Soldati caduti zona COLBRICON-Lagorai

27 Agosto 2012
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In collegamento con la pagina dell’escursione sul Monte Colbricon, ecco un parziale elenco di soldati morti sul Colbricon e vicinanze…(Cima Stradon, Malga Ces, Piccolo Colbricon, Val Travignolo, Val Cigolera, Passo Rolle, Malga Fosse, Monte Tognola, ecc…)

Cenni storici
di Andrea Bianchi
In fondo alla pagina troverete inoltre altri sunti storici e i Decorati al Valor Militare di tutte queste zone, la bibliografia e i riferimenti dei testi consultati (da una ricerca di Andrea Bianchi). Infine troverete l’elenco dei caduti del Colbricon

Lago e passo Colbricon 1916
Fino a luglio del 1916 non si ebbero nella zona azioni importanti. Le prime direttive generali furono stilate il 21 luglio 1916 ed ebbero i seguenti obiettivi: linea Forcella Ceremana – q.2293 a nordovest; Colbricon Piccolo – Costone/Cima Stradon – Prati di S. Martino – Paneveggio – Malga Bocche – Pendici sud di Cima Bocche – Cima Bocche – q.2222 a nord di Forcella Bocche per creare infine un’allacciamento con le truppe schierate a Busa d’Orso e Colifon. Da quanto stabilì il Comando della 17^ Divisione, si può già notare l’ambizione del Comando italiano; in particolare il Nucleo Ferrari con il LX/13° Bersaglieri dovevano forzare la ripida e stretta Forcella di Ceremena e puntare sulla Selletta fra posta fra la Terza Cima del Colbricon, q.2306 e raggiungere il Colbricon Piccolo a q.2512 e affacciarsi all’alta Val Ceremana. Pertanto obiettivo locale principale era questa valle e – sulle cartine – la via più “breve” sembrava proprio essere dalla Forcella Ceremana. In concomitanza a questa azione, la Brigata Calabria (59°/60° Fanteria) doveva aprirsi a ventaglio dalle pendici di Malga Colbricon; la fronte d’attacco della Brigata era individuata dalla q.2293 del Colbricon Piccolo, q.2208 detta “Naso”; una quota intermedia a 2157 metri posta circa a metà della lunga cresta che dal “Naso” scende verso q.1976 di Cima Stradon. La quota 2157 diveniva riferimento di divisione fra il 59° Fanteria e il 60°. A quest’ultimo spettava la presa della Cima Stradon (q.1976) e una volta aggirato a destra e a sinistra, arrivare a q. 2002, superando il Rio Buso de Oro e – finalmente – affacciarsi nella media Val Ceremana. Il 59° Fanteria, invece, doveva puntare a q.2293 del Colbricon Piccolo, assicurandosi la q.2157 a sinistra (spalle Malga Colbricon) e la q.2208 del “Naso” a destra. Per la conquista di questa quota, ritenuta dai comandi come impresa più ardua, venne affiancata una compagnia di Bersaglieri. Una volta assicurate le q.2157, 2208 e conquistata la q.2293 del Colbricon Piccolo, i reparti potevano congiungersi con quelli provenienti dalla Forcella Ceremana, q.2512 del Colbricon Piccolo e possedere il controllo dell’alta Val Ceremana. Gli austriaci, erano invece rappresentati dal 23° Jäger del Capitano Binder.
Cima Stradon
Secondo il rapporto n.98 di protocollo del 31 luglio 1916, firmato dal Colonnello De Angelis¹, alle ore 3.30 del giorno 21 luglio 1916 la colonna d’attacco del 60° RF, si mise in marcia seguendo la direzione di q.1737, curva 1700, rio di Val Bona, Malga Colbricon. In particolare il II° battaglione occupò verso le ore 13 il limitare del bosco verso le radure ove sorge la Malga Colbricon e in prossimità della mulattiera che scende in val Travignolo, catturò 43 prigionieri. Il III° battaglione si trasferì anch’esso su tali posizioni per iniziare, il giorno 22, l’attacco verso le alture di cima Stradon, puntando verso q.1932. Durante questa avanzata, tiratori nemici appostati nel bosco causarono perdite non lievi. All’alba del giorno 23 il battaglione proseguì l’avanzata cercando di aggirare la cima Stradon puntando verso la val Travignolo, con obiettivo la q.2002 di Buse de Oro. Il terreno era aspro, oltremodo boschivo e roccioso ove nemici, appostati in posizione dominante tiravano con precisione sui reparti. Due compagnie riuscirono a oltrepassare il burrone solcato dal rio Buse de Oro, mentre altre due compagnie rimasero a sostegno presso q.1932 per puntare direttamente contro le trincee di Stradon-Colbricon Piccolo. Nei giorni 24 e 25 furono riordinati i reparti presso cima Stradon portando in linea tre sezioni di mitragliatrici St.Etienne e una batteria di bombarde. Il 26, il II° battaglione puntò di nuovo contro q.2002, coadiuvato a sinistra da un battaglione del 59° RF (si vedano le decorazioni nelle stesse giornate per Colbricon Piccolo). L’avanzata, difficilissima, ebbe un certo impulso grazie al riuscito collocamento di due bombarde e al brillamento di 10 tubi di gelatina sotto i reticolati che aprirono delle brecce. La 6^ e la 9^ compagnia, addossate all’erto e ripido pendio delle rocce, si slanciarono all’assalto facendo strage dei difensori e catturando una mitragliatrice. Tuttavia, improvvisamente le artiglierie del Dossaccio (prima inoperanti in quanto volevano evitare di colpire le loro truppe), concentrarono il fuoco sulle trincee e sulle truppe di rincalzo, facendo strage. Fu giocoforza ripiegare sulle primitive postazioni e resistere ai ripetuti contrattacchi nemici avvenuti durante la notte. Le perdite italiane sommarono a 26 morti, 267 feriti e 107 dispersi che però erano quasi tutti uccisi e abbandonati sulle rocce contese. Dal giorno 26 luglio in poi si procedette a rapido rafforzamento delle posizioni e al riordino dei reparti.

1 Archivio Società Storica, faldone relativo alla Brigata Calabria, azioni in val Travignolo

Collezione Andrea Bianchi. Tasto destro del mouse, poi visualizza immagine per vederla ingrandita

I MEDAGLIATI AL VALOR MILITARE NELLA ZONA DEL COLBRICON
(Andrea Bianchi, 2008)

16 maggio 1917
Orbene questo povero figliolo è morto: io gli volevo molto bene, l’avevo fatto promuovere io da soldato a caporale; a Torino ha nella miseria moglie e figli. Lui era uno dei tanti paria che qui lasciano la pelle, dopo stenti, fatiche, umili e inconsci eroismi senza nomi, di ogni giorno e di ogni ora – così… semplicemente per fare il loro dovere, null’altro. Sporchi, intontiti, esausti, pidocchiosi e sublimi; un fante come gli altri, un povero fante infagottato, solo, ignorante, un Eroe, come tutti questi che sono quassù.
chi è?
Ma, non so, lo portano giù adesso!
Bene vediamo chi è!”

Dall’ultima lettera del Tenente Eugenio Cervini, 59° Rgt. Fant. morto il 22 Maggio 1917 sul Colbricon, medaglia di Bronzo al Valor Militare

Ai Reggimenti in linea

Medaglia d’Argento alla Bandiera del 59° Reggimento Fanteria¹
“Con tenacia ed elevato spirito e dalle più ardue difficoltà, conquistarono, in lotta memorabile, la vetta del Col di Lana e poi le contrastate pendici del Colbricon e della Cima Stradon, fieramente resistendo ai violenti attacchi nemici. Col di Lana, Piccolo Colbricon, q.2157, Cima dello Stradon – luglio 1915/ottobre 1917”
13° Reggimento Bersaglieri, 59°, 60° e 62° Battaglione². Medaglia d’Argento
“Distintosi per valore ed audacia sulle Alpi di Fassa, per saldezza e tenacia nelle giornate del ripiegamento, con generoso sacrificio di sangue, in epica lotta, resistette sul Grappa vittoriosamente all’invasore. Nella memorabile difesa del Piave, con fulmineo ardimento e sanguinosi eroismi, contribuì validamente a contenere la minacciosa avanzata avversaria. Nella suprema battaglia della riscossa, animato di ferrea, ardente volontà di vittoria, irruppe con slancio leonino oltre il Piave, travolgendo e superando ogni resistenza nemica. Regio Decreto 5 giugno 1920.”

Decorati-personaggi di spicco

 

La guerra di mine¹
E’ interessante sottolineare il fatto che il Colbricon fu coinvolto in una lotta di mine e contromine scavate da entrambi i belligeranti. Sulle cartine la cima principale è indicata con la q.2604, poi presenta una seconda cima di metri 2608 (detta Seconda Cima o cima Orientale) e una terza cima sopra la forcella Ceremana, qui di nessun interesse. La II^ Cima del Colbricon, caratterizzata da tre dentini (o guglie che vedremo mano a mano distrutti e conquistati dagli italiani), era stata persa dagli austriaci il 21 luglio 1916, ma tra il 2 e 4 novembre 1916, venne ripresa. Essendo impossibile per gli italiani riconquistarla con azioni allo scoperto, già nel dicembre del 1916, la 31^ compagnia minatori del V° Reggimento Genio, comandata dal Tenente Gazzino, iniziò una galleria di mina che doveva giungere sotto la posizione austriaca. In particolare furono creati tre rami: due andavano verso la base di una guglia rocciosa. In due giorni i minatori avevano preparato due fornelli da 4 quintali di esplosivo ciascuno; questo lavoro fu avvertito dall’avversario: il Bollettino Ufficiale del Comando Supremo italiano del 7 aprile 1917, scrisse: “ (…) Nel pomeriggio del 5, il nemico fece brillare una grossa mina presso un nostro posto avanzato sulla II^ Cima del Colbricon, senza peraltro causarci né vittime, né danni”.
I^ Mina: La sera del 12 aprile 1917 gli italiani fecero esplodere con la mina la prima guglia della II^ Cima, travolgendo il presidio austriaco composto da un ufficiale e 20 soldati. Invece il Bollettino Ufficiale del Comando Supremo comunicò il 13 aprile: “(…) Sul massiccio del Colbricon (Alto Cismon), nella passata notte, distruggemmo con una contromina una galleria di mina che il nemico veniva scavando sotto le nostre posizioni avanzate: il margine della escavazione fu dai nostri occupato e rafforzato”. E’ a seguito di ciò che incontriamo i primi Decorati per quest’azione dall’esito positivo. Il giorno 14, il Bollettino Ufficiale citò che “(…) sul massiccio del Colbricon (Alto Cismon), nuclei nemici assalirono la posizione da noi occupata nella notte precedente, dopo l’efficace scoppio della nostra mina: furono respinti con sensibili perdite”.
L’Azione Kiss: il terzo ramo, il principale, che si estendeva sotto la seconda guglia, era invece lungo 150 metri con una camera di mina di circa 50 metri per 240 quintali di esplosivo. Era già tutto pronto per il successivo primo di luglio, ma ci si accorse che il nemico preparava un lavoro di contromina, che interruppe, per attaccare violentemente le nostre postazioni la notte dell’11 luglio, sbaragliando le nostre difese (quest’incursione è nota con il nome di Azione Kiss, cognome del Capitano austriaco comandante l’attacco). Gli italiani furono ricacciati fino alla perdita delle due guglie e leggeremo i nomi degli italiani, soldati soprattutto del Genio che sono caduti; gli austriaci giunsero fino all’imbocco della galleria di mina sotto la terza guglia. La reazione italiana fu all’inizio un po’ sconclusionata (leggeremo che un colpo d’artiglieria colpì la riserva di gelatina esplosiva, distruggendo la teleferica e causando altre perdite), ma poi i Bersaglieri e uomini del Genio riuscirono a far ritornare gli austriaci nelle loro linee di partenza. Tuttavia gli attaccanti poterono vedere la consistenza dei lavori degli italiani e capire le intenzioni. Infatti le truppe imperiali ripresero i lavori di contromina.
La II^ mina: agli italiani mancò ancora l’esplosivo necessario per il brillamento, causa anche il colpo “corto” degli stessi mentre gli austriaci minacciavano sempre più di neutralizzare la mina italiana. Il Gazzini pensò allora di sventare i propositi col costruire un solo fornello da 40 quintali di esplosivo nel ramo principale della mina. La notte del 16 luglio 1917 la mina fu fatta brillare, le difese austriache furono distrutte e rimase seppellita un’intera compagnia. Sorprendentemente per quest’azione il Bollettino Ufficiale non cita nessuna decorazione, mentre il Bollettino Ufficiale del Comando Supremo comunica: “(…) Sulla II^ Cima del Colbricon (Alpi di Fiemme) distruggemmo con una mina importanti lavori di rafforzamento e di approccio che l’avversario veniva preparando contro le nostre postazioni: nel largo imbuto scavato dall’esplosione, trovarono la morte una trentina di nemici.” Il 19/20 settembre del 1917 fu sventato un tentativo offensivo austriaco con una terza mina fatta dalla 31^ compagnia minatori, V° Reggimento Genio, grazie al Tenente Vandagna² Interessante citare anche a questo proposito, il racconto di Annibale Ghezzi³ che si trovò in quel periodo sul Colbricon per comandare la V^ compagnia del XX° Battaglione, III° Bersaglieri, ridotta a trentacinque uomini. Il posto viene così descritto: “arrivammo ai piedi del Col Bricon, salutati dagli scoppi di certe granate che facevano volare i sassi e spiantavano grossi pini. Il Col Bricon ha due cime, presso a poco come quelle della Grigna sopra Lecco, ma più alte e più ripide: e per salirle erano state unite insieme, per circa cinquecento metri tante scalette come quelle dei pompieri e delle corde. Lassù il nemico si appostava a pochi metri. (…) In quel luogo, anche quando non c’erano i furiosi bombardamenti, cannoncini, mitragliatrici e fucili non stavano mai zitti.” Il tenente Cremonesi, dopo venti giorni appostato sulla posizione detta “Coston”, passò sulla II^ Cima (o per lo meno sul terreno parzialmente conquistato su di essa). Già ai primi di settembre si sentivano le trivellazioni austriache per la preparazione di una grossa mina. Di fronte allo stato di fatto della cosa, il Comando italiano diede ordine di preparare una contro mina. Il 19 settembre si sentì per l’ultima volta il rumore delle mine austriache: a un tratto tutto tremò e si spensero tutti i lumini accesi nelle gallerie. Il giorno successivo la contro galleria italiana era già stata caricata con più di venti quintali di gelatina. Alle ore 16 era tutto pronto. Cremonesi si portò in prima linea, pronto a scattare all’assalto dopo l’esplosione. Alle 17 i detonatori furono accesi e si sentì un enorme boato seguito con una pioggia di sassi e macigni: entrambe le mine erano esplose assieme. Il tenente uscì subito da una piccola caverna alla testa di una ventina di soldati e corse verso la cresta rovinata, sotto una pioggia di pallottole, tanto che alcune si infransero contro una roccia e le schegge graffiarono il suo viso. Per il fuoco concentrato e le frane, l’assalto non ebbe l’esito sperato e si arrestò: tuttavia la posizione italiana fu resa più sicura. Anche in questo caso, il Bollettino Ufficiale del Comando Supremo, annuncia: “(…) Sul Colbricon il giorno 19 col tempestivo brillamento di una contromina, distruggemmo lavori di galleria dell’avversario”. Accanto alla 31^ compagnia minatori del V° Genio, lavorò nella zona del Colbricon la 12^ Compagnia che eseguì lavori di mina sulla carreggiabile da San Martino di Castrozza a passo Colbricon e costruì su questo monte un difficilissimo sentiero con cordate e gradini di ferro, come sopra ricordato dal Cremonesi. Questo lavoro fu sempre disturbato dal tiro nemico e dalla caduta di grosse pietre staccatesi dall’alto, tantoché un giorno il soldato Cavalli Gaetano venne colpito alla testa che ne provocò la morte, facendolo precipitare da circa 200 metri d’altezza. Infine sempre il Bollettino Ufficiale del Comando Supremo comunica il 12 ottobre che “(…) in regione Colbricon (Val Travignolo), col tempestivo brillamento di una contromina, danneggiammo lavori d’approccio dell’avversario”. Questa fu l’ultima comunicazione sui Bollettini Ufficiali riguardanti la guerra di mine, ma anche la zona del Colbricon/val Travignolo: l’offensiva austro – tedesca a Caporetto incombeva!

Decorati-I-II-III mina

¹ Per una lettura completa, rimandiamo al libro specifico di Robert Striffler, Guerra di mine nelle Dolomiti, pagg.33-83. Di rimando è pure interessante il capitolo di Adone Bettega, Soldati contro montagna, pagg.355-363.
²Da Pietro Lucchi, Il Genio nella guerra 1915-1918, ed.1932, pp.165-166.
³Annibale Ghezzi, “Ricordi semplici d’una ordinanza. Alla Memoria del Tenente Annibale Cremonesi”, Benedetti & Niccolai, s.d. Il Cremonesi guadagnò la Medaglia d’Argento, cadendo sul Monfenera il 17 novembre 1917.

Colbricon
Colbricon Piccolo
Val Travignolo
Cima Stradon

Come venne descritta la presa del Colbricon ne Il Resto del Carlino, 29 luglio 1916: “Passo Colbricon, il Colbricon, Cavallazza sono presi! Finalmente presi! Un’altra bella vittoria italiana! Una nuova pagina gloriosa della nostra storia! Alle ore 13.10 del 22, le nostre truppe hanno preso le posizioni e vi sono installate per sempre. Questo groviglio di monti che comandava la strada maestra di Trento, da 14 mesi contrastataci, è nostra! Un’onda d’entusiasmo ci pervade. Si dimenticano ad un tratto i sacrifici fatti, le piogge che ci hanno per più giorni paralizzati, gli stenti e le ansie passate. Tutto scompare nell’oblio. Solo ci appare radioso l’avvenire di vittoria. Da diversi giorni sul Col Fosco, nella valle, si addensavano le varie armi: fanterie, bersaglieri, artiglierie di tutti i calibri: le bombarde. Le bombarde da (240, n.d.r), sono alla prima prova. I Bersaglieri e la fanteria guardano questi terribili strumenti e con istinto che viene dalla semplicità gagliarda di questi forti campioni, l’apprezzano a priori. Le altre armi dotte sono un po’ diffidenti verso la nuova consorella. I bombardieri sono trepidanti. È l’alba del 22. Nessuno ha dormito la notte; tutti son desti e in posizione prima di levar del sole. Sopra la collinetta di roccia sono addensati i bersaglieri del (60°, n.d.r) Battaglione. La fanteria è pronta per scalare il Cavallazza. Il (13°, n.d.r), bersaglieri sta fra le artiglierie e il passo Colbricon, pronto all’assalto. Le artiglierie sparano contro il famoso passo. Codesto passo che congiunge il Cavallazza al Colbricon non è molto alto; però è terribilmente contrastato da forti reticolati e da trinceramenti formidabili. Esso scende a picco, presenta alla vallata dove siamo, nude pareti di grezza roccia impossibile da scalare. È necessario che tutto sia abbattuto perché i nostri possano prendere la mulattiera ai piedi del Cavallazza che entra di fianco. La posizione per gli austriaci è ammirevole. Essi sparano di lassù nella valle con spavalderia quasi a dire che i nostri sforzi saranno inutili! Le artiglierie continuano a sparare. Ai grossi calibri viene risposto dal nemico con scariche di mitragliatrici. Le truppe che debbono avanzare nascoste tra i pini e i rododendri, seguono con ansia i proiettili e vivono della loro vita. I reticolati resistono, le trincee pure – il nemico risponde! Pazienza ancora, il momento verrà. Le ore passano, comincia la bombarda. È la batteria dei bombardieri che comincia l’azione: tutti trepidano. Cosa farà? Avrà effetto? Migliaia di bocche si tacciano, gli occhi si sporgono, si sente il campanello dell’osservatore che comunica con la sezione. Pronto? Colpo? Va bene! Parte il primo colpo: la bombarda percorre maestra una magnifica traiettoria, s’innalza leggermente arcuando giusta sul bersaglio, scende a giro d’aquila e scoppia sul ferreo reticolato. S’innalza una colonna, alta almeno 50 metri di terra, pietre, paletti … il reticolato è ferito al centro, ormai un gran passo è fatto! La squadra degli esploratori – tagliafili, alza un grido d’entusiasmo. Gli altri soldati stanno per applaudire … secondo colpo. Un incendio si sviluppa … sono i magazzini di rifornimento e munizioni che saltano in aria. Terzo colpo … le mitragliatrici sono annientate. L’artiglieria da montagna batte bene e con successo. La bombarda riprende il lavoro. Ha cambiato il tiro. Il reticolato è ormai finito. Bisogna annientare le trincee. Sono le 11 meno 5. Parte il colpo e piomba nelle trincee. È un fumo nero, asfissiante che s’innalza. Scomparso il fumo, vediamo gli austriaci darsela a gamba. Si susseguono i colpi con crescente successo. I bersaglieri applaudono. Un aeroplano nemico s’innalza rapido (questo nuovo proietto ha scombussolato tutti i piani), arriva ad esplorare. Non riesce a distinguere nulla e lancia a casaccio bombe. I soldati lo accolgono con grida e fischi, certi ormai della vittoria. E la vittoria non tarda. Le bombe colpiscono e colpiscono bene. Alle 12.30 si può cessare il fuoco. I bersaglieri ebbri di entusiasmo, in fila indiana, si lanciano all’assalto. Metà sulla mulattiera, metà a mezza costa del Cavallazza. Pochi animosi austriaci continuano a sparare, nascosti fra le sinuosità del monte, ma senza successo. Avanti! Ad un tratto la valle echeggia d’un lungo grido: “Savoia!, Savoia!”. Siamo sul passo Colbricon. Siamo solo contrastati da grossi sprofondamenti causati dalle nostre bombarde. Gli austriaci sono in fuga. Sono già in fondo alla cresta e si buttano sulle barchette del lago. Il passo è nostro. Un capitano pianta su di una riservetta una bandierina tricolore. Più che riconoscerla, la si indovina. I bersaglieri sono pazzi di gioia e continuano a prendere possesso del passo contrastato. Gli ufficiali si complimentano e i baldi bombardieri, commossi e taciturni, attendono il passaggio della prima colonna di prigionieri dovuti alla loro bravura”.

Decorati Colbricon-Piccolo Colbricon-Val Travignolo-Cima Stradon

Caduti del Colbricon e Val Travignolo

di Musi Silvia e Mandelli Gianni

Grazie ad un certosino lavoro dell’amico Gianni, siamo riusciti a creare un elenco abbastanza completo dei militari morti nelle zone del Colbricon, Val Travignolo e limitrofi. I nominativi qui raccolti sono stati confrontati con varie fonti: Onorcaduti e l’Albo dei Caduti ministeriale.

 CADUTI AD OGGI TROVATI N.1551:

 Elenco caduti Colbricon

Nota: con “completo” non si intende tutti i caduti della zona Colbricon della Prima Guerra Mondiale (ma speriamo di arrivarci), ma i nominativi sino ad ora raccolti completi di dati anagrafici, sepoltura, schede di esumazione ecc…L’elenco è sempre in aggiornamento…

La piccola chiesetta in legno che si vede nella foto dell’ex-Cimitero di Paneveggio, dopo la chiusura, fu quasi totalmente ricostruita e trasferita a Passo Valles, dove tutt’oggi si trova…

Per visionare gli elenchi dei sepolti negli ex-Cimiteri della zona Colbricon, vai alla sezione dedicata: “Ex-Cimiteri Militari Italiani

 

Grazie ad Andrea Bianchi, che mi ha fatto conoscere nuovi luoghi di memoria e mi ha aiutato nella ricerca…Infine, ma non per ultimo, un ENORME ringraziamento a Gianni Mandelli che senza il quale non sarei riuscita a ricostruire l’elenco dei caduti del Colbricon…

One thought on “Soldati caduti zona COLBRICON-Lagorai

  1. Alfonsina Anagni says:

    Nell’elenco manca il sottotenente ANAGNI AGOSTINO del 60 Brigata Calabria VII compagnia sezione mitragliatrici, ferito mortalmente a Malga Colbricon il 26 luglio 1916 e morto a Falcade il 28 luglio successivo. Sepolto a Canale d’Agordo, e’ stato traslato poi nel paese di origine, Acuto in provincia di Frosinone.

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