Monte Cauriòl – Lagorai -

Cenni Storici:

di Giacomo Bornancini

 

Monte Cauriol e la battaglia per il suo possesso: 23 – 27 agosto 1916

Siamo sulla cima del Monte Cauriol, a quasi 2500 metri di quota. Lo spettacolo è stupendo e la vista spazia a 360 gradi sulle Dolomiti e su gran parte della mastodontica muraglia delle Alpi di Fassa. Volgendo lo sguardo a nord si può osservare il sinuoso profilo della Val di Fiemme, con i paesi adagiati in fondovalle o su ameni terrazzamenti. Orientando lo sguardo a meridione appare, più in basso, il lungo e quasi rettilineo solco del torrente Vanoi, chiuso molto più lontano dalla cuspide piramidale del Monte Pavione e dal lungo crinale calcareo delle Vette Feltrine, confine di stato fra la monarchia danubiana ed il regno d’Italia alla vigilia della Grande guerra. Dal luogo ove ci troviamo si può quindi scorgere, in una bella giornata di sole, gran parte del territorio abbandonato dalle truppe imperial-regie in questo settore, dopo il 24 maggio 1915. In particolare, è perfettamente visibile il teatro operativo nel quale si trovarono ad agire le unità italiane in tutte le fasi del loro farraginoso avvicinamento alla potente linea difensiva asburgica. Non solo. Il massiccio del Cauriol domina anche l’intera Val Cia, l’importante valico di Sadole e parte della valle che da quest’ultimo discende a Ziano che, nei primi anni del Novecento, rappresentava la via di comunicazione privilegiata fra la Val di Fiemme ed il Vanoi. Per questi elementi distintivi, il Cauriol divenne per il comando asburgico una posizione di assoluto valore strategico. Una preziosa specola dalla quale controllare tutti i movimenti dell’avversario e le cui vicende belliche hanno inizio con la costruzione delle prime opere difensive imperiali nella primavera del 1915, quando le ostilità erano solamente presagite. Inserito nel più ampio contesto difensivo delle Fassaner Alpen, il monte Cauriol, con le attigue cime del Cardinal e della Busa Alta, fu nel 1916 il teatro di un’incredibile guerra d’aquile che ebbe come protagonisti le truppe da montagna di entrambi gli eserciti, ma anche fanti provenienti dalle regioni meridionali della penisola italiana, dalla Bosnia-Erzegovina o dall’Ungheria. La genesi delle operazioni contro il Cauriol è da ricercare nelle aspirazioni dei regi comandi di ottenere quei successi che fino alla primavera del 1916, nonostante le ottimistiche previsioni anteguerra, erano palesemente mancati. Sollecitato dall’ambizione di ricacciare sulle posizioni di partenza le forze austro-ungariche, dilagate ben oltre i “sacri confini” della patria durante la Strafexpedition, l’esercito italiano schierato sul fronte del Trentino e del Cadore, operò nell’estate del 1916 una massiccia e vasta (troppo vasta) controffensiva che per la prima volta dall’inizio della guerra coinvolse parzialmente anche le Alpi di Fassa. Uno sfondamento sul lato sud-est delle difese asburgiche, se ben alimentato, avrebbe infatti potuto minacciare il cuore del Tirolo di lingua italiana ed il raggiungimento della Valle dell’Adige, da parte delle regie unità, avrebbe costretto i comandi imperiali ad ordinare l’abbandono dell’intero Trentino. In realtà, le aspirazioni sul fronte giulio da parte del comandante di stato maggiore, generale Luigi Cadorna, fecero si che l’attacco contro il Lagorai orientale si riducesse ad una serie di operazioni delimitate nel tempo e nell’intensità.

Ad una prima fase operativa, concentratasi soprattutto attorno ai valichi di San Pellegrino, Valles e Rolle, dove i bersaglieri riuscirono ad espugnare l’aguzza vetta del Colbricon, ma la fanteria non ottenne successi risolutivi su Cima Bocche ed in Val Travignolo, ne subentrò una seconda che si condensò principalmente nell’alto Vanoi. È in quest’ultima che il Cauriol, ma soprattutto gli uomini che vi combatterono, salirono alla ribalta delle cronache. Lo fecero inaspettatamente gli alpini del battaglione Feltre che, coadiuvati dai commilitoni del Monrosa, nello stupore più assoluto, furono capaci dopo quattro giorni di aspra lotta, ad occupare la vetta del monte. Ma, a quasi cento anni di distanza, possiamo affermare che vi riuscirono anche i soldati ruteni ed austriaci che, al comando del tenente viennese Oskar Kurt Schmilauer, difesero ad oltranza la posizione loro affidata. Fu proprio l’attacco al Monte Cauriol, in seguito al fallimento dell’azione principale contro le cime di Cece e Valmaggiore ed i valichi omonimi, a dare agli italiani l’unica affermazione importante nella cruenta offensiva contro i bastioni porfirici della Alpi di Fassa. Un assalto che tuttavia non aveva ragioni di essere risolutivo, dal momento che secondo gli ordini impartiti dai regi comandi, l’azione contro “(…) una cima tanto ardua” doveva essere solamente dimostrativa. Quel tanto che bastasse da distogliere l’attenzione degli austro-ungarici dall’obiettivo prioritario. L’impresa contro il Cauriol avvenne con due colonne d’assalto. La prima, composta dal Monrosa e da alcune compagnie di fanteria, puntò alla vetta risalendo il costone sud-orientale; la seconda, costituita dal Feltre, aggredì il monte inerpicandosi lungo il ripido versante sud-ovest. Ma la marcia di avvicinamento all’obiettivo fu lunga, complessa e sino all’ultimo momento, nessuna delle due unità alpine, fu informata circa l’esatta meta di quella che inizialmente fu spacciata come una misteriosa esplorazione nella terra di nessuno tra l’alta Val Cia e la cosiddetta Regione colli (sud delle cime Cupolà e Litegosa). Si temeva forse che l’accidentale cattura da parte avversaria di qualche alpino o fante avrebbe potuto rivelare anticipatamente le reali intenzioni del comando italiano. In realtà tutto procedette secondo i piani ed alla sera del 23 agosto le avanguardie erano pronte all’attacco, acquattate nel fitto bosco di conifere ai piedi del Cauriol, presso Malga Laghetti. Le unità imperial-regie di stanza a Passo Sadole e sulle posizioni circostanti non si erano accorte praticamente di nulla, salvo l’aver notato e tormentato con qualche fucilata, il movimento del Feltre che nei giorni precedenti si stava trasferendo da Forcella Magna al Vallone Laghetti, passando per Malga Cupolà. In qualche modo l’ammassamento delle regie unità (Nucleo Ferrari) incaricate di assalire il tratto di fronte compreso fra Cima Cece e Cima Valmaggiore, aveva celato le sinistre manovre degli alpini effettuate all’ombra del Cauriol e la 55ª brigata da montagna asburgica non si attendeva di certo un attacco al monte. Le prime avvisaglie che qualcosa di serio stava bollendo in pentola si ebbero proprio nella notte sul 24 agosto, quando una pattuglia alla guida del tenente Schmilauer, comandante del presidio di vetta, s’imbatté nelle avanguardie degli alpini del Monrosa che lentamente si stavano avvicinando alle linee difese dai soldati del 49 reggimento di fanteria “Barone von Hess”. Il dado era ormai tratto e le penne nere, ormai scoperte, iniziarono senza indugio la loro marcia verso gli obiettivi che nel frattempo erano stati ben definiti dai comandi superiori. Iniziava in questo modo, quella che per la storiografia e la propaganda militare italiana sarebbe divenuta la battaglia più celebre delle Alpi di Fassa. Una sfida che portò alla conquista del monte da parte degli alpini del Feltre ed alla successiva epica guerra per il possesso delle vette circostanti. Cardinal e Busa Alta in particolare. Per ben tre giorni e tre notti, dal 23 al 27 agosto, la battaglia infuriò violenta sui versanti meridionali del monte e sulla vetta, avvinghiata per lunghi periodi da una densa cappa di polvere, generata dallo scoppio terrificante dei proiettili d’artiglieria e solcata dalle raffiche mortali delle mitragliatrici. Poveri soldati, austriaci, italiani e ruteni, furono accomunati da un unico tremendo destino, per il possesso di un fazzoletto di terra strategicamente insignificante, ma fondamentale secondo le tattiche in auge in quel drammatico frangente bellico. Alle 19,50 del 27 agosto 1916, la vetta del Cauriol cadeva in mano ai resti di uno sfinito plotone del Feltre che, in un ultimo disperato e sanguinoso sacrificio, riuscì a scacciare l’ormai esiguo presidio avversario. Una forza composta da pochissimi e laceri sopravissuti, al comando dell’intraprendente (ferito alla testa) tenente Schmilauer che, in un estremo sforzo di difesa, lanciò contro gli italiani le ultime bombe a mano prima di darsi alla fuga lungo la dirupata cresta occidentale, in direzione di Passo Sadole. Le riserve accorse in ritardo riuscirono solamente ad attestarsi su un frastagliato sperone roccioso ad ovest del Cauriol (quota 2396). Sommità che in seguito prese il nome Piccolo Cauriol. A nulla servirono, se non ad allungare la lista dei morti e dei feriti, i tentativi dei giorni seguenti da parte delle unità imperial-regie, rafforzate dai prestigiosi Landesschützen (le truppe da montagna dell’esercito asburgico), di rioccupare il monte. Il Cauriol rimase sino alla sconfitta italiana di Caporetto, in mano agli alpini.

Sono molti i testimoni dell’epopea di questo monte che, se dal punto di vista alpinistico non rappresenta nulla di eccezionale, dal lato umano nasconde fra le sue rocce ed i suoi anfratti, la storia di centinaia di uomini. Fra questi il cappellano militare del Feltre don Luigi Agostini, il quale, grazie ad uno scarno diario giornaliero appuntato su un taccuino e trasformato in seguito in un ben più compiuto racconto di guerra, ci tramanda un documento di straordinario interesse. Un memoriale intitolato semplicemente “Il Feltre 1915-1918” e nel quale sono narrate le vicende vissute dagli alpini da Monte Cima al Monte Grappa, passando naturalmente per il Cauriol. Dal suo racconto si apprendono molteplici particolari delle vicende che legarono indissolubilmente la montagna al Feltre, dalla conquista alla permanenza nei lunghi e rigidi mesi invernali. Un’altra dettagliata narrazione degli eventi vissuti sul Cauriol, ci perviene dall’allora tenente Schmilauer, come noto comandante del presidio di vetta fra il 23 ed il 27 agosto 1916. Sue le testimonianze che ci consentono di ricostruire, da parte asburgica, i momenti più significativi della battaglia. Non vanno poi dimenticate le opere letterarie di Carlo Basile, Paolo Monelli e Angelo Manaresi.

Fonte: Ringrazio infinitamente il Signor Giacomo Bornancini per la collaborazione e per aver scritto l’articolo.

9 Agosto 2011 – Monte Cauriòl

Ore 8.30 del mattino raggiungo comodamente in macchina, il Rifugio Cauriol (1600 metri) nella Valle di Sadole di Ziano di Fiemme (TN), base di partenza dell’escursione sul Monte Cauriòl e sede di un piccolo ma interessantissimo museo della Grande Guerra, ideato da Aldo Zorzi.

Parcheggiata la macchina, all’inizio del sentiero vi è un cippo commemorativo della Grande Guerra, con un proietto di mortaio austriaco da 305mm., su cui è incisa la frase:

Cauriòl 1916-1917, nel 50° della Battaglia, alla memoria dei caduti”

Imbocco il lungo ma comodo sentiero che sale verso il Passo Sadole (2.066 metri), immerso in questa piccola e silenziosa vallata….un ambiente verdeggiante e tranquillo, quasi a voler dare la possibilità, a coloro che intraprendono questo percorso storico, di soffermarsi a riflettere sui numerosi fatti accaduti su questo fronte, durante la Grande Guerra.

A metà tragitto di questo sentiero, scorgo su una roccia, un disegno, che sembra un graffito, forse un’aquila…..O forse è solo la mia immaginazione pensando al Battaglione Feltre….

Continuando il percorso si arriva ad un bivio: a sinistra il sentiero prosegue per la “via austriaca”, a destra, verso il Passo Sadole e la “via italiana”. Proseguo a destra e raggiungo il Passo, dove si intravedono i resti di alcune trincee e baraccamenti austriaci, rafforzati nel 1916, dopo la perdita della vetta.

Prima di imboccare il sentiero della via italiana che sale verso la vetta, mi soffermo tra i numerosi resti di baracche….Filo spinato, feritoie e mura diroccate caratterizzano il paesaggio del Passo Sadole. Mi immagino questo luogo nel 1916: un via vai di soldati che si adoperano per costruire questa serie di baraccamenti…. Il paesaggio è contornato da una splendida vista, Cima d’Asta, Cima Litegosa, il Piccolo Cauriòl e Monte Cauriòl.

Mi arrampico sino ad una trincea con una piccola feritoia ad arco e noto un sasso leggermente diverso dagli altri…sopra vi è inciso un 8 e la lettera “b”…non so se sia un graffito della Grande Guerra, oppure il resto di un vecchio segnavia….Lo lascio comunque nel luogo ritrovato e ridiscendo verso il sentiero. Prima di proseguire sosto un attimo presso una piccola croce, fatta con resti “ferrosi” della Grande Guerra e un piccolo Cristo in legno, qui depositati per rispetto a tutti i soldati, di qualsiasi nazionalità, caduti in questi luoghi.

Imboccata la via italiana, si comincia a salire verso la verdeggiante valletta che si trova alla base tra i due Cauriol, chiamata “Busa della Neve”. Da qui salgo sul ripido sentiero che mi porta alla Selletta Carteri, così chiamata in onore del sottotenente Attilio Carteri, caduto il 27 agosto del 1916, che divide le due cime dei Cauriòl. Questa Selletta in realtà è stata nominata dagli Alpini “DeCet”, in onore dell’omonimo alpino caduto nell’Ottobre 1916 (DeCet Giovanni, morto il 19 Ottobre 1916), nel tentativo, da parte delle truppe italiane, di conquistare il Piccolo Cauriòl, in mano austriaca. Da qui parte anche il sentiero “via austriaca” che, in questa escursione, è la via del ritorno.

Dopo una breve sosta, comincio la faticosa salita alla vetta vera e propria del Monte Cauriòl, caratterizzata da grandi massi e da alcuni passaggi in quota talvolta esposti.

Mentre si sale faticosamente non si può fare a meno di immaginare la fatica degli alpini, in primis il Battaglione Feltre, e di tutti i soldati impegnati nelle battaglie di questi luoghi; non potevano di certo soffermarsi ad ammirare il meraviglioso panorama che li circondava, occupati a schivare pallottole, a cercare di rimanere vivi e, non da ultimo, cercare di conquistare la agognata vetta. Sullo stretto e ripido sentiero trovo i resti di una piccola galleria, parzialmente crollata, avamposto italiano.

Arrivo in cima. Sono fortunata. Non c’è nessuno. Posso sedermi nel più completo silenzio, ad ammirare la vetta conquistata con il sacrificio di tante vite. Imperiosa si staglia una croce ed ai suoi piedi numerosi lapidi commemorative, tra cui la più grande:

Dopo tre giorni di furioso combattere

al tramonto del 26 Agosto del 1916

gli Alpini del battaglione Feltre

con largo sacrificio di sangue

strapparono agli austriaci questa Cima”

Disegno di Achille Beltrame dalla Domenica del Corriere del 10-17 Settembre 1916

“Nella zona di Fassa (Avisio), dopo lotta accanita, gli alpini occuparono l’aspra cima del Cauriol, ergentesi sulle rocce a 2.495 metri. La posizione fu subito rafforzata ed è in nostro saldo possesso. Furono presi al nemico una trentina di prigionieri, fra i quali un ufficiale. (comunicato del 29 Agosto 1916)”

Dopo aver spaziato lo sguardo sui numerosi punti di vista che la vetta del Cauriòl offre e aver firmato il piccolo libretto sulla cima, mi incammino sullo stesso sentiero dell’andata, in discesa verso la Selletta Carteri – Decet, accompagnata dall’emozione di essere stata su una vetta, di aver visto con i propri occhi un così aspro luogo di battaglia e, non da ultimo, la possibilità di poter raccontare questa esperienza e di poterla condividere con tutti….

[....] Avanzano gli alpini della 65° compagnia (Battaglione Feltre), sono in tutto cinquantuno, al comando del sottotenente Carteri. Procedono a fatica, si aiutano nel superare gli ostacoli più difficili. Suda l’alpino Giuseppe Pauletti, da Feltre: bisogna procedere carponi, il fiato mozzo, saltando di sasso in sasso cercando di non farsi buggerare dalle mitragliatrici incavernate sul Piccolo Cauriòl. [….]Sono ormai sotto la vetta, i cannoni di Moro e del suo fedele secondo Buonsembiante allungano un tantino il tiro. «Savoia» grida Carteri. Gli alpini sono in vetta. Carteri ci lascerà la pelle, altri rimarranno freddati da fucilate esplose a bruciapelo. Tra i primi a porre piede in vetta è Alfredo Boschet, penna nera classe 1894, da Tomo di Feltre. Un paio di austriaci gli si buttano addosso, lo afferrano per il collo. Boschet si divincola, spara un paio di sventole che arrivano a segno. Ma altri lo abbrancano giù dalla montagna. «E’ la fine» pensa Boschet. Le mani riescono ad afferrare uno spuntone di roccia, lo tengono saldamente, alla fine anche i piedi trovano un punto di appoggio. Dio che volo! Boschet ritorna a salire: quando sbuca sulla vetta la battaglia è già finita. Il Cauriòl è conquistato. [....] ”

Tratto dal libro “Monte Cauriòl” di Aldo Zorzi, Ziano di Fiemme 2007.

Di ritorno sulla Selletta Carteri – Decet, intraprendo la faticosa via austriaca, caratterizzata da una ripida discesa, piena di massi e roccette, il tutto reso più complicato dalle frane. Superato il primo pezzo, la discesa si addolcisce, circondata dai resti delle trincee austriache. Infine ci si ricongiunge con l’iniziale lungo sentiero di partenza, sino al rifugio Cauriòl. Dopo una provvidenziale pausa ristoratrice al rifugio, visito al suo interno il piccolo museo della Grande Guerra: tantissimi oggetti recuperati nel corso degli anni da Aldo Zorzi, poi gelosamente custoditi. Meritevole di una visita, anche per la sua suggestiva “locazione” in prima linea.

Una delle pareti

Il soffitto

Questa bellissima escursione mi ha lasciato un bellissimo ricordo e mi ha fatto sentire più vicina alla storia vissuta della Grande Guerra. Il rispetto per tutti i soldati che hanno combattuto e per tutti i caduti, mi porta a fare l’ultimo appunto, purtroppo negativo. Questi sono luoghi in cui persone hanno perso la vita, luoghi in cui soldati di tutte le età hanno passato lunghi momenti lontano da casa, lontano dai propri affetti, a combattere per la Patria…Non deturpiamo questi splendidi paesaggi e luoghi di memoria con “toilette” a cielo aperto. L’anfratto di una trincea, di una galleria o di un baraccamento, non è un gabinetto…Pensiamo a chi ha sofferto in quei luoghi….Pensiamo a chi non è più tornato a casa….Pensiamo….

Museo della Grande Guerra di Caorìa

Dedicato ai numerosi Alpini, Bersaglieri e soldati di Fanteria, che persero la vita sul Cauriòl:

  • Alongi Salvatore (Palermo), morto il 25 Agosto 1916, soldato 13° Reggimento Bersaglieri
  • Bado Vittorio (Santa Giustina, Belluno), morto il 8 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Baldisseri Francesco (Breganze, Vicenza), morto il 3 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Baracchini Eugenio (Zuglio, Udine), morto il 7 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Barel Luigi (Vittorio Veneto, Treviso), morto il 6 Luglio 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Bellotto Guglielmo (Sovramonte, Belluno), morto il 19 Ottobre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Bellumat Albino (Feltre), morto il 14 Settembre 1916, 23° Reggimento Fanteria
  • Bertelle Nonfini Antonio (Seren del Grappa, Belluno), morto l’8 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Bertuol Giuseppe (Lentiai, Belluno), morto il 25 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Bertuola Pietro (Volpago, Treviso), morto il 6 Dicembre 1916 (valanga), 7° Reggimento Alpini
  • Brazzale Antonio (Calvene, Vicenza), morto il 9 Marzo 1916 (valanga), 6° Reggimento Alpini
  • Bullian Costante Giuseppe (Ampezzo, Udine), morto il 22 Settembre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Caberlon Giovanni (Bassano, Vicenza), morto il 3 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Carone Francesco (Palermo), morto il 29 Agosto 1916, soldato 2° Reggimento Artiglieria Fortezza
  • Carpenè Giovanni Battista (Feltre, Udine), morto il 26 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Carteri Attilio (Verona), morto il 27 Agosto 1916, Sottotenente 7° Reggimento Alpini, Medaglia ArgentoV.M.
  • Casiglia Amedeo (Palermo), morto il 9 Settembre 1916, Sottotenente M.T. 4° Reggimento Artiglieria Fortezza
  • Cavaliere Nunzio (Bisceglie, Barletta), morto il 20 Agosto 1916, 23° Reggimento Fanteria
  • Cauz Valentino (Sacile, Pordenone), morto l’11 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Cedaro Eugenio (Artegna, Udine), morto il 10 Marzo 1917 (?), 8° Reggimento Alpini
  • Cescato Giovanni (Arsiè, Belluno), morto il 27 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini, Medaglia ArgentoV.M.
  • Chabloz Luigi (Aosta), morto il 25 Agosto 1916, Tenente, 4° Reggimento Alpini
  • Cogo Luigi (Sandrigo, Vicenza), morto il 2 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Conte Giovanni (Arsiè, Belluno), morto il 3 Ottobre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Curletti Alessandro (Casirate d’Adda, Bergamo), morto il 27 Agosto 1916, Sottotenente, 4° Reggimento Alpini
  • D’Alberto Fiorino (Feltre, Belluno), morto il 29 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Dalla Gasparina Massimino (Feltre, Belluno), morto il 26 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Dalla Valle Giuseppe (Salcedo, Vicenza), morto il 3 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Dal Magro Marco (Trichiana, Belluno), morto il 30 Aprile 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Dall’Oglio Attilio (Asiago, VI), morto il 3 Settembre 1916, soldato 6° Reggimento Alpini, Medaglia BronzoV.M.
  • De Boni Giovanni (Cesiomaggiore, Belluno), morto il 26 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • De Bortoli Pietro (Sovramonte, Belluno), morto il 28 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • De Carli Angelo (Pedavena, Belluno), morto il 25 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Decet Giovanni Bernardo (Seren del Grappa, Belluno), morto il 19 Ottobre 1916, 7° Reggimento Alpini, Medaglia Argento V.M.
  • Della Pietra Giovanni (Cercivento, Udine), morto il 6 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • De Luca Galliano (Pasiano, Pordenone), morto il 6 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Depunzio Noè Amilcare (Mesagne, Brindisi), morto il 27 Agosto 1916, 13° Reggimento Bersaglieri, Medaglia Bronzo V.M.
  • Di Domenico Costante (Frisanco, Pordenone), morto il 6 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini, Medaglia Bronzo V.M.
  • Facen Ernesto (Lamon, Belluno), morto il 14 Luglio 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Faoro Vittorio (Lamon, Belluno), morto il 19 Agosto 197, 7° Reggimento Alpni, medaglia Bronzo V.M.
  • Farinella Cosimo (Misilmeri, PA), morto il 26 Agosto 1916, soldato 13° Reggimento Bersaglieri
  • Festini Cucco Arturo (??) 7° Alpini???Tenente???
  • Garbin Giovanni (Fonzaso, Belluno), morto il 27 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini, Medaglia Argento V.M.
  • Giacometti Pietro (Pedavena, Belluno), morto il 21 Luglio 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Gianesini Giacomo (Cologna Veneta, Verona), morto il 3 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Giannetta Biagio (Minervino di Lecce), morto il 19 Ottobre 1916, 13° Reggimento Bersaglieri
  • Giuntoli Francesco (Pescia, PT), morto il 3 Settembre 1916, Tenente, alpino
  • Guardi Diego (Ventimiglia di Sicilia, PA) morto il 11 Ottobre 1916, 13° Reggimento Bersaglieri
  • Lanzolla Francesco (Santeramo in Colle, Bari), morto il 26 Agosto 1916, 13° Reggimento Bersaglieri
  • Larese-Desanto Igino Luigi (Auronzo, Belluno), morto il 15 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Lubes Vito Nicola (Valenzano, Bari), morto il 24 Settembre 1916, 32° Reggimento Fanteria
  • Lusa Giuseppe (Feltre, Belluno), morto il 25 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Magrò Pietro (Lamon, Belluno), morto l’8 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Marcuzzi Antonio (Forgaria, Udine), morto il 9 Aprile 1917, 8° Reggimento Alpini
  • Maschio Giovanni (Cismon, Vicenza), morto il 2 Settembre 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Meneghel Bortolo (Prata di Pordenone), morto il 19 Agosto 1917, 4° Reggimento Bersaglieri
  • Morandi Stefano (Alba, Cuneo), morto il 6 Settembre 1916, Sottotenente 7° Reggimento Alpini
  • Murer Ernesto (Lamon, Belluno), morto il 7 Maggio 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Nervo Vincenzo (Solagna, Vicenza), morto il 9 Marzo 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Panon Pietro (Udine), morto l’11 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Paron Luigi (Barcis, Pordenone), morto il 29 Settembre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Passon Pietro (Bicinicco, Udine), morto il 23 Agosto 1916, 23° Reggimento Fanteria
  • Pennacchio Quirino (Cesiomaggiore, Belluno), morto l’11 Agosto 197, 7° Reggimento Alpini
  • Pillinini Marco (Tolmezzo, Udine), morto il 27 Aprile 1917, 8° Reggimento Alpini
  • Polesana Marco (Feltre, Belluno), morto il 19 Ottobre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Polesana Vittorino (Feltre, Belluno), morto il 3 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini, Medaglia Argento V.M.
  • Polloni Tommaso Giuseppe (Maser, Treviso), morto il 14 Settembre 1916, 7° Reggimento Fanteria
  • Porfido Pietro (Santeramo in Colle, Bari), morto il 26 Agosto 1916, 13° Reggimento Bersaglieri
  • Rech Vittore (Seren del Grappa, Belluno), morto l’8 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Rizzo Salvatore (Palermo), morto il 11 Ottobre 1916, 13° Reggimento Bersaglieri
  • Ruda Fortunato (Feltre, Belluno), morto il 22 Maggio 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Sales Guglielmo (Arcade, Treviso), morto il 25 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Sampieri Giovanni (Feltre, Belluno), morto il 21 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Scopel Francesco (Seren del Grappa, Belluno), morto il 27 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Serafini Giuseppe (Vallonara, Vicenza), morto il 24 Agosto 1916, 6° Reggimento Alpini
  • Siega Felice (Resia, Udine), morto il 25 Agosto 1917, 8° Reggimento Alpini
  • Silvestro Pietro (Attimis, Udine), morto il 30 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Soggiu Francesco (Alghero, Sassari), morto nel Maggio 1917, 84° Reggimento Fanteria
  • Spader Sebastiano (Miane, Treviso), morto l’11 Settembre 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Susana Giovanni (Mel, Belluno), morto il 15 Gennaio 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Tomè Giuseppe (Claut, Pordenone), morto il 6 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini, Medaglia Bronzo V.M.
  • Tomba Lino (Fagagna, Udine), morto il 6 Ottobre 1916, 6° Reggimento Alpini, Medaglia Bronzo V.M.
  • Trannero Tranquillo (Artegna, Udine), morto il 2 Ottobre 1916, 8° Reggimento Alpini
  • Zanasi Vincenzo (Bologna), morto il 25 Agosto 1916, Sottotenente, 4° Reggimento Alpini, medaglia Bronzo V.M.
  • Zancanaro Giuseppe (Arsiè, Belluno), morto il 5 Giugno 1917, 7° Reggimento Alpini, Medaglia Argento V.M.
  • Zanella Benedetto Angelo (Pedavena, Belluno), morto il 19 Agosto 1917, 7° Reggimento Alpini
  • Zatta Pietro (Feltre, Belluno), morto il 27 Settembre 1917, 7° Reggimento Fanteria
  • Zornitta Giovanni (Lentiai, Belluno), morto il 27 Agosto 1916, 7° Reggimento Alpini
  • Zuccolotto Angelo (Vas, Belluno), morto il 2 Marzo 1917, 7° Reggimento Alpini

Se volete segnalare il nome di un Vostro parente che ha combattuto sul Cauriòl, ne sarei contenta (anche tramite commento)…Questa pagina è dedicata a questo:

PER NON DIMENTICARE.

2 risposte a Monte Cauriòl – Lagorai -

  1. Credo utile proporre questa integrazione dati :
    Festini Cucco Arturo n.24.02.1888 a Comelico Superiore (BL), di Valentino, Sottotenente (in “Cadorini Decorati al V. M. Caduti e Dispersi nelle guerre della Patria – Magnifica Comunità di Cadore” risulta Tenente), 7° Reggimento Alpini Battaglione Feltre, m.13.09.1917 sul Monte Cauriol nell’Ospedale da campo n.131 per ferite riportate in combattimento.
    Riferimenti: “Albo d’Oro dei militari italiani Caduti nella guerra nazionale 1915 – 1918” – Ministero della Guerra; Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra – Comitato Provinciale di Belluno; “Cadorini Decorati al V. M. Caduti e Dispersi nelle guerre della Patria – Magnifica Comunità di Cadore”; http://www.comelicocultura.it/Pdf/Gruppi/La_Stua/Stua_19/art3.pdf ;
    Lapide Palazzo della Regola di Dosoledo di Comelico Superiore; http://www.cimeetrincee.it/feltre.pdf; http://www.pietrigrandeguerra.it/nei-luoghi-della-grande-guerra/monte-cauriol
    (in “Cadorini Decorati al V. M. Caduti e Dispersi nelle guerre della Patria – Magnifica Comunità di Cadore”e http://www.comelicocultura.it/Pdf/Gruppi/La_Stua/Stua_19/art3.pdf risulta decorato con Medaglia d’Argento V.M. ma non risulta in “Albo d’Oro dei militari italiani Caduti nella guerra nazionale 1915 – 1918” – Ministero della Guerra)

  2. bruno scrive:

    belle foto .se penso che mio nonno sergente maggiore sommavilla angelo medaglia d’argento sul monte cima era del feltre a combattuto su quelle montagne

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