaglia bianca”), si conclusero con la conquista di quasi tutti gli obiettivi prefissati: la Conca e la Cima Presena, la Cresta del Maroccaro, la Cima Zigolon, la Cresta dei Monticelli tranne la quota piu’ ad est m.2.432 verso la Val di Sole, il Passo Paradiso (o del Monticello). In tal modo agli austro-ungarici veniva preclusa la vista sull’alta Val Camonica e veniva rafforzato il dominio italiano sul Passo del Tonale.

Vi presero parte diversi battaglioni alpini, tra i quali il “Pallanza”, del 4°reggimento, che doveva concorrere all’azione da sud con altri. Il reparto, partito da Sozzine (località nei pressi di Ponte di Legno) nella notte tra il 24 ed il 25 maggio, risalendo la Val Narcanello nella marcia di avvicinamento alle posizioni d’attacco attraverso la Conca del Mandrone, alle ore 00,20 del 25 fu travolto da una valanga nel Canalone Lagoscuro, discendente dalla cresta Payer-Lagoscuro verso la Conca Mandrone. Furono investiti 110 alpini del battaglione, tra i quali vi furono 57 morti e 35 feriti, per la maggior parte della 282^ compagnia, ma ve ne furono anche della 283^ e della 302^, come risulta dagli atti di morte recuperati presso i Comuni di residenza.

Tra i caduti identificati, vi erano lombardi della provincia di Varese, ma anche molti piemontesi ossolani e del verbano, delle province di Asti, Alessandria, Cuneo, Torino, emiliani di quelle di Reggio Emilia, Modena, Piacenza, marchigiani di Macerata, Veneti di Belluno, Verona e Padova, liguri di Savona, abruzzesi di L’Aquila e altri di diverse regioni italiane. Il reparto era composto da sciatori – “skiatori” il termine allora usato, da poco costituito insieme ad altri, prelevando elementi scelti da vari altri battaglioni alpini, che sapessero muoversi su roccia, ghiaccio e neve. Tre gli ufficiali del battaglione che perirono nella circostanza: furono i tenenti De Maria Ernesto di Varese e Zucconi Giovanni Battista di Camerino (Mc), e l’aspirante ufficiale Fiaccadori Ermes di Guastalla (Re). I morti del “Pallanza” furono seppelliti nel cimitero di guerra nei pressi del grande albergo di Ponte di Legno, a fianco della strada per il passo del Tonale, da dove furono successivamente traslati nell’attuale Sacrario del Passo.

Non risulta che all’epoca la sciagura di così vaste proporzioni, la maggiore per numero di vittime per valanga su quel fronte, avesse avuto grande risonanza, forse offuscata dall’euforia della vittoriosa battaglia dei giorni immediatamente successivi, e da quella di metà giugno.

Nel file seguente troverete, dopo anni di studio, la ricerca sui caduti a cura di Silvia Musi ed Amerigo Pedrotti. La ricerca non può dirsi di certo conclusa: speriamo, nel tempo, di poterla ampliare con altri documenti, foto e testimonianze, ma certamente oggi, a 100 anni da questa disgrazia, quei poveri alpini potranno essere degnamente ricordati…

Caduti valanga Canalone Lagoscuro 25-05-1918

Foto delle lapidi dei militari morti nella valanga nell’ex-cimitero di Ponte di Legno. Foto tratta dal libro:”Guerra alpina sull’Adamello, 1917-1918″ di Vittorio Martinelli, Edizioni Povinelli”


Desidero ringraziare amici e ricercatori che collaborano con questa ricerca:

Gianni Mandelli, L.B., Leonardo Pianezzola, Gian Luca Chiericati, Valter Marchetto, Danilo Morell, Giuseppe Zilotti, Amos Conti, Amerigo Pedrotti, Alessandro Vanni e il forum di Cimeetrincee per l’aiuto e la collaborazione e i numerosi Comuni contattati per la disponibilità dimostrata

Desidero infine ringraziare Santo De Dorigo per la sua collaborazione e per la sua ricerca sulle valanghe pubblicata su Aquile in Guerra del 2012

11 thoughts on “Grandi VALANGHE: le vittime

  1. Davide Masperi says:

    Buonasera,
    Tra i caduti provocati dalla valanga di Padion – Valgrande è riportato come incerto tal De Riu Giovanni.
    Le segnalo che il nome corretto è Deriu Giommario.
    Sull’albo è indicato come Giomario e come appartenente al 8* fanteria mentre data e luogo di morte corrispondono.
    Ho in collezione il suo attestato di medaglia bronzo nemico alla memoria.
    Cordialmente Davide

  2. Manuela says:

    Buonasera Silvia,
    ho letto appassionatamente questa sezione veramente interessante per non dire indispensabile per la ricerca che sto facendo sui militari caduti nella mia famiglia. Ho trovato nella sua lista Gasparini Verardo e Storchi Lucinio (del quale non ho trovato nessuna foto tra i documenti che aveva mio nonno e me ne rammarico) e sto cercando di integrare le informazioni con quelle presenti su Istoreco e Albo d’Oro ma non riesco a trovare il luogo esatto di sepoltura. Lo stesso vale per Stacchezzini Primo e Stacchezzini Plinio. Posso chiedere nuovamente il suo aiuto? La ringrazio anticipatamente. Manuela

  3. Paolo Mastrodonato says:

    Sto cercando mio nonno morto sul Carso ho seppellito a redipuglia nel 1918
    Con 1′ guerra mondiale era fante Mastrodonato Donato nato a Bisceglie ( Bari)
    Stavano per rientrare quando fu colpito ,
    Mi fate sapere alcune notizie per poter andare a trovare almeno dove ce il suo nome
    Vi ringrazio Paolo M.

    • admin says:

      Provi a contattare il Sacrario di Redipuglia e chiedere se il suo avo è lì sepolto…Hanno gli elenchi…

  4. SIMONA BIANCHI says:

    Gentile Sig.ra Silvia, che piacere leggere questa sua risposta!!! Le faro’ avere a piu’ presto la foto del mio prozio Bernini Ulisse, mentre l’altro prozio e fratello di Ulisse, ossia Bernini Iseo ed il loro padre Bernini Arnaldo, dai ricordi della mia mamma risultavano deceduti di spagnola, ma non so se a casa o al fronte. Mi piacerebbe poter verificare anche il luogo della morte che risulterebbe essere il CAMPO 020 provero’ a verificare sul sito degli albi dell memoria oppure a rivolgermi ad Istoreco. Credo che potrebbero essere in grado di risalire dal nominativo e data morte, oltre che il battaglione 70 al luogo in cui nei giorni della morte si svolgeva la battaglia in cui perse la vita? Nella foto ritratto che ho a casa sul cappellino, oltre al simbolo della corona c’e’ anche il numero 31 o 34, non si vede bene. Grazie grazie e ancora grazie per le sue preziose informazioni e per l’interessamento anche presso il Tempio della Pace. Le faro’ avere la foto di Ulisse al piu’ presto. Cordiali saluti Simona

  5. SIMONA BIANCHI says:

    Buonasera Sig. Milo, i miei bisnonni e prozii sono di San Rocco di Guastalla, sto cercando informazioni sul fratello del nonno Bernini Ulisse nato a San Rocco il 01/01/1899 e deceduto nel 1918 per ferite di granata. Suo fratello Bernini Iseo e’ deceduto di spagnola, cosi’ come il mio bisnonno Bernini Arnaldo. Le chiedo se ha delle informazioni. Grazie Simona

    • admin says:

      Gentile Simona, le scriverò anche via mail, per spiegarle tutto….
      Come ho scritto sul sito nella sezione dei caduti guastallesi, le informazioni e di dati di ogni singolo caduto li ho estrapolati sia dall’albo caduti ministeriale, sia dal libretto “ai caduti guastallesi” fatto nel 1922 dal Comune di Guastalla….La dicitura riguardo al Bernini Ulisse (come per gli altri) “morto a Cittadella e ivi sepolto”, è riferita alla PRIME sepolture che venivano fatte nel primo dopoguerra….Negli anni successivi questi piccoli cimiteri non potevano più contenere il gran numero di soldati, per cui le salme furono trasferite in Sacrari più grandi….Difatti la voce LUOGO DI SEPOLTURA è quella definitiva (è anche segnalata in verde-grassetto)…..Ho telefonato personalmente al Tempio Antoniano della pace di Padova e mi hanno confermato che il Bernini Ulisse è là sepolto…..
      Di tutte le sepolture definitive dei soldati guastallesi ne ho fatta singola verifica….
      Per quanto riguarda i fratelli del Bernini Ulisse, cioè Arnaldo e Iseo non ho trovato riscontro sull’Albo caduti….se lei avesse informazioni da inoltrarmi, gliene sarei grata, così potrò inserire anche loro nell’elenco dei caduti…
      Per quanto riguarda la foto dell’Ulisse (ed eventualmente dei fratelli) sarò BEN LIETA di pubblicarla!!!!
      Attendo sue notizie
      A disposizione
      Silvia

  6. SIMONA BIANCHI says:

    STO CERCANDO LA SEPOLTURA DEL FRATELLO DI MIO NONNO ED HO TROVATO ALCUNE INFORMAZIONI TRAMITE IL VS. SITO – SI CHIAMAVA BERNINI ULISSE NATO A GUASTALLA (FRAZ. SAN ROCCO) il 01/01/1899 e morto per ferite di granata – era soldato nel 70° Reparto d’Assalto . Risulterebbe deceduto al campo 020 a Cittadella e ivi sepolto, ma in un altro punto dice che sarebbe sepolto presso : Tempio Antoniano della Pace (Parrocchia S.S. Nome di Gesù) di Padova. Ho provato a cercare anche presso i luoghi di sepoltura del ministero ma non risulta nulla. Come posso verificare il luogo di sepoltura? Mi piacerebbe anche capire qqs della zona dove e’ deceduto,e se qualcuno anche dopo tanto tempo avesse dei ricordi? dove posso guardare? Grazie non pensavo sarei riuscita a trovare qqs avete fatto un lavoro splendido. Ho anche una foto di mio nonno e sarei felice se voleste pubblicarla. Attendo vs. informazioni. Grazie Simona

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