Ex-prigionieri di guerra e Campi di Concentramento Italiani

5 Febbraio 2013
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I soldati italiani fatti prigionieri durante la Prima Guerra Mondiale che ebbero la fortuna di sopravvivere agli stenti, la fame e le malattie e quindi di rientrare in Patria, non poterono subito tornare alle proprie case a riabbracciare i propri cari; vennero infatti “concentrati” in campi appositi, distribuiti nelle retrovie delle linee italiane, per essere interrogati su quello che avevano vissuto (vi era persino, da parte dei vertici militari, il sospetto di “portatori di idee sovversive” e “diserzione”) e, in via precauzionale, per essere messi in una specie di quarantena per paura di trasmissioni di malattie infettive (ricordiamo, fra tutte, la terribile epidemia di spagnola).

Questi “Campi” in realtà nacquero ben prima della fine della guerra: dopo la disfatta di Caporetto infatti le autorità militari dovettero affrontare il riordino dell’esercito a causa del numero notevole di soldati che si riversarono nelle retrovie dopo i fatti tragici di Caporetto (a questi soldati venne affibbiato il nome di “sbandati di Caporetto”). Per il riordino furono creati campi di raccolta, soprattutto in Emilia, data la favorevole posizione geografica; tali centri di raccolta già esistenti nel 1917 furono quindi riutilizzati per gli ex-prigionieri di guerra nel 1918.

Una ricercata analisi, specifica all’Emilia Romagna, è desunta dal libro di Fabio Montella “1918 Prigionieri Italiani in Emilia” in cui si spiegano, passo per passo, le traversie dei prigionieri italiani rientrati in Patria, il clima politico del periodo, gli sviluppi sociali, ecc..

“Subito dopo la fine della Grande Guerra, 861 ex-prigionieri italiani morirono in Emilia Romagna in campi di concentramento […]. La causa dei loro decessi va fatta principalmente risalire alla grave epidemia influenzale che imperversò in quelle settimane con estrema virulenza, la cui diffusione fu certamente favorita dalle condizioni di promiscuità nelle quali vennero a trovarsi migliaia di uomini indeboliti, malnutriti, scarsamente assistiti e concentrati in luoghi freddi […]. Gli 861 militari deceduti facevano parte dei circa 270.000 ex-prigionieri di guerra italiani rientrati in patria dopo l’armistizio […]. In Emilia Romagna gli ex-prigionieri furono internati in tre grandi campi di concentramento, il cui comando principale si trovava a Mirandola (Modena), Castelfranco Emilia (allora sotto la giurisdizione di Bologna) e Gossolengo (Piacenza) (da questi campi dipendevano numerosi sotto-centri, tra cui Reggio Emilia, Carpi, Gonzaga, ecc.. n.d.r.) […]”. (*)

I militari raccolti in questi campi spesso girovagavano per i paesi, attraverso le campagne, disorientati, lontani da casa (o talvolta così vicino senza tuttavia avere il permesso di tornarci), in cerca di cibo e di vestiario, per ripararsi dal freddo. Spesso, purtroppo, venivano “scambiati” per malintenzionati, a causa del loro aspetto, vestiti di stracci e denutriti. Questi poveri reduci erano anche in cerca di risposte…Risposte alle numerose domande che qualsiasi uomo si sarebbe fatto in una situazione del genere, tra cui la più ovvia:”Perchè non posso tornare a casa se la guerra è finita?”. Ma le autorità militari avevano altre priorità:

Per diverse settimane i militari vissero in pessime condizioni, e soltanto a seguito delle denunce della stampa, delle pressioni di alcune personalità politiche e delle ripetute lamentele delle autorità locali, la loro sorte venne lentamente migliorando […]. Dopo anni di privazioni subite in guerra e in prigionia, i soldati e gli ufficiali che erano stati catturati andavano interrogati, al fine di accertare le cause della loro cattura e di sottoporli agli eventuali procedimenti penali. Questa necessità divenne prioritaria rispetto all’urgenza di curarli, sfamarli e rivestirli dopo anni di privazioni patite in guerra e nei campi di concentramento austro-tedeschi”.(*)

(*): fonte: libro “1918 prigionieri Italiani in Emilia” di Fabio Montella, edizioni Il Fiorino

Ecco il Manifesto in cui si proclamano le regolamentazioni dei prigionieri dopo l’armistizio:

Archivio storico Comunale di Correggio: riproduzione vietata

I rimpatriati provenienti dai campi di prigionia (via mare) vennero avviati nei campi di Bari e Ancona, mentre tutti gli altri (la maggioranza) nei campi emiliani e pugliesi con un campo intermedio a Como:

  • Emilia:
    Cento, Carpi, Castelfranco Emilia, Modena, Mirandola, Nonantola, Crevalcore, Vignola, Pavullo, Scandiano, Correggio, Guastalla, Gossolengo, Piacenza, Rivergaro, Parma, San Giovanni in Persiceto.
  • Puglia:
    Bari, Barletta, provincia di Foggia
  • Campi per soli ufficiali:
    Ancona, Bari, Falconara, Fano, Giulianova, Orbetello, Pesaro, Senigallia, Tarquinia, Trieste, Varese.
  • Campi minori:
    Andria, Crotone, Taranto, Gioia del Colle, Livorno, Taranto.

Nel particolare, ecco la struttura organizzativa dei campi di “riordino” in Emilia: Castelfranco Emilia (MO) per Fanteria, Mirandola (MO) per l’Artiglieria (a cui faceva riferimento anche Luzzara), Guastalla (RE) per il Genio, Copparo (FE) per il Carreggio e le Salmerie, Scandiano (RE) per i Bombardieri e Crevalcore (MO) per le Brigate di Marcia. Gli stessi campi che, dopo l’armistizio, saranno riutilizzati per l’arrivo dei migliaia di prigionieri italiani dai campi austro-tedeschi-ungheresi.

Tratto dal libro: “Piccola Patria Grande Guerra -la prima Guerra Mondiale a Reggio Emilia-” di Mirco Carattieri e Alberto Ferraboschi)

 

Nella realtà però i suddetti campi non furono ben organizzati o sufficientemente capienti ed i Comuni interessati si trovarono ben presto a dover gestire migliaia di ex-prigionieri arrivati all’improvviso…Si doveva provvedere alla loro sistemazione, per cui molti Comuni dovettero alloggiarli in locazioni a dir poco improvvisate: scuole, edifici abbandonati, casolari, ecc…

Ecco un esempio di come Guastalla, di competenza del Genio Militare, dovette affrontare, già dal 1917, notevoli difficoltà (di natura sanitaria e sociale) per il locale campo di raccolta creato per il riordino delle truppe “sbandate”; i cittadini infatti cercarono di aiutare questi soldati che improvvisamente si riversarono nelle campagne e nelle strade, con senso di carità, pensando magari che fra loro, da qualche parte, potesse esserci un loro compaesano, o familiare. Ma le autorità militari presero subito provvedimenti per proibire qualsiasi rapporto tra “sbandati” e cittadinanza, per evitare diffusioni di malattie, ma soprattutto perchè non si radicasse nei soldati la convinzione di disertare, facendosi nascondere dalla popolazione:

Regio Esercito Italiano
Comando del Campo per le Truppe del Genio

Noi Cav. Uff. Alfredo Giannuzzi-Savelli, Maggiore Generale Comandante delle truppe del Genio riunite nel Campo di Guastalla; Visto la Circolare del Comando Supremo Ufficio Ordinamento-Mobilitazione, n. 134800 R.S. In data 1 Novembre 1917, con la quale si concede al Comando del Campo piena giurisdizione sul territorio del Campo stesso per provvedere alle esigenze dell’ordine pubblico:
Presi Accordi con le Autorità politiche e Civili della giurisdizione

ORDINIAMO:

  • Art.1: nel territorio del Circondario di Guastalla è vietato a chiunque di somministrare vitto e alloggio ai militari di truppa dell’arma del Genio che si presentino isolatamente per ottenerlo.
  • Art.2: Non saranno ammessi al rimborso dall’amministrazione militare buoni di prelevamento per materiali, e vettovaglie di qualsiasi genere, dovendosi dai Comandi dei reparti di truppa procedere agli acquisti mediante pagamento diretto.
  • Art.3: i militari di cui all’art.1 saranno considerati come disertori e le persone che avranno loro somministrato vitto e alloggio verranno denunziate al Tribunale di Guerra pel reato di favoreggiamento di cui all’art. 225 del Codice Penale Comune.

Guastalla, 18 Novembre 1917.
Il Maggiore Generale, Comandante del Campo
A. Giannuzzi-Savelli”

(Biblioteca Maldotti Guastalla)

Alla fine del Dicembre 1917 il Campo venne chiuso.

 

Diretta conseguenza di avere, nella zona emiliana, diversi campi di “raccolta”, prima nel 1917 dopo Caporetto, poi nel 1918 per ex-prigionieri, fu che molti di questi poveri soldati, non sopravvissuti causa malnutrizione, indebolimento fisico ed epidemia di spagnola, furono sepolti nei cimiteri locali della provincia reggiana…e lì, probabilmente, rimasti. Questa affermazione è supportata da un documento datato 1922: si specifica che con decreto legge n.1317 del 22/09/1922 “venne accordata, ai termini fissati di legge 11/08/1921, n.1074, una proroga fino al 31 Dicembre p.v. per la presentazione delle domande pel trasporto gratuito delle salme dei caduti di guerra:

Trasporto salme

Dato che la maggior parte dei militari, non nativi del luogo, presumibilimente sepolti nei cimiteri emiliani, morirono per malattia o indebolimento fisico, non sono compresi nelle categorie aventi diritto al trasporto gratuito; di conseguenza, ben poche famiglie potevano permettersi il costo del trasporto, tenendo presente che si parla di viaggi dalle zone emiliane al Veneto, Friuli, Sicilia, ecc…

Sono convinta anche che per alcuni di essi non avvenne nemmeno la comunicazione alle famiglie, per vari motivi, uno su tutti la mancanza di informazioni. Difatti per alcuni di questi soldati le ultime notizie ai congiunti (confermate anche dall’Albo d’Oro Ministeriale dei caduti) riguardavano una “morte presunta nel tal fatto d’armi” o “disperso dopo un fatto d’armi”, nell’Ottobre-Novembre 1917….in realtà erano stati fatti prigionieri, poi sopravvissuti alla prigionia ed infine rientrati in Patria. Ma non vi è traccia di essi nell’Albo Ministeriale…

A differenza delle fonti ufficiali, nella provincia reggiana, i campi di concentramento per ex-prigionieri di guerra furono un pò più numerosi. In vari documenti ufficiali vi è traccia di tali campi di raccolta, a cominciare dai Fogli Matricolari di soldati :

Ecco due esempi di Fogli Matricolari: il n.1, poco leggibile, cita: “Tale prigioniero di guerra ed internato a Sazen (?) Giugno 1917, rimpatriato in seguito ad armistizio ed assegnato al Campo di Concentramento di Novellara (Reggio Emilia) 11 Novembre 1918, morto nell’Ospedale civile di Novellara in seguito a polmonite da influenza…”. Il n.2, molto più leggibile cita: “Liberato dalla prigionia e rientrato in Italia Campo di Concentramento di Reggiolo, 3 Novembre 1918…”

Un altro documento, datato 26 Novembre 1918, scritto dal prefetto Boniburini di Reggio Emilia: “Mentre non sono ancora sistemati circa 15 mila prigionieri liberati del settore di Correggio arrivati senza alcun preavviso e mentre se ne attendono 20 mila nel settore di Reggio stanno arrivando da ieri mattina pure senza preavviso dal campo concentramento Mirandola nei paesi di Reggiolo, Rolo, Fabbrico, altre migliaia di uomini (…)

Le mie ricerche continuano, per far luce su queste poco conosciute e tragiche vicende e per onorare il ricordo di questi poveri soldati DIMENTICATI:

12 thoughts on “Ex-prigionieri di guerra e Campi di Concentramento Italiani

  1. pasquale says:

    X Gaetano
    sì ho visto che apparteneva alla 141^ Catanzaro. Ti riporto uno stralcio della battaglia del 2-3 giugno 1916 – Il Monte scritto nel foglio matricolare puo’ essere Cengio ma puo’ essere anche Monte Barco
    ——————
    Il giorno 2 gli austriaci non fecero nessun progresso verso il monte Panoccio ma a sera furono respinti due contrattacchi italiani, uno contro il Barco e l’altro contro le posizioni davanti al Cengio. Questo non venne subito nuovamente attaccato perché gli austriaci volevano prendere il Lemerle con le due divisioni 28ª e 34ª. Per far questo esse attaccarono dapprima l’altura a meridione di Canove che fu conquistata poco dopo le 10 dai battaglioni Feldjäger 23º e 28º. La 67ª brigata aveva superato la cima del Belmonte e la 68ª brigata attaccò e prese il Busibollo nel primo pomeriggio e di seguito attaccò il Magnaboschi anziché il Lemerle, scontrandosi con le riserve italiane e catturando ben 5.000 prigionieri; subì tuttavia nell’azione ben 1.000 perdite e dovette sgombrare il Busibollo sotto il contrattacco del II/2º, agevolato da quello dei II/212º, I/42º e due compagnie del II/141º verso Cesuna. A quel punto la 35ª divisione non attaccò più da sola. La infausta giornata fece ordinare la salita in altopiano del resto della 44ª divisione che venne sottoposto alla 34ª. Il gruppo Majewski della 44ª aveva intanto occupato il giorno 3 la q. 1354 del monte Cengio nonostante i contrattacchi alla baionetta del I/144º. L’artiglieria aveva iniziato il fuoco alle 11 del mattino e alle 12.30 il I/2º Gebirgsschützen e il X/59º catturarono 1.400 prigionieri, diverse mitragliatrici e due cannoni19. Proseguì quindi l’attacco alla quota 1363 e con l’arrivo dei battaglioni II e III del 2º reggimento Bergschützen della Craina, prendendo il monte intorno alle 1820. Il combattimento era costato agli italiani oltre 300 morti e 200 prigionieri.
    …………………………………..
    Una prima domanda che mi pongo e’? in quale campo di concentramento tedesco/austriaco furono inviati?

  2. pasquale says:

    In occasione del centenario ho voluto fare una ricerca sulle mie radici, anche se con colpevole ritardo.
    Mio padre ha partecipato alla 1 guerra mondiale ed è stato fatto prigioniero nella battaglia di Monte Cengio mi pare il 3 (o 6?) giugno 1916.
    Apparteneva al 212 fanteria . x gaetano x caso era lo stesso battaglione del tuo bisnonno?
    Dal foglio matricolare (?) che in questo momento non ho sottomano, ci snoscritte delle informazioni sintetiche che pero’ nascondono delle realtà indicibili
    rientrato dalla prigionia il 22.12.1918
    congedato a dicembre 1919
    Sia l’archivio di Stato ma soprattutto i vari colonnelli e centri documentali dell’Esercito non sono riusciti a dare una risposta logica e fondata al ritardo dell’anno del congedo.
    Hanno dato le risposte piu’ varie e fantasiose e dimostrazione delle etichette negative dei naioni dell’esercito.

    Pensa che ha partecipato anche alla II guerra mondiale ma dal foglio matricolare non risulta.
    Uno è obbligato a fare una guerra mondiale (anzi 2) e non lo hanno neanche scritto nella documentazione personale.

    Comunque dopo un anno di ricerche ho dovuto fermarmi.
    le uniche informazioni generiche si apprendono dalla rete internet.

    Pasquale

  3. Antonio says:

    Il foglio matricolare di mio nonno Antonio Dell’Albani classe 1888, fante del 76° Regg. Brigata Napoli, cosi’ riporta: tale prigioniero nel fatto d’armi….parola indecifrabile e poi si legge “Germania” li 29 Ottobre 1917, successivamente rimpatriato dalla prigionia. Non si capisce dove fu deportato e successivamente assegnato ,al rimpatrio, poichè il foglio matricolare ci riferisce che fu assegnato ad un campo di concentramento. Leggendo il diario storico della Brigata Napoli si evince che il 76° e precisamente il III° bt, di cui molto probabilmente faceva parte mio nonno, presidiava il tratto tra monte plezia e quota 174. Non coincide nemmeno la data di cattura poichè il diario storico parla di 24 Ottobre e il foglio matricolare di 29 ottobre 1917. Quale sarebbe il campo di prigionia in Germania e quale quello di concentramento in Italia?

  4. Gaetano says:

    Il foglio matricolare del mio bisnonno dice: ” Rimpatriato dalla prigionia e raccolto al campo di concentramento di Medolla lì 15 Novembre 1918″.
    Quello che non riesco a capire è il fatto d’arme (calligrafia pessima) era nel 141 Reggimento Fanteria la Catanzaro ho letto tutti i bollettini ma non esiste un luogo che si avvicini a quello scritto sul foglio matricolare che riporta :” Tale catturato prigioniero nel fatto d’arme “Montebenci????” lì 3 Giugno 1916 … per assonanza potrebbe suggerirmi un luogo ??? sto scandagliando la cartina ma non riesco Monte Cencio Monte Belmonte ma in un’unica parola che inizia con Monte non trovo nulla….

      • Claudio53 says:

        Fatto prigioniero probabilmente nella Battaglia degli Altipiani (Strafexpedition dal 15 Maggio al 18 Giugno 1916). La località dovrebbe essere Monte Cengio. Chi ha scritto il F.M. ha sbagliato.

  5. Leonardo Giorgi says:

    Dal foglio matricolare di mio nonno:
    Tale prigioniero di guerra sul Bainsizza li 26 ottobre 1917
    Rimpatriato in seguito all’armistizio e tale nel centro raccolta Revere, li 2 dicembre 1917.
    Tale nel 65 reggimento fanteria li 17 gennaio 1919
    Ha un senso questa trascrizione ?
    probabile che fosse solo sbandato?
    Le sarei grato se potesse darmi una spiegazione..

    • Silvia says:

      No, non ha senso…
      Sicuramente un errore di trascrizione dell’anno: 1917 invece di 1918: Difatti cita “in seguito all’armistizio”…
      Non era uno sbandato…solo un povero ex-prigioniero di guerra che rientrava in Italia dopo più di un anno di prigionia…

  6. Federica Mattei says:

    Vorrei sapere se ci sono tracce di un campo di prigionia per Italiani o stranieri a Pratovecchio o Stia (Arezzo)
    Mia nonna purtroppo è scomparsa da tanto. Era del ’12 e lei mi raccontava che andava a trovare col fratellino dei prigionieri vicino a una località detta Ghiacciaia sulle rive dell’Arno. Era convinta ci fosse un suo Zio prigioniero in guerra di cui la mamma parlava sempre e portava a questi prigionieri del pane perchè sua madre si preoccupava e pregava la sera che lo Zio avesse da mangiare. Quando poi a casa scoprirono la cosa non la presero bene, quindi presumo fosse un campo di stranieri cioè nemici. Stia è vicina al confine con la Romagna. Grazie per le informazioni che saprete darmi.

  7. Rossa Stefano says:

    Buon articolo, veramentente buon, ne so piu adesso comme e dove e stato messo il nonno doppo la prigonnia…Ma….non so dove era stato messo doppo la cattura il 4/06/17 su quota 144 con il 71° reg di fanteria…Chissa se un giorno trovero le risposte ..

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