Storie di CAPPELLANI Militari

24 Ottobre 2016
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Questa sezione racconta storie di Cappellani Militari e sacerdoti che prestarono il loro servizio durante la Prima Guerra Mondiale; le storie sono state raccolte durante le mie ricerche o raccontate dai discendenti.

In questa pagina:

  • Don AIMINO Michele Vincenzo, cappellano militare
  • Don BRUNOZZI Antonio, sacerdote

Don Aimino, Cappellano Militare

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Michele Vincenzo Aimino nacque a Borgofranco d’Ivrea il 24/02/1885; il 29/06/1913 venne ordinato sacerdote ad Aosta. Durante la Prima Guerra Mondiale venne assegnato all’ospedale da campo n.014 a Perteole (settembre 1916), per poi essere assegnato come cappellano militare al 6° Regg.Alpini (Battaglione Monte Baldo); nel 1918 gli venne assegnata una medaglia al valor militare. A fine guerra si occupò della ricerca delle salme sparse in cimiteri improvvisati sul campo, per poi essere ufficialmente assegnato nel 1920 al Comitato Onoranze Salme Caduti in guerra: si occupò di traslazione di salme, contatti con le famiglie per molti anni successivi alla guerra. Grazie alla ricerca di Roberto Aimino, oggi si può conoscere la storia di don Aimino che lasciò importanti testimonianze e foto di come avvenivano le traslazioni dei militari e dell’immenso lavoro di riesumazione che avvenne nel dopoguerra. Le foto hanno anche un impatto visivo notevole, che mi hanno suscitato profonda tristezza, nel constatare, ancora una volta, quanti poveri soldati lasciarono la vita in quei luoghi…

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Ringrazio quindi Roberto per aver voluto condividere la storia del suo avo:

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Don Antonio Brunozzi

Fonte: Sigillo dell’Umbria, 1972. Foto del Signor Marco Menghini di Sigillo

Questa storia è nata, in un certo senso, due volte: nel 1880 e nell’Ottobre 2011…E’ una storia il cui protagonista è un sacerdote che riunisce due paesi, così distanti tra loro: Guastalla (Reggio Emilia) e Sigillo (Perugia). In questa sezione “Voci e Volti dal Fronte”, in cui si raccontano storie vere di soldati della Prima Guerra Mondiale, i protagonisti sono coloro che, con le loro vite, ci trasmettono la realtà del Primo conflitto mondiale. Storie come questa, che sto per raccontarvi…

Nell’Ottobre 2011, facendo ricerche nell’Archivio Parrocchiale di Guastalla, trovai, tra i registri dei defunti, le registrazioni dei soldati sepolti nel Cimitero di Guastalla (vedi sezione dedicata). Tra questi elenchi mi colpì una serie di nominativi: persone che, per vari motivi, si trovavano a Guastalla durante la Grande Guerra e che, purtroppo, trovarono la morte a causa dell’epidemia di Spagnola. Erano rifugiati di guerra, ex-prigionieri, e, in questo caso, un sacerdote che fu assegnato all’Ospedale di Guastalla, per dare conforto ai numerosi ricoverati, tra ferite di guerra e malati terminali di epidemia…Questo sacerdote, che così tanto si dedicò ai malati, era Don Antonio Brunozzi…

Antonio Brunozzi nacque a Sigillo (Perugia), nel 1880, figlio di Angelo. A 11 anni entrò in seminario e già dal periodo della scuola cominciò a farsi notare per il suo talento artistico (talento poi che avrebbe affinato negli anni successivi studiando presso l’Accademia di Belle Arti a Perugia e Firenze). Poi il Primo Conflitto Mondiale lo richiamò alle armi, nel 163° Reggimento Fanteria (Brigata Lucca), costituitosi nell’anno 1917 (per la prima parte del 1918, il 163° e 164° si alternarono a periodi di esercitazione e presenze al fronte; poi vennero schierati nella zona di Nervese). Dopo aver partecipato alla ritirata di Caporetto, venne assegnato all’Ospedale Militare di Guastalla. Giunto, iniziò la sua opera caritatevole verso i malati ricoverati in tale Ospedale Militare, ma, a causa del terribile morbo della Spagnola, si ammalò per poi morire il 18 Settembre 1918, a solo un mese dalla fine della guerra.

Dal Foglio Matricolare:

Brunozzi Antonio, soldato di leva 1° Categoria, classe 1880.
Designato per la ferma di due anni

  • Chiamato alle armi e giunto, lì 26 Marzo 1901
  • Tale nel 22° Reggimento Fanteria, lì 5 Aprile 1901
  • Caporale in detto, lì 30 Settembre 1901
  • Caporale Maggiore di Maggiorità in detto, 31 Gennaio 1902
  • Tale effettivo al deposito di Reggimento Spoleto e mandato in congedo illimitato, lì 14 Settembre 1902
  • Concessa dichiarazione buona condotta, lì 25 Novembre 1902
  • Tale nella 9° Compagnia di Sanità siccome Ministro di culto religioso, lì 30 Marzo 1904
  • Chiamato alle armi e giunto, lì 12 Ottobre 1904
  • Mandato in congedo illimitato, lì 15 Dicembre 1904
  • Tale nella Milizia mobile di detta, lì 15 Giugno 1909
  • Tale nella Milizia in detto, lì 31 Dicembre 1913
  • Chiamato alle armi e giunto, lì 22 Marzo 1915
  • Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra, lì 25 Giugno 1915
  • Sotto-tenente di Milizia territoriale, arma di fanteria, effettivo per mobilitazione al distretto M.T. Di Spoleto, con l’obbligo di prestare il prescritto servizio di prima nomina nei reparti M.T., costì 4 Maggio 1916

Fonte: Sigillo dell’Umbria, 1972. Rievocazione a cura del prof. Aroldo Aleandri. Foto del prof. Paolo Marianelli di Sigillo (pronipote di Don Antonio)

Don Antonio venne seppellito nel Cimitero Comunale di Guastalla. Così è scritto nell’atto di morte: “atto n. 528. Addì, 21 Settembre 1918. Brunozzi Prof. Don Antonio, figlio di Angelo e della Spigarelli Nicolina, nato a Sigillo di Gualdo Tadino e domiciliato colà. Di stato sacertode e al momento della morte Tenente dell’esercito. In questa Parrocchia, in questo ospedale militare, cessò di vivere in età di anni 38, il giorno 18 Settembre ed oggi è stato sepolto nel cimitero di Guastalla con le sacre esequie”. (Parrocchia Duomo di Guastalla).

Da “Il Tempo”, 29 Settembre 1918.

Una dolorosa notizia , tanto più straziante perchè improvvisa ed inaspettata, e che costerna il cuore dei parenti, ed ammiratori, giunse il 18 Settembre u.s. Con la quale il Direttore dell’ospedale militare di Guastalla comunicava al nostro Sindaco, Cav. Ubaldo Fantozzi, che il nostro concittadino, il carissimo amico prof. Don Antonio Brunozzi, Tenente di Fanteria dopo tre giorni di malattia, sereno e calmo come un angelo, cessava di vivere. Parlare di lui nel breve spazio di una corrispondenza di un giornale non è possibile. Soldato di Cristo e della Patria egli seppe riunire nel suo cuore in ammirabile armonia queste due fiamme di amore puro e santo che tutte illuminò le azioni della sua vita operosa: sacerdote cristiano, abbracciò questo come elevazione del proprio spirito e come nobile missione di bene che continuamente svolse in mezzo a quel popolo, fra cui nacque e visse, elevando ad alte identità di rispetto, di unione, di libertà e di uguaglianza: sacerdote della Patria nostra compì il suo dovere dal primo giorno fino all’ultimo, esempio e modello di disciplina, di abnegazione e di sacrificio. [….] Quando, dopo finita la guerra, noi ci ripromettevamo di vederlo tornare, pieno di energia, a quell’arte cui era completamente consacrato, la morte lo colse non ancora quarantenne e lo volle strappare violentemente alla religione, alla Patria, all’arte, all’affetto dei tanti numerosi amici per cura dei quali gli si preparano solenni funerali. Pace eterna all’anima buona del caro estinto, dell’illustre concittadino”.

Nel 1971 un nipote di Don Antonio, fece un lunghissimo viaggio (proveniva dalle Hawaii) sino a Guastalla, per visitare la sepoltura del sacerdote. Trovata la tomba cominciò ad interessarsi, presso gli uffici competenti, per riportare la salma a Sigillo, il suo paese natìo. Ricevute tutte le autorizzazioni, tornò dopo poco tempo a Guastalla. Don Antonio fu trovato con ancora la sua divisa militare da Tenente e fu trasportato a Sigillo alla fine del 1971. Don Antonio è ritornato a casa e riposerà per sempre in pace nel cimitero di Sigillo accanto all’amatissima madre e ai famigliari.

 

Ringrazio infinitamente il Signor Pellegrini e il Comune di Sigillo, per la gentilezza e disponibilità e per avermi fornito parte del materiale su Don Antonio. Spero, con questo spazio, di aver dato nuovamente luce ad un altro combattente della Grande Guerra, ad una figura così cara a tutti gli abitanti di Sigillo. Ringrazio anche “Estor delle Paludi”, di Cimeetrincee, per l’aiuto ed i suggerimenti datomi.

One thought on “Storie di CAPPELLANI Militari

  1. Carlo Brunozzi says:

    I just wanted to say he was the brother of my grandfather Enrico Brunozzi and it was my uncle Ernesto and Severino Marianelli who brought the body back to Sigillo. I remember my father had many of his work of art hanging in the house and inspired me in becoming a artist myself. I now live in Sacramento, California and continue the tradition in art.

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