Monte Piana, Dolomiti di Sesto

22 Settembre 2011…

di Giuliani Lorenzo

MONTE PIANA

Sicuramente uno dei luoghi più ricchi di storia e con un panorama a 360° sulle Dolomiti è senza dubbio il Monte Piana. A metà strada tra la Valle di Landro e le Tre Cime di Lavaredo, questo piano, alto 2324 metri, fu teatro di aspri combattimenti tra l’esercito italiano e l’esercito austriaco dal 24 maggio 1915 fino alla fine dell’ottobre del 1917. Era considerato il pilastro della difesa della val Pusteria dalla parte austriaca. Lasciata la macchina nel parcheggio accanto al lago di Misurina, tramite Jeep (navette-bus a pagamento) si sale fino al Rifugio Maggiore A.Bosi, a mt. 2205.

Qui, la visuale spazia dalle Tre Cime di Lavaredo, al Monte Paterno, alla Torre di Toblino, al Sasso di Sesto, fino a parte del Monte Cristallo. Nel periodo della guerra questa zona era un comando italiano al riparo dalle artiglierie nemiche che sparavano dal Monte Rudo e Prato Piazza. Oggi il rifugio ospita un piccolo ma completo museo all’aperto.

Una chiesetta in memoria dei caduti assieme ad un vecchio cannone italiano ci introducono sul campo di battaglia, lasciandosi alle spalle le Tre Cime di Lavaredo.

Salendo tramite il vecchio sentiero militare, il panorama si allarga sempre di più, arrivando ad avvolgerci completamente: il Monte Cristallo e la Croda Rossa spiccano nel cielo azzurro e attorno a noi trincee e camminamenti affiorano ovunque.

Molte di esse non verranno mai alla luce…..Resteranno per sempre inghiottite nella profondità della terra. In Agosto, nei primi 15 giorni, un gruppo di volontari fa manutenzione e ripristino delle trincee, costituendo così un museo all’aperto unico nel suo genere.

Arrivati sulla cima del pianoro, troviamo il monumento dedicato al poeta Carducci (una piramide) che visitò questo monte, la croce dedicata ai caduti e un piano roccioso ove sorgeva il vecchio rifugio nei primi del ‘900. Qui ci troviamo nella parte italiana del monte (di fronte a noi), lasciandoci alle spalle il Monte Cristallo, in basso la Forcella dei Castrati e davanti a noi la parte austriaca, chiamata Monte Piano.

Accanto alla croce ai caduti, il cippo che ci ricorda il vecchio confine tra Tirolo e la Repubblica di Venezia, istituito nel 1753.

Si scende in direzione della Forcella dei Castrati (nome dato dai pastori nei primi dei novecento quanto salivano con le greggi); nel periodo bellico questo avvallamento era terra di nessuno e in questa zona si ebbero i vari attacchi delle fanterie. Sicuramente dalla parte degli italiani era molto difficile e arduo scendere e risalire la china sotto il fuoco delle mitragliatrici austriache appostate nelle trincee in cemento armato (solitamente gli attacchi avvenivano al buio o sotto la copertura della nebbia). Furono scavate anche gallerie sotto la neve per agevolare il passaggio dei soldati e avvicinarsi il più possibile al nemico. Ma l’inverno tra il 1916-1917 fu tra i più freddi e nevosi del secolo e parecchi soldati morirono sepolti da valanghe o per congelamento. Anche i fulmini furono causa di decessi presso i due eserciti.

Attraverso i vari camminamenti e le vecchie baracche, con l’ aiuto di scalini risistemati, si scende e si cammina all’interno di trincee e ricoveri, avendo così un’ idea ancora più reale di come doveva essere la vita del soldato durante la guerra.

Defilata su una altura, una postazione avanzata italiana domina la valle di Landro: davanti a sè le Tre Cime di Lavaredo.

Attraverso la Forcella arriviamo alla parte austriaca. Una croce ricorda questo luogo così aspramente conteso….

Qui le trincee sono per la maggior parte in cemento armato, con gallerie e cunicoli fortificati. La visuale dalla parte austriaca è a 360°….. Alle spalle il Monte Rudo che con le sue artiglierie spara sul settore italiano, alle nostra destra Picco di Vallandro e Monte Specie che con le loro artiglierie colpivano il fianco del monte italiano e contro il Monte Cristallo. Parecchi kilometri di trincee corrono nella montagna, ormai il tempo le ha cancellate, ma parecchie affiorano ancora nella terra. Quelle in cemento resistono ancora nel tempo. La parte più a Nord della montagna, protetta dall’artiglieria italiana, ospita parecchi ricoveri e piccoli villaggi aggrappati alla roccia. Purtroppo anche questi, come quelli italiani nella parte Sud, furono spazzati via da valanghe, causando parecchie perdite.

Gallerie furono scavate nella roccia come riparo insieme alle gallerie di mina per cercare di catturare più avamposti possibili.

Sicuramente un posto ricco di storia e di fascino. Unico nel suo genere come museo all’aperto, vale sicuramente una visita. Oltre l’aspetto storico, il panorama e’ completo e alcune tra le montagne più belle e importanti delle Dolomiti sono davanti a noi. Oggi, un posto pieno di pace e di uno spettacolo della natura che non ci deve però far dimenticare ciò che è successo. Circa 15.000 uomini di entrambi gli eserciti hanno perso la vita: ora le trincee vuote non brulicano più di uomini affannati, infreddoliti e impauriti dalla crudeltà della guerra. Solo il silenzio e il rumore del vento fanno da sottofondo a questo spettacolo mozzafiato della natura.

Sicuramente su questo monte fu combattuta una guerra di logoramento che nei 2 anni di scontri non portò risultati importanti, almeno per l’esercito italiano. Gli austriaci dalle loro posizioni sopraelevate e ben costruite dovevano solamente difendersi e respingere gli attacchi degli italiani. Entrambi gli schieramenti in due anni non riuscirono a sovvertire le forze nemiche e guadagnare terreno. Spesso i vari attacchi austriaci (vedi 22 ottobre del 1917) avevano solamente lo scopo di distrarre le truppe italiane dagli spostamenti di truppe per la preparazione del grande attacco condotto a Caporetto. I vari sforzi, in cui si sacrificarono molte vite,  furono invani: il 24 ottobre con la grande offensiva di Caporetto l’esercito italiano dovette abbandonare il monte.

 CURIOSITA’

Giacca italiana appartenuta a un fante del 53-54° Reggimento Fanteria, Brigata Umbria che ha combattuto sul Monte Piana. La giacca mod. 1909 porta su entrambe le maniche i gradi di sergente, in più’ la specializzazione di lancia-bombe Bettiga e ferita di guerra. Nella parte interna sono scritti anche se in modo perfetto i luoghi dove il soldato ha combattuto. Si noti CADORE E PIANA. Il fante indossa le tipica buffetteria mod.1907 in cuoio grigio verde,e baionetta mod.1891. A tracolla il tascapane mod.1907 contenente gli effetti personali più’ una pagnotta e vari generi alimentari. All’altro lato la maschera polivalente Z nella sua custodia in metallo:

Medaglia della Brigata Umbria (recto e verso):

 

Il museo all’aperto del Monte Piana è generosamente curato dal Gruppo Volontari Amici del Piana. Ecco le piante del Museo:

Cartina Piana n.1

Cartina Piana n.2

Ringrazio Carlo per la disponibilità!

Cerimonia di inaugurazione della nuova Croce in memoria dei soldati che vi hanno combattuto e simbolo del museo. Monte Piana, Luglio 2011.

(Un ringraziamento particolare ad Andrea e agli Amici del Monte Piana per avermi fornito la foto e per la gentile collaborazione).

4 thoughts on “Monte Piana, Dolomiti di Sesto

  1. Giuseppe says:

    salve, scrivo dalla Calabria, volevo sapere se esiste ancora il cimitero sul monte Rudo, siccome mio zio sergente Pisani Giuseppe Antonio è morto nel 1916 il 5 aprile nell’ospedaletto da campo 053 e poi sepolto nel cimitero Rudo. Sarebbe possibile sapere se ci sono ancora le croci con i nomi ? Ringraziandovi anticipatamente invio distinti saluti. Giuseppe Pisani

  2. Gino CUSANO says:

    ho visitato questi sacri luoghi,una decina di giorni fa’. Veramente un’esperienza unica.complimenti per il sito.

  3. giancarlo agnini says:

    ..classe 1939, sono un giovanotto di 74a, avvocato,da Roma vengo in valle Aurina regolarmente da ca.20 anni e la prima volta che mi sono portato a M.Piana sono stato talmente impressionato dalla suggestione che le mute pietre mi hanno saputo trasmettere che quivi ritorno con animo pio, io laico.

    Le memorie vanno saldate al presente per comprendere (mi rivolgo ai giovani, oggi più che mai… distratti) quanto sia importante la memoria del ricordo, fondamento del progresso. Oggi siamo quel che ognuno di noi è stato e ha voluto e sempre si evolverà verso il progresso (si spera).

    ************************************

  4. gianni giuliani says:

    sono il padre di Lorenzo Giuliani.Negli anni 1992-1993 e 1994 abbiamo partecipato ai lavori di recupero e restauro delle trincee, unitamente al gruppo dei volontari della fondazione Monte Piana Elio Scarpa.Esperienza indimenticabile che ci ha consentito
    di conoscere e toccare con mano quei luoghi così ben descritti e fotografati nel reportage sopra illustrato.Invito quindi tutti gli appassionati di storia e di montagna, di visitare quei luoghi ed aggregarvi al gruppo dei volontari ( dal 1° al agosto).Ripeto, sarà una esperienza unica e indimenticabile. Complimenti per la strutturazione del sito invitando gli appassionati e gli studiosi a partecipare a questa lodevole iniziativa in ricordo dei nostri nonni , allora giovani ..sui vent’anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *